I poeti: angeli musicanti caduti sulla terra (I parte)

6 Febbraio 2021Lorenzo Cuffini

Scritto da DARIO COPPOLA.

 

I poeti sono come degli angeli.Voci dell’inesprimibile… tracce del mondo infinito ingoiato dal finito. Anche i cantautori, a volte, sono bravi poeti. Francesco De Gregori, uno di loro, ci guida in questo percorso.

 

«Passa l’angelo, passa l’angelo/ E nessuno può vedere/ Passa l’angelo, passa l’angelo/ E fa segno di tacere./ E dice sono venuto a sciogliere/ E non a legare/ Sono venuto a sciogliere/ E non a spezzare/ Passa l’angelo, passa l’angelo/ E ti fa segno di andare/ Passa l’angelo, passa l’angelo/ E ti lascia passare/ Passa l’angelo, passa l’angelo/ E ti offre da bere/ Passa l’angelo, passa l’angelo/ E finisce il bicchiere/ E dice sono venuto a prendere/ E non a rubare […] E dice non devi piangere/ E non ti devi spaventare/ Passa l’angelo, passa l’angelo/ E nessuno può vedere […] E fa segno di tacere/ Passa l’angelo, passa l’angelo/ E ti offre da bere […]»

(da L’angelo dall’album Calypsos di Francesco De Gregori).

Chi sono gli angeli? Nei secoli l’angelo è divenuto il guardiano, il custode, il protettore individuale di ognuno. L’angelologia ha elaborato fra gli angeli delle gerarchie. Anche i filosofi neoplatonici rinascimentali li hanno inseriti nelle gerarchie piramidali che emanano dall’Uno, che è Dio. San Tommaso d’Aquino aveva già scritto «Seraphim vero denominatur ab ardore caritatis» e «Cherubim denominatur a scientia» (Summa Theologiæ,I, q. LXIII, a. 7) per dire che si chiamano Serafini, tra gli angeli, quelli che ardono per l’amore, e Cherubini quelli che si distinguono per la loro sapienza. Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli, Angeli (la gerarchia più precisa è quella dello Pseudo-Dionigi, nel libro De Cælesti hyerarchia, IV-V secolo): queste sono, ancor prima, definizioni ricavate dal visionario Libro dell’Apocalisse (Ap 12. 14. 16) e dalle lettere di Paolo agli Efesini (Ef 6,12) e ai Colossesi (Col 1,16); ma già nell’Antico Testamento compaiono gli angeli, ad esempio, in Genesi (Gen 3, 24), Esodo (Es 25, 18-22), Numeri (Nm 21, 6-8), Deuteronomio (Dt 8, 15),  Tobia (Tb ), Isaia (Is 6, 1-13), Daniele (Dn 10, 13-21). Tuttavia, anche nel primo libro di Enoch (Libro dei Vigilanti) compaiono gli angeli… per non parlare delle culture diverse da quella ebraica. Tutto questo immaginario ha derivazioni dall’originaria filosofia neoplatonica, ma soprattutto dalle culture e delle religioni antiche. L’angelo, dal greco aggellos, è colui che dà notizie, è il messaggero divino. Conosciamo anche i nomi degli angeli – anzi degli arcangeli – più famosi, cioè a dire Gabri-El (Potenza di Dio), Mica-El (Chi come Dio?), Rafa-El (Dio guarisce), e infine l’arcangelo scomparso Uri-El (Luce di Dio): si trattava di divinità antiche, che poi vennero assorbite nei culti giudaico, cristiano e islamico. La desinenza -El designa, infatti, la divinità in ebraico. Recita un salmo, utilizzato anticamente per gli esorcismi: «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede» (Sal 91 [90], 11-12). Gli angeli sono dunque gli eredi delle divinità positive, benevole e favorevoli all’uomo. Quelle negative, invece, sono confluite nel retaggio satanico, tanto caro a chi, perciò, si preoccupa della musica rock… Tra queste divinità, nella Bibbia ebraica, troviamo citate le antiche divinità malevole e sfavorevoli all’uomo, come Belzebù, Astarte, Belial.

Torniamo ora sui racconti di De Gregori:

«Fu la visione di Anna Maria con il rosario tra le dita/ Ad incantare lo stregone e a fargli cambiar vita/ Lasciò la scena in un vestito grigio, lasciò un messaggio con un sorriso/ Diceva: “Parto per Lione, e cerco un angelo del Paradiso/ “Salì sul treno che portava a Bruxelles, ordinò cognac e croissants/ Fece l’elenco dei suoi beni futili nella carrozza restaurant/ Pensò alle ville e alle piscine, ai pezzi rari da collezione/ E fece un voto come san Francesco per il suo angelo di Lione/ E cantò l’Ave Maria, almeno i versi che ricordava/ Mentre guardava dal finestrino l’ombra del treno che lo portava e ad occhi chiusi sognò quei due fiumi, il Rodano e la Saône/ Simbolo eterno delle due anime maschio e femmina di Lyon/ Restò ad aspettare sul vecchio ponte, pensò all’incontro di un anno fa/ Ma i giorni vanno e diventano mesi, quattro stagioni son passate già/ Ora il suo abito è tutto stracciato, somiglia proprio ad un barbone/ Gira le strade e cerca ad ogni passo il suo angelo di Lione/ Stanotte nella cattedrale mille candele stanno bruciando/ Le tiene accese suor Eva Maria a mano a mano che si van consumando/ E dentro ai vicoli come in sogno trascina il passo lo straccione/ Il vecchio scemo fuori di testa per il suo angelo di Lione/ E cantò l’Ave Maria, almeno i versi che ricordava/ Mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva/ E attraversò quei due sacri fiumi, il Rodano e la Saône/ E l’acqua scura come il mistero di quell’angelo di Lyon»

(testo integrale di L’angelo di Lyon dall’album Per brevità chiamato artista).

 

( continua )

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