Il Blasco di Cirene

21 Agosto 2021Lorenzo Cuffini

Scritto da  LORENZO CUFFINI

#riscrittureinconsapevoli (*)

 

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. (Luca 23,26.)

_________________________________

Mica facile raccontare, per me. Parlare, non mi piace. Mi sono sempre  fatto i fatti miei, cercando di tenermi fuori dalle grane. Ma quel giorno, niente: non ho potuto. Quel giorno, mentre tornavo giu’ dai campi, non mi è stato possibile scappare. Mica facile, trovarsi su una strada e, di botto, trovarsi uno obbligato, uno nella necessità di andare, dove non avresti mai pensato né voluto. Altro che stare alla larga, altro che  farmi i fatti miei.

Erano soldati, erano romani, erano armati. Ora, adesso, subito: andare, andare, andare. Niente tempo per pensare, per protestare, per rimandare. Niente. Soldati. Romani. Armati. Lui, nel mezzo. A terra.  Mezzo morto prima ancora di iniziare. Lui: il condannato. A morte. Alla croce. Non ce la faceva, a portarla. Manco a tenerla su.  Mica facile pensare di andar via, o di stare ai bordi della strada, tra i tanti, a sentirti addosso la malinconia che ti dà la vista di  uno che stanno per ammazzare. Mi han chiamato, mi hanno preso, mi hanno sbattuto accanto a lui. Il suo patibolo  sulle mie spalle, la sua faccia vicinissima. Urla contro tutti e due. Mica facile muovere le gambe, partire insieme a lui, andare con lui a incespiconi, a partire e poi a morire.

Lui, poi. Lui:  quello che aveva parlato di vita nuova e di risurrezione, a sentir la gente. Tutti pazzi, pochi giorni prima, tutti Osanna e Regno dei cieli, tutti a parlare di un mondo migliore. Beati quelli che piangono, quelli che soffrono, quelli che hanno fame. Intanto,  quel giorno, loro erano spariti, e io su quella strada a buttar giù polvere, a sentirmi il legno grezzo smangiarmi la spalla, a rischiare le frustate e gli insulti insieme al condannato.

Lo guardavo di sfuggita: credere in uno così? Chi, come, dove? Come avevano potuto? Beati, beati, beati. Io non me n’ero mai accorto, di questa beatitudine: avanti e indietro dai campi, a lavorare pensando ai fatti miei. Mica facile pensare di cambiare le abitudini di tutta una stagione, di una vita intera; figurarsi su quella strada, sotto quel  legno, tra quei soldati.  A sentirmi tutta quella fatica addosso, mi sentivo  stanco, vecchio, sfinito, la mia vita passata come un lampo. Lo guardavo , io una maschera di sudore, lui  una maschera di sangue. Cosa starà pensando? La sua, di vita , filava dritta verso la stazione, l’ultima fermata, la fine del viaggio. Un mondo migliore? Come no.

Mica me lo potevo immaginare quanto pesasse quella croce spaventosa. Preso, tirato a forza,  trattato  da condannato a morte, costretto alla sua gogna, senza poter rifiutare niente. Dove è la mia libertà? Libertà, sì. Sai, essere libero. Un passo dopo l’altro, un sasso dopo l’altro, la polvere in bocca e nel cuore. Guardavo lui, che guardava quel roccione  ancora lontano per le sue gambe a pezzi. Uno strano sguardo dolente e ardente sotto le palpebre gonfie di botte.

Dove è la libertà? Guardavo quello strano sguardo, quasi un desiderio, e  mi dicevo: sai, forse la troverà lui. Forse va ad  essere libero, il condannato . Forse, essere libero costa soltanto qualche rimpianto. Tutto è possibile. Perfino credere . Che possa esistere. Un mondo migliore.

___________________________

“UN MONDO MIGLIORE ” 

 canzone di Vasco Rossi.

Non è facile pensare di andar via
E portarsi dietro la malinconia
Non è facile partire e poi morire
Per rinascere in un’altra situazione
Un mondo migliore

Non è facile pensare di cambiare
Le abitudini di tutta una stagione
Di una vita che è passata come un lampo
E che fila dritta verso la stazione
Di un mondo migliore
E un mondo migliore

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto
Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore

Non è facile trovarsi su una strada
Quando passa la necessità di andare
Quando è ora, è ora, è ora di partire
E non puoi, non puoi, non puoi più rimandare
Il mondo migliore
Un mondo migliore

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto
Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore

Autori: Vasco Rossi, Celso Valli.

 

(*) #riscrittureinconsapevoli: canzoni scritte dai loro autori per motivi e contesti tutti diversi, eppure in grado di rappresentare, almeno a qualche orecchio, un pezzo di Scrittura, che si riscopre lì dentro, come inconsapevolmente richiamata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.