Riscrivere : due diverse traiettorie

7 ottobre 2017Lorenzo Cuffini bibbia1

 

 

Scritto da GIAN LUCA CARREGA.

 

La riscrittura biblica non può essere una minaccia per il testo sacro perché è nata prima ancora della Bibbia. Sembra assurdo, vero? Eppure è così, si è cominciato a riformulare i testi che compongono la Bibbia prima ancora che venissero riconosciuti formalmente come canonici, per questo la riscrittura è un processo che non viene dopo la Bibbia, ma è inerente al suo stesso processo di formazione.

 

Per semplificare al massimo la questione, dirò che l’intervento di rifacimento di testi esistenti si basa essenzialmente su due traiettorie, quella correttiva e quella integrativa. Nel primo caso si opera su un testo per modificarlo secondo un punto di vista diverso perché non si condivide quello dell’autore.

 

Cronache

 

Nell’Antico Testamento un buon esempio è fornito dai libri delle Cronache, che riportano la storia dei re di Israele intervenendo sulle parti più scomode. Così laddove in principio era Dio stesso a suggerire a Davide di fare quel censimento del popolo che avrebbe portato delle sciagure (2Sam 24,1) diventa invece Satana a prendere questa iniziativa (1Cr 21,1). L’intento di scagionare il Signore dalla responsabilità di una azione meschina è evidente.

 

Qualcosa di simile avviene nel Nuovo Testamento con i vangeli sinottici. Se la «teoria delle due fonti» è corretta, sia Matteo che Luca si servirono di Marco per redigere i loro Vangeli, ma censurarono alcuni passaggi ritenuti scomodi: della notizia che i parenti di Gesù lo ritenevano pazzo (Mc 3,21) non c’è più traccia, così come vengono edulcorate le varie situazioni in cui i discepoli sembravano rivolgersi a Gesù senza il dovuto rispetto.

 

Marco

 

Diverso, invece, è il programma degli interventi integrativi, che intendono completare la ricchezza del racconto con delle informazioni aggiuntive. Per restare all’ambito dei Vangeli sinottici, è evidente che il passaggio dai 661 versetti di Marco ai 1071 di Matteo e ai 1151 di Luca implica il ricorso ad altre fonti e non solo la riformulazione del materiale esistente. Il Vangelo di Marco terminava, nella sua forma più antica, con le donne impaurite dall’apparizione di un giovane nella tomba vuota (Mc 16,8). Matteo e Luca, invece, riportano delle apparizioni del Risorto che servono a confermare il lettore nella convinzione che Gesù è davvero risuscitato.

 

 

  • Tratto dall’articolo  Scrivere e riscrivere la Bibbia  – su ” La Voce e il Tempo ” del 28/9/2017.