Chi è il Cristo per Pasolini

18 Gennaio 2020Lorenzo Cuffini

Scritto da DARIO COPPOLA.

Dal suo primo film Pasolini continua a rappresentare nei suoi protagonisti un “altro Cristo”, un “alter Christus”: in Accattone (1961), Mamma Roma (1962), La ricotta (1963), fino alla rilettura fuor di metafora de Il Vangelo secondo Matteo.

Passione e morte di un “altro Cristo” tornano anche in Uccellacci e uccellini (1966), Edipo Re (1967), Teorema (1968), Medea (1969), Porcile (1969), nelle due trilogie della vita (1971-74) e della morte (1975) incompiuta.

Accattone, “angelo decaduto”, inizia il suo ministero pubblico con una sorta di “battesimo”(Mt 3,13-17; Mc 1, 9-11; Lc 3, 21-22) nel Tevere. Egli  sopravvive e “bivacca” con gli amici-discepoli, finché una prostituta, chiamata proprio Maddalena  (col suo contraltare dal nome simbolico Stella), ne determina la sorte, fino alla di lui ultima cena (Mt 26, 20-30; 14 17-26; Lc 22, 14-39) in casa, nella quale beve del marsala. L’ultima corsa in moto di Accattone, per evitare l’arresto (Mt 25, 45-56; Mc 14, 43-52; Lc 22, 47-53; Gv 18, 1-11), è verso il suo “calvario”: la sua opera di redenzione fallisce.

 

 

Roma Garofolo è una prostituta, che vuole essere redenta, in rapporto con quel che lei definisce “il re dei re” (Ap 19, 16), identificandovi il Cristo rappresentato in una chiesa. Possibile è, dato il manierismo citazionista pasoliniano, un riferimento al kolossal di N. Ray, uscito nel 1961, Il re dei re, ispirato al Messia.

Mamma Roma vuole il riscatto e il prestigio sociale: questo è il suo errore. Non capisce che il vero Cristo è l’alter Christus che le sta accanto, il figlio. Lo vuol trasformare in un borghese. Questa redenzione fallisce. Ettore, il figlio, vaga disorientato, non consuma neanche la sua ultima cena perché la serve come cameriere agli altri in un’osteria (è la sua lavanda dei piedi (Gv 13,1-20). La febbre lo colpisce, mentre cerca espedienti per sopravvivere a discapito di altri malati come lui in un ospedale, e lo costringerà a morire sul  letto di contenzione come crocifisso.

 

Non è certo un Cristo grandioso, regale, magnificente che Pasolini preferisce. «[…]Alla domanda “Per lei chi è Gesù?” […]» Pasolini «risponde: “Come archetipo di ogni possibile rapporto col mondo è il più alto che io conosca”»

Si può collegare questa all’altra dichiarazione pasoliniana: «la storia della passione è la più grande che io conosca». Pasolini si dichiara non credente, ma è interessato visceralmente e intellettualmente al Cristo. Per lui l’uomo, e non solo il cristiano, è chiamato a essere un “alter Christus”. La grandezza di Cristo sta nella sua incarnazione nella povertà e nella sofferenza.

 

Il regista, dopo la terza revisione de La ricotta, fu invitato a parlare di cinema il 4 ottobre 1962 dai francescani ad Assisi, per la sua amicizia col fondatore dell’associazione Pro Civitate Christiana. Tuttavia, il suo intervento fu cancellato perché arrivò lì Giovanni XXIII a sorpresa,  di ritorno da Loreto. Il regista fu invitato ad andare dal Papa, ma non vi andò e rimase in una cella del convento. Lì maturò una scelta e disse: «Farò un film sul Vangelo di Matteo. L’ho deciso dopo aver letto […] il libretto […] trovato sul comodino. Però dovete aiutarmi, io non sono un credente». Disse: «Per me è vitale fare un film sul Vangelo di Matteo. Non riesco a pensare ad altro. Però […] se lo realizzo da solo […] chissà quante eresie ci infilerei pur non volendo».

Subini mette in luce come la sceneggiatura de La ricotta profetizzi l’oggetto filmico del progetto futuro. Il film-nel-film, all’interno de La ricotta, venne da quel momento sul set già chiamato “la cronaca di s. Matteo”.

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  • Le citazioni virgolettate sono tratte da :

Subini T., Pier Paolo Pasolini. La ricotta, Lindau, Torino 2009, 85.

Guidi S., «Quell’incontro mancato tra Pasolini e Roncalli», in L’Osservatore Romano 31 agosto 2014, 5.

  •  Siamo riusciti a trovare il ” libretto sul comodino” letto  e citato da Pasolini e, al momento opportuno, ne pubblicheremo qui la citazione e la foto.( NdA)

 

 

 

 

 

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