L’importante è esagerare.

22 aprile 2017Lorenzo Cuffini sequoia-national-forest-wallpapers

Scritto da GIAN LUCA CARREGA.

 

La propaganda si fa anche così, gonfiando i numeri, elaborando immagini elefantiache, adeguando la realtà alla sfera dei desideri. C’è da stupirsi se anche i vangeli canonici, scritti per rafforzare la fede dei credenti e attirarne degli altri, non si sottraggono a questa regola? Se non altro, lo fanno con una certa classe. Anzi, bisognerà riconoscere che rispetto alle goffe amplificazioni di alcuni apocrifi, brillano per un’austera severità nel raccontare i fatti.

 

Ma spulciando qua e là si nota che un po’ di indulgenza all’immaginazione è data anche in questi scritti “ufficiali”. Tecnicamente si chiama “iperbole” ed è definita come una metafora deliberatamente alterata verso l’eccesso. Così in Gv 12,19 leggiamo che i farisei sconsolati debbono ammettere che tutto il mondo è andato dietro a Gesù. Beh, proprio tutto il mondo magari no, diciamo che lo seguivano in tanti. La città di Cafarnao sognava di raggiungere il cielo e invece precipiterà giù giù giù fino agli inferi (Mt 11,23).

 

Ma è nelle parabole che l’esagerazione trova il suo ambiente ideale. Sono racconti fatti per stupire, perciò ogni mezzo pare buono per raccattare l’attenzione del pubblico. E allora si parla del granello di senapa, definito il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra (Mc 4,31) e un botanico aggrotta le ciglia. E si continua dicendo che crescendo diventa più grande di tutte le piante che sono nell’orto (4,32) e il botanico scuote desolato la testa.

 

Qualche volta l’esagerazione ricade nel comico, come quando un giudice menefreghista si spaventa per l’insistenza di una povera vedova e teme addirittura che possa perdere la pazienza e fargli un occhio nero (il significato preciso del verbo ypopiazo in Lc 18,5). E altre volte tocca le corde del drammatico, con un padrone di una vigna che, dopo aver visto maltrattare e uccidere i suoi servitori da dei delinquenti, mette nelle loro mani il suo figlio unico pensando (ma quando mai!) che ne avranno rispetto (Mt 21,37).

 

E poi c’è la magia dei numeri, che sembrano fatti apposta per essere manipolati. Il seme che cade nel terreno buono produce il trenta, il sessanta, addirittura il cento per uno… che nemmeno con le tecniche moderne ci avviciniamo a risultati simili. Ma il capolavoro è quel funzionario che aveva contratto col padrone un debito di diecimila talenti (Mt 18,24), più o meno tutto il denaro in circolazione nel Medioriente!

 

Come i bravi narratori orientali, gli evangelisti hanno il gusto del racconto straordinario e dell’abbellire le loro storie con dettagli eccezionali. A loro scusante si può ricordare che avevano scommesso la loro vita su un fatto ancora più “esagerato”, la morte e risurrezione del loro Maestro…