La moltiplicazione e la “divisione” dei pani e dei pesci

2 settembre 2017Lorenzo Cuffini pani e pesci

Scritto da NORMA ALESSIO.

 

L’unico miracolo narrato da tutti i quattro evangelisti è la “moltiplicazione” dei pani e dei pesci, “divisi” tra cinquemila uomini (Mt.14,13-21; Mc. 6,32-44; Lc. 9,10b-17; Gv.6,1-13). Matteo e Marco raccontano anche di un secondo pasto per quattromila persone (Mt. 15,32-38; Mc. 8,1-9).

Il primo è uno dei miracoli di Gesù descritto in modo piuttosto minuzioso, con diversi particolari comuni per i quattro evangelisti, come il numero di uomini che sono stati sfamati, che Matteo però precisa ad esclusione di donne e bambini; il numero dei pani, che Giovanni specifica di orzo, e dei pesci, distribuiti con indicazione della quantità e il numero di ceste di cibo avanzato.

Analizzando alcune delle opere risalenti ai periodi che vanno dal IV al XVII secolo, si può notare che a questo miracolo sono state date letture diverse così come anche la loro iconografia, ricorrendo prevalentemente alla simbologia più che alla narrazione del fatto.

Una è la relazione dell’eucaristia con la vita oltre la morte, che ricorre con una certa frequenza nella letteratura paleocristiana; l’altra viene collegata a di Gesù e all’anticipazione del dono di sé stesso.

pesce

Gli artisti hanno rappresentato questo miracolo sin dagli inizi del Cristianesimo: dapprima nelle catacombe e sui sarcofagi, poi nei refettori di conventi o luoghi religiosi; raramente nelle chiese. A partire dall’inizio del IV secolo e per l’intero corso dello stesso, l’episodio viene rappresentato con pochi elementi, quelli essenziali per rammentare il simbolo dell’Eucaristia, la fede e la speranza in Cristo nel banchetto celeste dopo la morte e/o la comunione con Dio grazie alla forza salvifica di Cristo.

Infatti in questi Cristo appare per lo più da solo e indirizza la virga, il segno del suo potere divino, verso la cesta dei pani. Solo in un cubicolo della catacomba di San Callisto, probabilmente databile alla metà o alla seconda metà del IV secolo, Cristo appare in compagnia di sette persone, numero simbolico, che indica che tutti sono da Dio chiamati alla salvezza, che siedono attorno a una mensa dove sono posti due piatti con pani e pesci e ai lati della tavola ci sono i cesti di pane.

Roma -catacomba di San Callisto –IV secolo
Roma -catacomba di San Callisto –IV secolo

 

Un mosaico del V secolo raffigurante questo episodio, che sottolinea ancora la valenza eucaristica dell’immagine, è a Ravenna in Sant’Apollinare Nuovo. Al centro della composizione c’è Cristo nell’atto di stendere le braccia per dare i pani e i pesci agli apostoli che li distribuiranno alla folla. I particolari simbolici sono originali: Cristo veste una toga purpurea, ha le braccia aperte in atto di benedire i “cinque pani e due pesci”, benedice, sì, due pesci, ma solo quattro pani, perché il quinto pane è la mano di Gesù.

Ravenna – Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo – mosaico V secolo

Ravenna – Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo – mosaico V secolo

 

Firenze - Chiesa di Sant’Antonino - Raffaellino del Garbo – 1503
Firenze – Chiesa di Sant’Antonino – Raffaellino del Garbo – 1503

Più tardi, nel XVI secolo, l’affresco staccato, oggi nella chiesa di Sant’Antonino a Firenze ma originariamente nel refettorio del convento di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (1503), nel luogo normalmente occupata dall’ultima cena, vi è Gesù circondato dagli apostoli a cui vengono presentati i pani e i pesci da un bambino come descritto da S. Giovanni “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci”. La scelta nel rappresentare questo episodio evangelico è riassunto nel gesto del dono: i pani e i pesci si ricollegano all’offertorio nella liturgia eucaristica e al dono che Cristo fa di sé.

Pienza (Siena)-Giovanni Antonio Bazzi detto Sodoma - Monastero di Sant'Anna in Camprena -1503-04.
Pienza (Siena)-Giovanni Antonio Bazzi detto Sodoma – Monastero di Sant’Anna in Camprena -1503-04.

Giovanni Antonio Bazzi detto Sodoma, nel 1503, nell’affresco per il refettorio del convento di Sant’Anna in Camprena a Pienza, dà un’altra interpretazione dello stesso miracolo. Qui si evidenzia il concetto della carità: in una delle edicole le ceste sono vuote in attesa di essere riempite dalla sovrabbondante carità del miracolo di Gesù.

Venezia - Jacopo Tintoretto - Scuola grande di San Rocco -1578-81
Venezia – Jacopo Tintoretto – Scuola grande di San Rocco -1578-81

Jacopo Tintoretto, invece, nella sala superiore della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, ci offre una suggestiva rilettura del miracolo, collocato – proprio come nel Vangelo di Marco – entro la cornice della Pasqua, probabilmente su suggerimenti di teologi. Egli dipinge su diverse tele scene che si collegano tra loro evidenziando i significati simbolici del pane come cibo divino. Una rimanda a quella accanto o a quella di fronte, come un discorso ininterrotto. Sulle pareti, in perfetta corrispondenza, stanno una di fronte all’altra “L’ultima cena” e “La moltiplicazione dei pani e dei pesci”; sui lati del soffitto la “Caduta e raccolta della manna”, negli ovali “Eliseo che moltiplica e distribuisce i pani” ed “Elia che riceve dall’angelo i pani e l’acqua”. Il tema del pane ricorre ancora nella “Natività con i pastori” che offrono un pane buono e di fronte la scena della “Tentazione nel deserto” in cui un demonio offre a Gesù due pietre affinché le tramuti in pane.