Giuseppe il giusto

10 dicembre 2016Lorenzo Cuffini anello

Scritto da MARIA NISII

I giusti
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
(Jorge Luis Borges)

   giuseppe

La riscrittura può essere anche rilettura e riposizionamento di un personaggio o di una vicenda già nota in una nuova modalità per scoprirne l’effetto, altri possibili itinerari, riprese nell’oggi di chi legge, semplice slittamento del punto di vista. Il racconto di Silvana De Mari, Giuseppe figlio di Giacobbe, fa propria la possibilità di rinarrare un personaggio, a cui la storia biblica non ha lasciato molto spazio, in una riscrittura che si potrebbe definire “classica”, per il fatto di essere essenzialmente tesa a integrare il non detto delle Scritture, centrandola sulla figura di Giuseppe prima e dopo la notizia della gravidanza di Maria.

Il personaggio del padre putativo di Gesù ha stimolato l’interesse e la fantasia di molti autori, proprio per l’esiguità delle informazioni che lo riguardano, racchiuse in pochi versetti in soli due vangeli. A partire dagli apocrifi, la fioritura della letteratura che lo ha riguardato, ha persino contribuito a farne oggetto della devozione popolare. Le riscritture più recenti (Pasquale Festa Campanile, Ferruccio Ulivi, JanDobraczynski, Erri De Luca) invece ne ritraggono soprattutto la normalità, quasi estranea e inconsapevole alla vicenda a cui dà il proprio assenso. Il Giuseppe ritratto da De Mari è così un giovane innamorato – come giovane è pure detto nell’introduzione esegetica, sebbene dell’età di Giuseppe non si possieda alcuna informazione e gli apocrifi lo presentino come vedovo e anziano.

Caravaggio_-_Il_riposo_durante_la_fuga_in_Egitto
Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto, 1595-6

Dunque riletture senza fine, l’una dentro l’altra, che ogni tanto sembrano persino richiamarsi, come il riferimento al supplizio della croce (presente sia in De Mari che in De Luca), la cui immagine riaffiora più volte nella mente tormentata di Giuseppe.

“Giuseppe era un giusto. Si aggrappò a quello. Aveva solo la Legge. Gli restava il rispetto della Legge. Tutto il resto ea annientato, di tutto il resto era orfano, ma il rispetto della Legge restava sempre.” (De Mari, Giuseppe figlio di Giacobbe, 44).

Se dello sposo di Maria si sa ben poco, quel poco è sufficiente a condensare il suo essere attorno all’attributo che lo accomuna ai grandi di Israele: Giuseppe è un giusto, come viene sovente ricordato e dunque anche le sue scelte lo saranno, modellate sulla Legge, ultimo baluardo inespugnabile nel momento in cui la terra è stata profanata dall’occupante straniero. Come Giuseppe è “giusto”, Maria è “piena di grazia” e il suo riflesso le si spande attorno, avvicinando misteriosamente a Dio coloro che le sono prossimi. In dono di nozze lo sposo le regala un manto colore del cielo, con il quale l’autrice, assieme agli attributi scritturistici indicati, sembra voler rendere riconoscibili i suoi personaggi rispetto all’immaginario tradizionale, dal quale ogni riscrittura inevitabilmente poco o tanto si discosta. Il lavoro di rielaborazione e ampliamento è qui soprattutto interessato alla reazione del protagonista di fronte la notizia della gravidanza; reazione descritta come uno stato di annichilimento, che interrompe nell’uomo ogni prospettiva di bene e di giusta normalità. Neanche De Mari risparmia le sue domande a Dio, come se si trattasse di un’occasione ghiotta per non lasciarsi scappare il proprio livore contro tutta l’incomprensibilità del mondo, a cui nessuna fede sembrerebbe capace di dare una risposta accettabile.

Ma infine è il deserto il luogo dove si capisce il valore dell’acqua, “il luogo in cui, restando solo con la propria ombra, un uomo trovava la strada” (88). Ed è lì che Giuseppe comprende la propria, rilanciando a noi il valore del deserto nel bel mezzo dell’Avvento – apparentemente fuori tempo (liturgico), eppure spazio per eccellenza nella storia di fede di ciascuno.

 

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(Raffaello, Sposalizio della vergine, 1504)

Da L’infanzia di Maria – De André

… e Zaccaria, il gran

sacerdote, disse a Giuseppe:

“La sorte ti ha affidato la

vergine del Signore, abbine

cura e custodiscila”

E fosti tu, Giuseppe,

un reduce del passato,

falegname per forza

padre per professione,

a vederti assegnata,

da un destino sgarbato,

una figlia di più

senza alcuna ragione,

una bimba su cui

non avevi intenzione.

E mentre te ne vai,

stanco d’essere stanco,

la bambina per mano,

la tristezza di fianco,

pensi “Quei sacerdoti

la diedero in sposa

a dita troppo secche

per chiudersi su una rosa,

a un cuore troppo vecchio

che ormai si riposa”. Secondo l’ordine ricevuto, Giuseppe

portò la bambina nella propria casa

e subito se ne partì per dei lavori

che lo attendevano fuori della Giudea.

Rimase lontano quattro anni.

https://www.youtube.com/watch?v=68HO5EIhBGQ

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(Giotto, Sposalizio della vergine, 1303-5)