Assunta sulla collina dei ciliegi

15 Agosto 2022Lorenzo Cuffini

Scritto da  LORENZO CUFFINI

Riscrittura inconsapevole di Ferragosto (*)

 

“Che cosa dona al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria? La prima risposta è: nell’Assunzione vediamo che in Dio c’è spazio per l’uomo, Dio è la casa dell’uomo, in Dio c’è spazio di Dio. Ma c’è anche l’altro aspetto: non solo in Dio c’è spazio per l’uomo; nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria. In noi c’è spazio per Dio e questa presenza di Dio in noi, così importante per illuminare il mondo nella sua tristezza, nei suoi problemi, questa presenza si realizza nella fede: nella fede apriamo le porte del nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio può essere la forza che dà vita e cammino al nostro essere E così, fede e speranza e amore si combinano.”

Benedetto XVI, Omelia dell’Assunta, 15 agosto 2012.

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Una donna. “Portata “in cielo. Non  “ in spirito”, come siamo abituati a dire e a sentir dire di chi muore. Una donna che non muore. Vive. E, viva come è, viene portata in cielo. La dicono assunta. Che cosa dona, al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria?  Dirlo parola per parola, consequenzialmente, effetto dopo causa, non si puo’ fare. Ma tentare per immagini, per intuizioni, per suggerimenti, forse sì.  Forse, così,  si puo’  provare. E dunque: che cosa ci balugina, che cosa intravvediamo, che orizzonte ci si sfoca davanti?

Questo, per esempio.

Davvero tu puoi vivere una vita luminosa e più fragrante. Se vuoi farlo, coraggio: cancella  tante suppliche dai tuoi occhi e dalle tue parole. Tu lotti e fatichi per diventare saggio: ma troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante.
E quasi sempre il sole c’è: ma si trova dietro la collina.

Qui c’è una donna, la diciamo  assunta in cielo. Perché  rinunciare ad essere come lei, azzurra e luminosa come ce la rappresentiamo? Perché  non  “spaziare” con lei? Volando intorno la tradizione, come fa un colombo intorno a un pallone frenato. E poi, con un colpo di becco ben dato, forarlo  e pfffffffffffffffffff , lui giù, giù, giù…E tu, al contrario,  ancora, ancor più su. Planando sopra boschi di braccia tese. Con un sorriso che non ha più ne’ un solo volto, né più un’età. A  respirare brezze freschissime,  che dilagano su terre senza limiti e confini. Ad allontanarsi anni luce,  e poi ritrovarsi  insieme, vicinissimi. A chiudere gli occhi un istante e immaginare:  più in alto, molto di più. Più in là, molto.di più. Ora e per sempre, immersi nella immensità.

Magari ad “ ascoltare” una Voce che ti dice:

“Se segui la Mia mente,  abbandoni facilmente le antiche gelosie. Ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e  uccide i sentimenti? Le anime non hanno sesso, né puoi dire : sono mie. No, non temere: tu non sarai preda dei venti. Ma perché non mi dai la tua mano: perché? Potremmo correre sulla collina. E fra i ciliegi veder la mattina (e il giorno)
E dando un calcio ad un sasso – residuo d’inferno – farlo rotolar giù, giù, giù….E noi ancora, ancor più su. Planando sopra boschi di braccia tese, con un sorriso che non ha né più un solo volto né più un’età. E respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini: ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini.
E più in alto e più in là, ora figli dell’immensità”

E così, forse, fede e speranza e amore si combinerebbero.

 

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Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi

Testo di MOGOL

E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
Cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
Troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
E quasi sempre dietro la collina il sole
Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
Ma perché tu non vuoi spaziare con me
Volando intorno la tradizione
Come un colombo intorno a un pallone frenato
E con un colpo di becco
Bene aggiustato forato e lui giù, giù, giù
E noi ancora, ancor più su
Planando sopra boschi di braccia tese
Un sorriso che non ha
Né più un volto, né più un’età
E respirando brezze che dilagano su terre
Senza limiti e confini
Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
E più in alto e più in là
Se chiudi gli occhi un istante
Ora figli dell’immensità
Se segui la mia mente
Se segui la mia mente
Abbandoni facilmente le antiche gelosie
Ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina
E uccide i sentimenti
Le anime non hanno sesso né sono mie
Non non temere
Tu non sarai preda dei venti
Ma perché non mi dai la tua mano perché?
Potremmo correre sulla collina
E fra i ciliegi veder la mattina (e il giorno)
E dando un calcio ad un sasso
Residuo d’inferno e farlo rotolar giù, giù, giù
E noi ancora, ancor più su
Planando sopra boschi di braccia tese
Un sorriso che non ha
Né più un volto né più un’età
E respirando brezze che dilagano su terre
Senza limiti e confini
Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
E più in alto e più in là
Ora figli dell’immensità
Fonte: LyricFind

 

*) Riscritture inconsapevoli: canzoni scritte dai loro autori  per motivi e contesti tutti diversi, eppure in grado di rappresentare, almeno a qualche orecchio, un pezzo di Scrittura, che si riscopre lì dentro, come inconsapevolmente richiamata.

 

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