Il quadro nella sua cornice

17 dicembre 2016Lorenzo Cuffini CORNICE

Scritto da  GIAN LUCA CARREGA

Una parabola è un racconto che, di per sé, potrebbe anche vivere di vita autonoma, come un aforisma. E in effetti ci sono brevi parabole che funzionano benissimo anche prescindendo dal contesto in cui vengono riportate. “Può un cieco guidare un altro cieco?” (Lc 6,39). Chiunque si rende conto a prima vista, è il caso di dirlo, che il senso di questa metafora è invitare a guardarsi da presunti maestri che non hanno una conoscenza superiore ai loro discepoli e per tale motivo rappresentano un pericolo. Si può applicare alla situazione dei discepoli di Gesù come a infinite altre senza snaturare il senso della metafora e senza perderne l’efficacia. Ma altre storie ugualmente brevi corrono il rischio di essere alquanto criptiche. “Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e afferrare i suoi beni se prima non lo lega” (Mc 3,27). Il senso generale è abbastanza palese, ma qui viene subito il dubbio di quale possa essere il contesto di applicazione. Ed è soltanto leggendola dopo alcuni episodi di esorcismo che comprendiamo il riferimento all’azione di Gesù che, dopo aver sconfitto Satana, può restituire la libertà e la dignità agli uomini che erano stati da lui posseduti.

Per le storie più elaborate, che presentano anche un abbozzo di trama, la situazione si presenta simile. Esistono racconti che hanno in sé un valore esemplare e che permettono all’ascoltatore una facile identificazione perché i personaggi incarnano o sono rappresentanti di valori universali. Nella parabola di Lazzaro e del ricco epulone (Lc 16,19-31) ci sono alcuni aspetti che possono sfuggire a chi non abbia dimestichezza con l’ambiente del tempo di Gesù, espressioni enigmatiche come “seno di Abramo”, ma la dinamica è abbastanza chiara: la mancanza di compassione verso il bisognoso in questa vita viene punita nell’aldilà. Se però prendiamo la parabola dei vignaioli omicidi (Mc 12,1-12). È una storia apparentemente irrazionale, dove un padrone che ha inviato i servi a riscuotere dagli affittuari e se li vede tornare malconci pensa di mandare il suo figlio unico in mezzo a quella masnada. Quale padre si comporterebbe in questa maniera? Eppure la parabola gioca proprio su questo aspetto paradossale. Dio è un padre pronto a sacrificare il Figlio pur di riportare alla ragione coloro a cui ha affidato il suo popolo (la vigna), ma data la reazione a quest’ultima opportunità toglierà loro questo privilegio. Lo scopo della parabola è raggiunto perché l’evangelista commenta a proposito delle autorità religiose: “Avevano capito che aveva detto quella parabola contro di loro” (Mc 12,12). Naturalmente una parabola come questa può parlare anche agli uomini del nostro tempo, ma occorre stare molto attenti da indebite attualizzazioni.