E noi, dal basso, guardiamo a Te, o Maria!

14 Agosto 2021Lorenzo Cuffini

Scritto da  NORMA ALESSIO.

 

Il trapasso di Maria, già conosciuto anticamente, ha affascinato pittori di ogni epoca soprattutto per il tentativo di sintetizzare il tema all’Assunzione di Maria Vergine al Cielo,proclamato dogma cattolico nel 1950, secondo il quale Maria sarebbe stata assunta in cielo con l’anima e con il corpo. L’Assunzione di Maria, non è riportata nelle sacre scritture canoniche, bensì nei testi apocrifi del V-VI secolo, Transitus Beatae Virginis di San Giovanni apostolo o di Giuseppe d’Arimatea, in cui:

«Mentre Pietro parlava e confortava le folle, giunse l’aurora e spuntò il sole. Maria si alzò, uscì fuori, recitò la preghiera che le aveva dato l’angelo, e dopo la preghiera si stese sul letto e portò a compimento la sua economia […]. Il Signore l’abbracciò, prese la sua anima santa, la pose tra le mani di Michele» […]. «Ecco, giunse dai cieli il Signore Gesù Cristo con Michele e Gabriele […]. Il Signore disse a Michele di innalzare il corpo di Maria su di una nube e trasferirlo in paradiso […]. Giunti nel paradiso, deposero il corpo di Maria sotto l’albero della vita. Michele portò la di lei anima santa che deposero nel suo corpo» (TransitusRomanus, 32-34 – 47-48).

A fornire dettagli iconografici agli artisti ci sono, dopo il V secolo, i testi patristici di Efrem il Siro, Timoteo di Gerusalemme ed Epifanio, nel Medioevo ripresi dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

I temi che vengono affrontati dagli artisti nei vari periodi storici sono la rappresentazione dell’anima “visibile”  di Maria nel momento in cui si separa dal corpo per la “nascita divina”, l’ascesa corporea di Maria, l’unione sponsale di Maria con Gesù in quanto simbolo della Chiesa; questi si articolano in scene singole o in una sola composizione.

Nel dipinto (1504-1508) di Vittore Carpaccio conservato a Venezia nella Ca’ d’Oro, vediamo  Gesù in atto di accogliere l’anima di sua madre con le fattezze una piccola effige in preghiera (nell’arte antica l’anima veniva rappresentata sotto forma di un bambino che esce dal corpo al momento del decesso) e gli Apostoli che stanno intorno al letto dove riposa il corpo della Vergine.

 

 

Nella tavola (1300) di Niccolò di Pietro Gerini, a Firenze nella Galleria Nazionale, Gesù invece prende fra le sue braccia questa anima.

 

 

Nel pannello centrale del Trittico (1300) del Maestro di Cesi, proveniente dal Monastero di Santa Maria della Stella di Spoleto, conservato a Parigi presso il Museo Marmottan-Monet, in una mandorla (che sta a significare la natura divina di Cristo e della Madonna), Gesù risorto abbraccia teneramente sua madre, qui simbolo della Chiesa – e non più l’anima -,mentre ascendono al cielo sospinti dagli angeli.

 

 

Di particolare suggestione è l’Assunzione in cielo della Vergine affrescata attorno al 1425 da un artista noto come il Maestro di Vignola, su commissione di Uguccione Contrari, un nobile ferrarese di profonda cultura umanista. Essa si trova nella lunetta della parete sud della Cappella Contrari al primo piano della Rocca di Vignola. Questa cappella, destinata al raccoglimento di un personaggio di alto rango come Uguccione, è assimilabile di fatto a una cella conventuale, di cui ha le dimensioni, ma non l’austerità; le sue scelte iconografiche risentono dell’ambiente colto di cui faceva parte. La scena si apre su un paesaggio dalla ricca vegetazione con all’orizzonte uno sperone roccioso sul quale si scorge il rudere di un edificio absidato. Cristo, raffigurato in cielo all’interno di una mandorla circondata da angeli musicanti vestiti di bianco, secondo un’iconografia medievale, con affetto solleva in grembo la madre, raffigurata realisticamente in tarda età: un’iconografia che si distingue da quella tradizionale dell’anima, perché qui è il corpo della Vergine, in tutto il suo essere, che sarebbe stato assunto al cielo.

 

Dal Rinascimento in poi la raffigurazione dell’evento si concentra sempre più sul momento dell’Assunzione corporea della Vergine.Vista la mancanza di racconti apostolici, i testi apocrifi della Morte della Vergine vengono da questo momento più semplicemente equiparati al racconto evangelico della morte e della glorificazione di Gesù e le raffigurazioni diventano fortemente coreografiche soprattutto durante il Barocco. In particolare dalla Controriforma cattolica, attraverso le arti decorative i temi della fede vengono spettacolarizzati, entusiasmando gli spettatori d’ogni ordine sociale. La cupola è l’elemento architettonico che rappresenta il punto di partenza del processo decorativo negli edifici religiosi dove, con il trompe-l’oeil si spinge fino all’inverosimile, creando un’ebbrezza e una vertigine tutte particolari. L’idea di una trascendenza appassionante di miti e di cieli si sviluppa sino al surreale, dove il finito si trasforma in infinito. Proprio con la nuova interpretazione del tema dell’Assunzione della Vergine, in cui a Maria è attribuito un nuovo e maestoso ruolo, le immagini diventano più spettacolari sia dal punto di vista della rappresentazione pittorica, sia da quello della resa figurativa come negli affreschi della cupola del Duomo di Parma (1524-30) ad opera di Antonio Allegri conosciuto con il nome di Correggio, in cui vediamo un’infinità di santi, beati, angeli e cherubini in atto di muoversi verso la sommità della cupola stessa, che sembrano roteare nel cielo immaginario e anche la Vergine partecipa, con gli occhi e le braccia levati in alto, al soprannaturale volo che la porterà al centro del dorato vortice di luce.

 

 

 

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  • Il titolo dell’articolo è tratto dall’omelia del 15 agosto 1966 di Papa Paolo VI.

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