Cattolicitazioni

15 Ottobre 2022Lorenzo Cuffini

Scritto da  LORENZO CUFFINI.

 

Abbiamo avuto in sorte di assistere, in queste ultime settimane, a un ritorno di fiamma della citazione religiosa, segnatamente cristiana, in contesti di per sé lontani e per loro natura “altri” come sono  (meglio, dovrebbero essere) quelli della politica. Citazioni di questo tipo non sono certamente una novità, e hanno conosciuto negli ultimi anni un rifiorire per certi versi inatteso, dacché sono coltivate e messe in pratica in ambiti non dichiaratamente connotati, come  potevano essere, al contrario, movimenti e partiti che fin dalla denominazione –  “cristiano/cristiana”- dichiaravano apertamente radici e appartenenza di campo. La domanda che ne deriva, dunque, è: perché ricorrere alla citazione cattolica in questi casi?

La risposta parrebbe ovvia: per dare un aggancio alto e orientato al discorso  che si sta facendo (e dunque a chi lo pronuncia). In più, c’è un evidente utilizzo tecnico:  la citazione difatti  è impiegata in appoggio e a rinforzo di quanto il relatore sta affermando. Non è comunicata per il valore o il contenuto in sé,  non è lei il centro della esposizione o del periodo, spesso non ne tocca nemmeno il nucleo. Serve piuttosto a condire un’ altra affermazione, ammantandola dell’ evidente prestigio morale del personaggio citato. In questo modo questo tipo di riferimento è, per sua natura stessa, strumentale, sotto un duplice aspetto: in primo luogo permette di conferire una patina di “religiosità” a chi lo pronuncia, in secondo luogo configura una captatio benevolentiae rispetto a quella fetta di uditori ( e magari elettori) che si presumono essere “religiosi” e lieti di ascoltare fuori contesto una citazione in cui riconoscersi. Detto con una certa brutalità: è un poco mettersi una coccarda cristianeggiante, e fare l’occhiolino a un target di riferimento a cui mandare il messaggio: tu ed io siamo dalla stessa parte.

 

 

Citazioni di questo genere tutto sommato costano poco, e sono di facile utilizzo. Il che non significa che siano di chiara e univoca interpretazione. Si prenda ad esempio la citazione fatta, qualche settimana fa,  nel discorso della vittoria elettorale, da  una politica italiana.  Si tratta di una presunta frase di San Francesco: ” Tu comincia a fare quello che è necessario, poi quello che è possibile. Alla fine, ti scoprirai a fare l’impossibile” . La frase, come  ha puntualmente segnalato Andrea Vaona, professore di storia ecclesiastica presso la facoltà teologica del Triveneto, non è in realtà mai stata pronunciata dal santo di Assisi. Ma, senza voler entrare in molte altre considerazioni possibili, ai nostri fini che importa? Tutti i giornali hanno titolato sul personaggio politico che , nella notte delle elezioni, cita San Francesco; questo il risultato da raggiungere, non tanto diffondere il  contenuto citato : peraltro neutro, inoffensivo, sostanzialmente buono per ogni occasione.

 

 

Un secondo esempio lo abbiamo avuto nel discorso di nomina del nuovo Presidente della Camera dei Deputati. Qui le citazioni “ cattoliche” sono state diverse, e tre particolarmente esplicite. La prima consisteva in un richiamo al beato Carlo Acutis e alla sua affermazione “Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie». Il quindicenne beatificato un anno fa intendeva con questa affermazione richiamarsi al fatto che  ogni persona è unica e irripetibile, che merita di conservarsi e di svilupparsi in una crescita di relazione cristiana personale e specifica, senza perdersi in abitudini e fiacco tran tran. Inserendosi così in un solco di indicazioni già percorso, ad esempio, da Piergiorgio Frassati con il suo ” vivere! non vivacchiare! ” o da Giovanni Paolo II, secondo il quale  “Dio in Gesù Cristo chiama ciascuno col proprio inconfondibile nome”. Nel discorso istituzionale alla Camera, invece, la frase prende un’altra piega e viene utilizzata a sostegno della tutela, per dir così, delle differenze tra i popoli: l’originalità, ovvero l’unicità, non va intesa come «rottura o indice di superiorità ma espressione di democrazia e rispetto della storia: la ricchezza dell’Italia e dell’Europa sta nella diversità».

 

 

Nello stesso discorso, si trova un richiamo a San Tommaso :Dobbiamo ricordare quanto ci ha indicato san Tommaso d’Aquino: “il male non è il contrario del bene, è la privazione del bene” Il compito per noi parlamentari sarà di non privare del bene l’Italia, ma al contrario lottare per esso con umiltà, serietà, sobrietà. Dobbiamo riportare fiducia, speranza, orgoglio e orgogliosamente rappresentare il popolo più bello e creativo del mondo.” Cosa significa, giocata in questo modo, questa citazione? Stante che non è indicato cosa  debba intendere per “bene”  una assemblea parlamentare di uno stato laico e non di una repubblica teocratica, men che meno si capisce quale sia lo specifico bene di cui dovrebbe essere privata l’ Italia. Ci si può naturalmente  trovar d’accordo sulla generica esortazione alla umiltà, serietà, sobrietà con cui lottare. Ma come far quadrare le parole di san Tommaso con lo spot sull’orgoglio tricolore e il peana a noi, paese più bello e creativo del mondo? Intendiamoci: tutto il ragionamento ha una sua validità e un suo costrutto, nell’ottica di chi lo pronuncia : ma il riferimento alle parole di san Tommaso è del tutto marginale e, tuttosommato, sempra azzeccarci poco assai con il resto.

 

Un riferimento a parte meritano le esplicite manifestazioni di ossequio e di ringraziamento al papa, che in questi discorsi istituzionali sembrano non mancare mai. Naturalmente rientrano nei rapporti di vicinanza, contiguità e collaborazione tutti particolari tra Italia e Santa Sede. Ma bisognerebbe fare attenzione al fatto che il magistero dei papi, e quest’ultimo non fa certamente eccezione, è multiforme e impegnativo, sulle orme del fatto che così  è prima di tutto il Vangelo su cui tale magistero si appoggia. Riconoscerlo, il Papa,  come guida spirituale del popolo italiano è gratis e risulta ottimo per strappare applausi bipartisan, ma ti espone al rischio di sonore smentite e scomodissimi raffronti alla prima occasione in cui quello stesso magistero finirà rapidamente nel cassetto.

In conclusione, duemila anni di critianesimo forniscono a chiunque, dunque anche ai politici parlanti,  una massa sterminata di materiale a cui potere attingere, per trovare quasi tutto (e magari il suo esatto contrario). Specie se si agisce secondo la logica dello spezzatino e del fuori contesto. Ma non è affatto detto che citare basti.

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