Natale: cantare il tempo

15 dicembre 2017Lorenzo Cuffini

Scritto da MARIA NISII.

Un bambino è nato per noi… Wonderful!

 

For unto us a Child is born,
unto us a Son is given,
and the government
shall be upon His shoulder;
and his name shall be called Wonderful,
Counsellor, the MightyGod,
the Everlasting Father, the Prince of Peace.
(Isaia 9,5)*

https://www.youtube.com/watch?v=_f7jhk-IjDo

 

messiahweb

I cori del Messiah di Händel cantano la gioia del Natale, evento della storia della salvezza in cui – forse più di altri – la sensibilità popolare chiede di ripetere i consueti canti tradizionali, senza i quali è come se fosse un po’ meno Natale. Indubbiamente non appartiene alla tradizione popolare italiana questo brano di musica barocca inglese, ma nell’ambito della musica classica è certo uno dei più noti. La profezia di Isaia è qui tradotta in un canto, che ci invita a ripetere più e più volte i versetti biblici – quasi come nelle antiche formule dell’esicasmo. Ma se quelle vogliono suscitare la calma interiore, qui si desidera invitare a scoprire e poi gioire della meraviglia: “wonderful!”.

 

Due secoli dopo nella stessa Inghilterra T. S. Eliot compone i Quattro Quartetti (richiamo musicale già nel titolo) sul tema del tempo: il tempo come modo di vivere la storia. E come la musica, anche la poesia scandisce un tempo, suggerendo il ritmo della lettura, del pensiero, del respiro. Quale poesia migliore allora di quella che, scandendo il tempo, ci rimanda a riflettere sull’attesa e il compimento che nel tempo si è realizzato e ancora e sempre aspetta di realizzarsi.

La curiosità degli uomini indaga il passato e il futuro

E s’attiene a quella dimensione, ma comprendere

Il punto d’intersezione del senza tempo

Col tempo, è un’occupazione da santi…

 

Il Natale, memoria della nascita dell’uomo che è stato Gesù di Nazareth, riconosciuto Cristo e Signore dopo la resurrezione, è per Eliot “punto di intersezione” del senza tempo (la divinità) col tempo (l’umanità). E il nostro umano tentativo di comprendere e indagare questo tempo non è un lavoro per teologi, bensì per “santi”, uomini di Dio che per un momento ne sono stati come folgorati, illuminati, ispirati e poi per tutta la vita inseguiranno quella luce:

 

è un’occupazione da santi…

E nemmeno un’occupazione, ma qualcosa ch’è dato

E tolto, in un annientamento di tutta la vita nell’amore,

Nell’ardore, altruismo e dedizione.

 

E per ritrovarlo, quell’attimo di barlume, i “santi” si spenderanno fino alla rinuncia di sé – seguaci di un Maestro che ha infuso in loro quella passione per l’amore.Una passione, questa, che fa di loro una musica:

 

…Ma finché essa dura

Voi stessi siete la musica. Questi non sono che accenni

E congetture, accenni seguiti da congetture; e il resto

È preghiera, osservanza, disciplina, pensiero e azione.

 

Così, letti con il ritmo suggerito, questi versi diventano a loro volta musica e preghiera e pensiero… e infine dono:

 

L’accenno mezzo indovinato, il dono mezzo capito, è l’Incarnazione.

 

Il dono di una mezza comprensione e nulla più.La folgorazione è già passata. Ma è quanto basta per quell’occupazione da “santi” che è cantare l’Incarnazione e la meraviglia (wonderful!) del Natale.

Raffaello, Madonna sistina (dettaglio), 1513-4, Dresda
Raffaello, Madonna sistina (dettaglio), 1513-4, Dresda

 

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*Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,