Georg Friedrich Handel – Samson

25 agosto 2018Lorenzo Cuffini

 

Scritto da CHIARA BERTOGLIO.

 

In tutta la Bibbia, ma anche in altre grandi tradizioni culturali e religiose, la luce è uno dei simboli più universali ed efficaci per parlare di Dio. La luce è vita; è ciò che ci permette di vedere; è spesso associata al calore, come nel sole o nel fuoco; talora è anche manifestazione spaventosa, come nei fulmini e nelle esplosioni. Nel Prologo del Vangelo di Giovanni, si fa costante riferimento al Logos divino come alla luce vera, quella che illumina ogni uomo. Per dire Dio, noi esseri umani difficilmente troviamo simboli più adatti di quello della luce.

Ma come vive, una persona non vedente, questo simbolo? C’è una nostalgia ancora più grande e più intensa di quella di chi vede, che può suscitare un desiderio ancor più profondo di Colui che dalla luce è simboleggiato? Oppure vi è una sensazione di risentimento, di impoverimento, di mancanza pesante e inspiegabile?

 

In questo articolo e nel prossimo vedremo come la fantasia di poeti e musicisti ha riscritto due episodi della Scrittura ispirati a persone non vedenti ed al loro rapporto con la luce. Nel primo caso, affrontiamo il Samson, grande oratorio (ma non fra i più noti) di G. F. Haendel, in cui è narrata la celebre vicenda dell’eroe biblico Sansone, la cui storia non è necessario riassumere qui. Vorrei proporre all’ascolto un recitativo di Micah, amico di Sansone: brano venato di malinconia per la sorte di Sansone, accecato dai Filistei, ed in cui vedere la luce è praticamente assimilato alla vita stessa. Tale recitativo è subito seguito da un coro degli israeliti, che racconta l’episodio della creazione della luce descritto nella Genesi. Coloro che hanno più familiarità con il repertorio della musica classica avranno certamente presente l’indimenticabile versione che F. J. Haydn ha proposto della creazione nella luce nell’oratorio Die Schöpfung. Handel, invece, fa cantare “la voce di Dio” al coro maschile all’unisono, quasi – forse – a suggerire che è la Trinità (unità e pluralità) ad operare nella creazione. Alla Parola divina segue la “vita della luce”, evocata da una musica festosa e gioiosa. I raggi del sole sono suggeriti da movimenti veloci e sciolti dei violini e dall’uso della tonalità maggiore. Contrastando con questa luminosità, la citazione del “dark servant”, il servo di Dio che vive nell’oscurità, è resa con movimenti incerti, quasi persi, con un effetto simile a quello utilizzato dallo stesso Handel in “The people that walked in darkness” nel più celebre oratorio The Messiah. Il brano si chiude con una preghiera accorata, che forma un potente contrasto con la precedente narrazione gioiosa e brillante.

Georg Friedrich Händel (1685-1759) , SAMSON , Oratorio, HWV 57

Ascolta qui:

https://youtu.be/_G9ftGhLxaM?t=35m19s

 

Testo:

13. Accompagnato

Micah

Since light so necessary is to life

That in the soul ‘tis almost life itself,

Why to the tender eyes is sight confin’d,

So obvious and so easy to be quench’d;

Why not as feelings through all parts diffus’d,

That we might look at will through every pore?

14. Chorus of Israelites

O first created beam! And thou great word!

“Let there be light!” — And light was over all,

One heav’nly blaze shone round this earthly ball.

To thy dark servant, life, by light afford!

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  • In copertina: Rembrandt, Sansone accecato dai Filistei, 1636