Le apparizioni di Gesù risorto.

20 maggio 2017Lorenzo Cuffini Oratorio San Sebastiano - Arborio (VC)

 

 

Scritto da NORMA ALESSIO.

Se l’avvenimento della resurrezione di Gesù nessuno l’ha visto e gli artisti hanno comunque provato a raccontarlo utilizzando raffigurazioni, non tanto descrittive, ma analogiche, le varie apparizioni del Risorto sono state invece descritte dai quattro evangelisti seguendo uno schema o modello fisso. Gesù che si manifesta, compie alcuni gesti per farsi riconoscere e prende la parola; non sono presentati né l’aspetto del volto, né la condizione del corpo di Gesù.
Nei racconti dei Vangeli di Luca e Giovanni, si pone l’accento sull’identità del Signore con Gesù crocifisso, ma non si descrive la sua figura. Per farsi riconoscere dai discepoli come il “crocifisso”, Gesù mostra loro le mani e i piedi o le mani e il fianco.
Nell’arte cristiana tre sono le apparizioni che troviamo maggiormente rappresentate: “noli me tangere”, la rivelazione a Maria di Magdala (Gv. 20,15-17); “la cena in Emmaus”, l’incontro avvenuto con due discepoli lungo la strada verso Emmaus (Lc. 2,29-31) e ”l’incredulità di Tommaso”, l’apparizione agli apostoli, quando Gesù invitò Tommaso a sincerarsi della realtà del suo nuovo stato toccando con mano le sue ferite (Gv 20, 19-25).

Nel territorio piemontese abbiamo due interessanti esempi di questi soggetti nei cicli di affreschi di fine quattrocento , che si discostano da quelli più noti di epoca più tarda. Il primo è nell’Oratorio della SS. Trinità che sorge poco lontano da Momo, nella provincia di Novara, lungo l’antico tracciato della via Francisca che da Novara, attraverso Borgomanero e il lago d’Orta, portava ai valichi alpini dell’Ossola, importante percorso dei pellegrini che si recavano in visita alla Sede di Pietro. Il secondo esempio è nell’Oratorio di San Sebastiano, poco fuori dell’abitato di Arborio nella provincia di Vercelli.

Sia nell’Oratorio di San Sebastiano che in quello della SS. Trinità troviamo inseriti gli stessi episodi in sequenza nel racconto della passione di Gesù, ma non nello stesso ordine. In entrambi i luoghi si hanno le stesse impostazioni iconografiche, ma purtroppo in uno di essi non sono tutti ben conservati e chiaramente leggibili.

La prima scena, come riporta Giovanni nel suo Vangelo, si svolge in un “giardino” dove Gesù appare a Maria (Donna, perché piangi? Chi cerchi?) Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò».Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro“.

Gesù è raffigurato avvolto in un lenzuolo bianco che regge l’asta di un convenzionale stendardo crociato simbolo di vittoria sulla morte e Maria Maddalena, come viene abitualmente raffigurata con lunghi capelli, sullo sfondo della folta vegetazione.

L’episodio dei discepoli di Emmaus, solo nella chiesa di Momo, viene raccontato nei due momenti, l’incontro (Lc. 24,13-15) e la cena (Lc. 24,29-31).

Il primo, in cui i due discepoli sono in cammino verso Emmaus, con al centro Gesù (Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo).

Il secondo in cui i due discepoli sono seduti al tavolo con Gesù, che spezza il pane (Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero).

Interessante è notare l’abbigliamento dei personaggi: Gesù è il viandante che indossa un vestito “moderno”, camicia, calzamaglia, stivali, cappello, corto mantello e bastone del pellegrino, mentre i discepoli si identificano nell’iconografica classica con le tuniche. Nel riquadro della cena appare anche l’aureola dietro al cappello: il riconoscimento della sua vera identità.

Numerosi sono i dipinti di questo episodio e gli artisti normalmente hanno rappresentato Gesù secondo l’iconografia tradizionale con la tunica e i discepoli con abiti contemporanei come nell’immagine dipinta nel Santuario di Vicoforte (CN). L’evangelista Luca non ha descritto nei particolari la scena, ma gli artisti hanno voluto puntualizzare il riconoscimento legato all’eucarestia, il gesto del pane spezzato, come memoriale vivo, di invito ai fedeli a vedere Cristo nel pane offerto sull’altare, e qui a Momo, il momento è particolarmente accentuato dal tavolo sospeso quale segno anch’esso di apparizione.

Oratorio della SS. Trinità a Momo (NO) affreschi attribuiti ai fratelli Sperindio e Francesco Cagnola
Oratorio della SS. Trinità a Momo (NO) affreschi attribuiti ai fratelli Sperindio e Francesco Cagnola

Santuario di Vicoforte – Mondovì (CN) – Cena in Emmaus di Mattia Bortoloni, 1746

Santuario di Vicoforte – Mondovì (CN) – Cena in Emmaus di Mattia Bortoloni, 1746

La scena dell’incredulità di San Tommaso è descritta da Giovanni (20, 26-28:) “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!

Centrale è il gesto di Gesù che afferra la mano di Tommaso dal polso per avvicinarla alle sue ferite e che ritroviamo in molti dipinti con questo soggetto. Ad Arborio la descrizione è più corrispondente al testo evangelico, infatti San Tommaso e Gesù sono in un ambiente chiuso, insieme ai discepoli; mentre a Momo è rappresentato il momento essenziale per evidenziare la fisicità della resurrezione e comunicare la sua universalità.