Ah, la punteggiatura!

13 Gennaio 2017Lorenzo Cuffini

Scritto da GIAN LUCA CARREGA.

 

I manoscritti antichi erano ordinariamente privi dei segni di punteggiatura.

Di più, per risparmiare sullo spazio venivano compilati in scriptio continua, cioè senza spazi bianchi per separare una parola dall’altra. Questo non ostacolava più di tanto la lettura, perché un occhio abituato non ha grossi problemi a riconoscere e separare le singole parole con una discreta rapidità (provare per credere). Ma è pur vero che su una quantità di testo possono insorgere delle difficoltà e persino delle ambiguità sul modo in cui leggere e quindi sul modo in cui interpretare il testo che si ha di fronte.

Qualche esempio tratto dai vangeli ci può aiutare a capire. Un centurione si presenta davanti a Gesù per chiedere la guarigione del suo servo che è gravemente malato. La risposta di Gesù appare molto netta e determinata: “Verrò e lo guarirò” (Mt 8,7). E il centurione dirà che non è il caso che si disturbi tanto, basta una semplice parola da parte sua e sarà sufficiente a curarlo. La traduzione ecumenica della Bibbia in lingua francese ritiene invece che la risposta di Gesù sia da leggere in forma di domanda: “Moi, j’irai le guérir?”. Gesù pare provocare il suo interlocutore dicendo: “Io dovrei venire a guarirlo?”. E a quel punto il centurione spiega che la sua richiesta non arriva a tanto, eccetera eccetera. In questo caso la fede del centurione sarebbe stata sfidata da Gesù.

Un caso simile di ambiguità circa la domanda si trova in Gv 7,28. Gesù, tanto per cambiare, intesse una disputa con le autorità religiose. E a un certo punto osserva: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono”. La frase nelle intenzioni dell’evangelista ha un chiaro intento ironico perché gli avversari di Gesù non lo conoscono davvero e non sanno da dove viene realmente (cioè dal Padre). Questa nuance viene resa da alcune traduzioni moderne ponendo una domanda esplicita: “Certo, voi mi conoscete, ma (una possibile sfumatura avversativa della congiunzione kai in greco che è piuttosto frequente) sapete di dove sono?”.

E infine un caso che da secoli fa ammattire gli interpreti dei vangeli. Dopo la triplice preghiera nell’orto del Getsemani Gesù trova per la terza volta i suoi discepoli addormentati. A questo punto sbotta: “Dormite pure e riposatevi!” (Mt 26,45). Pare una gentile concessione di un Gesù che ormai è rassegnato circa l’incapacità di vegliare dei suoi discepoli. Ma è strano, allora, che al versetto dopo li inviti ad alzarsi e ad andare: nemmeno il tempo di chiudere le palpebre… Forse, invece, l’espressione andrebbe letta come un commento sarcastico: “Avete intenzione di dormire ancora e di riposarvi?!”. Solo chi era presente alla scena potrebbe darci l’interpretazione corretta…

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