Anna la “religiosa” e Simeone “il giusto”

30 Gennaio 2021Lorenzo Cuffini

Scritto da  NORMA ALESSIO.

 

I personaggi di Anna e Simeone compaiono nelle scritture in un’unica scena dell’evangelista Luca che si svolge all’interno del tempio, conosciuta come “Presentazione di Gesù nel tempio e la Purificazione di Maria”.“Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore, e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore”.(Lc 2,22-24)

In essa si distinguono vari significati: la consacrazione del bambino all’appartenenza alla comunità israelitica e religiosa ebraica, la purificazione di Maria e le profezie di Simeone e Anna.

Anna e Simeone sono due testimoni necessari perché l’avvenimento sia riconosciuto come autentico, come è scritto nel Deuteronomio (19,15). Simeone, uomo giusto e timorato di Dio,“mosso dallo Spirito, si recò al tempio”,  Anna  invece, servendo Dio notte e giorno “non si allontanava mai dal tempio” (Lc 2,37)  e“sopraggiunta in quel momento”(Lc 2,38), insieme a Simenone accoglie il bambino.

L’evento rappresentato dagli artisti è stato di solito incentrato sul gesto di Simeone che prende Gesù ai suoi genitori, come se li espropriasse: il Cristo Bambino è come se fosse in movimento, dinamico, impulsivo; a volte lo vediamo che cerca di abbracciare il vecchio, come se lo conoscesse da tempo, oppure se ne sta tranquillo tra le sue braccia .

Anna, definita “profetessa” nelle scritture, appare in secondo piano, talvolta addirittura assente, come nei dipinti di Raffaello, (1502-1503) conservato nella Pinacoteca Vaticana, o del Romanino (1529) nell’Accademia di Brera:

 

Raffaello, (1502-1503) Pinacoteca Vaticana

 

Romanino (1529), Accademia di Brera

 

quando è presente, è individuabile per l’aspetto anziano di una donna; alcune volte è nascosta al punto che bisogna cercarla. Osservando lo scomparto destro della predella della pala dell’ Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano(1423) oggi a Parigi al Museo del Louvre, si nota come Anna sia addirittura dietro a una colonna;in altri casi la si riconosce dal rotolo della profezia che tiene in mano dove è scritta in latino o greco la frase con cui si dice esplicitamente che è Gesù il “Redentore di Gerusalemme”.

Gentile da Fabriano (1423) , Parigi, Museo del Louvre

 

Nelle icone orientali troviamo la rappresentazione cosiddetta del “Vegliardo Simeone” con l’iscrizione “Colui che porta Dio” o letteralmente “Colui che riceve Dio”, dove c’è solo Simeone con Gesù tra le braccia; oppure, ma raramente, l’immagine apparentemente senza bambino, ma con la presenza reale suggerita dall’atteggiamento delle mani in risalto, dato dalle pennellate bianche, cosiddette lumeggiature, come il dipinto della seconda metà del XV secolo a Vicenza alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari.

 

 

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni (1300-1305),Giotto esalta la naturalità della figura di Simeone dipingendogli gli occhi socchiusi, penetranti, che scrutano a fondo il mistero del Bambino.

 

Giotto, (1300-1305) , Cappella degli Scrovegni

 

Invece Rembrandt van Rijn, pittore olandese nato nel 1606 e morto nel 1669, dipinse più versioni della Presentazione, ma sempre con un’interpretazione originale lontana dall’iconografia consolidata. Essendo vissuto in un ambiente di religione protestante e in un periodo in cui le immagini sacre erano destinate alle case dei privati cittadini, poté permettersi una maggiore libertà espressiva, con un realismo che in un paese non protestante, e nell’interno di una chiesa, sarebbe stato ritenuto quasi sacrilego.Nella versione di Amburgo nel Hamburger Kunsthalle dal titolo “Simeone e Anna riconoscono in Gesù il Salvatore”, del 1628 circa, ci sono Maria, Giuseppe, Simeone e Anna, ed è proprio quest’ultima – in questo caso in primo piano al pari di Simeone – a manifestare con enfasi la meraviglia, lo stupore e l’emozione di fronte a un incontro tanto atteso quanto inaspettato. Il suo sguardo attonito, fisso su Gesù, le mani alzate in segno di lode.

Simeone tiene Gesù, circondato da un’aureola luminosa, deposto sulle ginocchia, “luce per illuminare le genti e gloria del popolo Israele”.

 

 

 

 

Rembrandt van Rijn, 1628 circa, Amburgo, Kunsthalle

 

 

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  • In copertina: Particolare da Giotto, Presentazione al Tempio, Cappella degli Scrovegni, Padova

 

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