“La crocifissione di Gesù” nella Chiesa di Santa Maria Assunta di Elva (CN)

15 maggio 2016Norma Alessio DSC_0634 per web

 
Le immagini dipinte all’interno di un edificio religioso del passato sono state una forte forma espressivo-comunicativa dei contenuti della religione che aiutavano e possono ancor oggi far riflettere i cristiani sui contenuti di fede.
La scena della crocifissione (1496-1503) di Hans Clemer nella chiesa Santa Maria Assunta di Elva ripete uno schema iconografico utilizzato da vari artisti fino al XVI secolo; generalmente sono un insieme di combinazioni di dettagli ricavati dai diversi racconti evangelici della morte in croce di Gesù, avvalendosi di azioni tipicamente teatrali e introducendo spesso scene o particolari tratti dai vangeli apocrifi.
 
ElvaCrocifissione
 
Lo schema della composizione di questa rappresentazione è costituito dal crocifisso centrale con ai lati i due ladroni, ai piedi della croce la Maddalena, un teschio, a sinistra la scena delle pie donne, a destra i soldati che si spartiscono la tunica; i soldati romani sul fondo e quello che con la sua lancia trafigge il costato di Gesù.
Analizzando le singole scene e confrontandole con le scritture si possono trarre i riferimenti e farne i confronti.
La scena del centurione romano, a destra della croce, identificato con la bandiera con il simbolo SPQR ha il cartiglio che riporta la scritta in latino dal Vangelo di Marco (15,39) vere filius dei erat iste (veramente questi era figlio di Dio). Questa frase si differenzia nei vari vangeli: in Matteo (27,51) “davvero costui era figlio di Dio” e in Luca (23,47 ) “veramente quest’uomo era un giusto”. Così come è espresso da Marco il centurione romano riconosce Gesù come il Figlio di Dio, perché da pagano ha compreso in profondità il Messia.
È Luca (23,39-43) che segnala il differente comportamento dei due malfattori: il “buon” ladrone riconoscendosi peccatore, dà la sua testimonianza all’innocenza di Gesù e nel dipinto è raffigurato un angelo che porta la sua anima in paradiso, mentre il ladrone “cattivo” ha il diavolo che lo porta agli inferi.
La scena del soldato che trafigge il costato di Gesù con il colpo di lancia è solo di Giovanni (19,31-37), che vede nel gesto del soldato il compimento di importantissime profezie. Questo fatto avviene nel momento in cui i soldati vanno a spezzare le gambe ai corpi dei crocifissi. La piaga del costato sarà per tre volte mostrata da Gesù come segno di riconoscimento dopo la resurrezione.
Ai piedi della croce, oltre la madre di Gesù che sviene dal dolore e a Giovanni, ci sono altre due donne “la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena e il discepolo che egli amava”, riportato solo da Giovanni (19,25-26). La Maddalena è però rappresentata dall’artista discostandosi dal racconto evangelico, aderendo all’iconografia di questo soggetto: è in ginocchio e abbraccia la croce, probabilmente per riprendere il gesto di devozione compiuto durante la cena in casa del fariseo a Betania. Così anche il teschio posto al piede della croce presente nella maggioranza delle crocifissioni, sta ad indicare il luogo (il Golgota) dove è avvenuto il fatto.
I soldati che fanno rissa per la spartizione delle vesti di Gesù è una scena estranea ad ogni racconto evangelico, ma che fa cogliere bene l’azione compiuta.

Dopo aver conseguito la maturità artistica si è laureata nel 1983 in architettura presso il Politecnico di Torino, con una tesi di restauro di edifici religiosi romanici. Ha insegnato disegno e storia dell'arte negli istituti superiori; ha diretto come libero professionista e successivamente come dipendente presso un ente pubblico lavori di restauro di edifici storici. Dal 2010 è funzionario presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal 2012 al 2015 è stata responsabile del servizio tutela beni architettonici, artistici e storici. Attualmente lavora per i Musei Reali di Torino.