Il Cristo «proletario» di P.P. Pasolini

23 Settembre 2016Lorenzo Cuffini

Scritto da Matteo BERGAMASCHI

 

Quale artista è considerato più controverso di Pasolini? Il suo rapporto con il Cattolicesimo non fa certo eccezione, anzi. Ci piace ricordare il suo Vangelo secondo Matteo, di una bellezza rara, ma il meno noto La Ricotta è forse ancor più enigmatico. Si tratta di uno dei quattro episodi che compongono Ro.Go.Pa.G., il cui titolo è ricavato dalle iniziali dei registi delle parti che lo compongono (oltre a Pasolini, Rossellini, Godard e Gregoretti); esso veda la luce nel ’63, un anno prima del Vangelo. Inutile dire che il rapporto con la censura è travagliato.

La trama è presto detta. Alla periferia di Roma, una troupe con tanto di regista (Orson Welles) sta girando delle scene per una sorta di kolossal, dedicato agli episodi evangelici. Il sottoproletario Stracci (Mario Cipriani), squassato dalla fame, fa la comparsa, così da rimediarsi il pranzo. Gli attori tuttavia non ce la fanno a rimanere seri: le scene solenni, tableau vivant che richiamano le deposizioni manieriste di Pontormo e Rosso Fiorentino, con tanto di versi di Jacopone e musiche di Gluck e Scarlatti, restano loro perfettamente estranee, tanto che si mettono a ridere, e occorre sospendere le riprese.

L’intento tuttavia non è affatto dissacrante: ci obbliga piuttosto a prendere le distanze da tutto un cerimoniale «barocco» con cui circondiamo il divino, allontanandolo da noi. C’è un modo di raffigurazione solidale con l’apparato di consumo e di spettacolo, che neutralizza il portato autenticamente trascendente del religioso, riducendolo a fatto di costume, a trovata «esotica», a moda innocua. Proprio come nella pellicola pasoliniana: quando il produttore romano compare sul set delle riprese, si sospende la scena della Passione, e le croci restano mute sullo sfondo, mentre tutti si affaccendano con i «pezzi grossi».

E Pasolini come reagisce all’industria culturale? Su una delle tre croci è appeso Stracci, nel ruolo del buon ladrone, reduce da un’abbuffata a base di ricotta, durante la quale è stato umiliato dagli altri attori e ha dovuto addirittura contendere il pasto con il cane della diva miliardaria. L’indigestione gli è fatale: dopo aver recitato la sua battuta («Quando sarai nel Regno dei Cieli, ricordami al Padre tuo»), reclina il capo e muore, ma nessuno se ne accorge fino alla fine. L’effetto è sorprendente: l’unico personaggio credibile per la raffigurazione del religioso non è altri che il poveraccio Stracci. L’unico che non ha niente a che vedere con l’industria dello spettacolo è il solo che può rappresentare la presenza «qualcosa d’Altro».