Un’altra Maria.

3 giugno 2017Lorenzo Cuffini testamento1

Scritto da DAVIDE BRACCO.

Negli ultimi anni due autori italiani si sono cimentati in una riflessione sugli estremi del percorso esistenziale di Maria di Nazareth, poco trattati dalle scritture, quali la sua giovinezza e la vecchiaia. Due momenti che, proprio per l’oscurità storica, concedono agli artisti una buona libertà con un elevato carico di responsabilità di fronte ad una figura così carismatica e simbolica, trattata spesso in chiave oleografica da tanti artisti (su tutti lo Zeffirelli di Gesù di Nazareth) impauriti dal difficile compito.

Michela Cescon ne " Il Testamento di Maria", Teatro Stabile Torino,regia di M.T.Giordana.
Michela Cescon ne ” Il Testamento di Maria”, Teatro Stabile Torino,regia di M.T.Giordana.

Marco Tullio Giordana, regista capace di spaziare dal cinema alla tv (La meglio gioventù) al teatro ha portato sui palcoscenici pochi anni orsono, Il testamento di Maria, dal monologo dello scrittore irlandese Colm Toibin: il tormento di una madre (splendidamente interpretata da Michela Cescon) che, per quanto lo desideri, non riesce a capire fino in fondo la vita alla quale il figlio, il suo unico figlio dal corpo mortale, ha rinunciato. La messa in scena teatrale era spoglia di ogni orientalismo e tuttavia risultava visivamente affascinante nella esplicita intenzione di riprendere il lavoro del videoartista Bill Viola (in questi giorni in mostra a Firenze) che a sua volta tanto deve alle oscurità e ai tagli di luce caravaggeschi.

Immagine da "Io sono con te", film di Giulio Chiesa.
Immagine da “Io sono con te”, film di Giulio Chiesa.

Tanto il teatro riesce per la sua natura “claustrofobica” a rinunciare alle seduzioni del “tutto mostrare” quanto invece il cinema ha, per necessità naturale, l’obbligo artistico della rappresentazione del reale. A questo si piega Guido Chiesa nel suo film del 2010 Io sono con te basato su una libera interpretazione della giovinezza di Maria. Un lavoro autoriale che, girato nel nordAfrica, assume quasi un taglio etnografico nella rappresentazione della vita quotidiana dell’epoca e della dominazione romana, per poi liberamente veicolare una personale visione di Maria e Giuseppe, soggetti attivi con la loro tolleranza e libertà di fronte alle regole ebraiche. Quasi un equivalente degli scienziati ellenisti che, a far le veci dei canonici “magi”, visitano la sacra famiglia proclamando il loro sapere contrario alle regole prefissate in nome della libertà di conoscenza.

  • In copertina: scena da Il testamento di Maria, dal monologo dello scrittore irlandese Colm Toibin, messo in scena da M.T.Giordana  per lo Stabile di Torino.