Il Magnificat del migrante

8 Dicembre 2022Lorenzo Cuffini

Scritto da  GIOVANNI PAOLO II.

 

Mi piace guardare ai migranti nella luce di Maria, la quale, “per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce, per così dire, e riverbera i massimi dati della fede” (Lumen Gentium, 65).

La Vergine santa, in verità, per il modo con cui visse la sua vicenda umana, si pone come punto di riferimento per i migranti ed i rifugiati. La sua vita terrena fu segnata da un continuo peregrinare da un luogo all’altro: l’accorrere in grande fretta presso la sua cugina Elisabetta; il trasferimento a Betlemme per il censimento, dove, in mancanza di altro posto a disposizione, partorì il Figlio in una grotta; il viaggio a Gerusalemme per la presentazione di Gesù al tempio; il muoversi sollecito e discreto al seguito di Gesù nella sua attività apostolica in Palestina la presenza di sofferta compartecipazione al Calvario.

Maria, inoltre, conobbe per diretta esperienza il travaglio dell’esilio e dell’emigrazione in terra straniera; vi fu costretta dalla minaccia che incombeva sulla vita di Gesù. “L’angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe per dirgli: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto . . ., perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo” (Mt 2, 13). Si trattò di una fuga improvvisa, attuata nel cuore della notte, in un clima drammatico, in cui non mancarono certo quelle tribolazioni ed angosce che, voi migranti e rifugiati, purtroppo ben conoscete: il trauma del distacco dalle persone e dalle cose, l’abbandono delle più care speranze, il camminare per luoghi sconosciuti, la difficile ricerca di un riparo in terra straniera, dove tutto è ignoto, l’incertezza di un lavoro che consenta di procurarsi i mezzi di sussistenza, il clima di sospetto, di discriminazione, di rifiuto, che non di rado s’avverte all’intorno, la precarietà delle situazioni che rende insicuro ogni programma di vita per sé e per i familiari, in particolare per i figli.

Nelle vicende della Vergine santissima appaiono così anticipati e quasi rispecchiati non pochi aspetti della vostra personale vicenda. Nella luce di lei, anzi, voi potete cogliere un singolare rapporto tra la vostra esperienza e la stessa storia della salvezza.

In lei, dunque, cari migranti, abbiate fiducia. A lei affidatevi in tutte le pene inerenti alla vostra condizione. Credete nell’amore di Dio per voi, anche quando è difficile vederlo o avvertirlo negli avvenimenti o nel comportamento degli uomini. Ricorrete sempre a Maria, ricorrete a Maria con ferma fiducia! E ricordate che ciò non significa cercare in lei comprensione soltanto per il tempo dell’emergenza, in attesa di riacquistare una sicurezza umana per poi adagiarsi in essa, quasi ciechi ad un destino superiore e sordi all’incontro con Dio. Al contrario ricorrere a Maria e affidarsi a lei significa allargare la speranza a quegli spazi, in cui Dio può entrare e operare. Maria è l’inizio di un popolo che riceve il Salvatore. Ella conosce la miseria e la debolezza degli uomini, ma sa anche che ogni male, compreso il peccato, non ha l’ultima parola sull’uomo. Ella ha fatto l’esperienza della croce e sa che si può “stare in piedi” accanto ad essa. Per questo canta la gioia di coloro che hanno fatto posto a Dio nella propria vita. Proclamata beata perché ha creduto alla realizzazione delle promesse del Signore, ella si effonde in quel canto di esultanza e di gioia che è il “Magnificat”, mirabile professione di fede nella potenza del Dio fedele e misericordioso. Il “Magnificat” è il compendio del Vangelo, di cui costituisce come l’introduzione: è la buona novella annunciata ai poveri. Operando nella storia degli uomini, Dio si oppone alla boria dei superbi che emarginano i miseri, all’arroganza dei potenti che opprimono i deboli, alla cupidigia degli accaparratori di ricchezze ai danni dei poveri, e interviene per rinfrancare gli infelici, per sollevare gli umili e ricolmare di beni gli indigenti. Egli è “il Dio degli umili, il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati” (Gdt 9, 11).

 

 

 

Ciò che si è verificato in lei si realizzerà in tutti coloro che credono all’avvento del Regno di Dio. Nel mondo di oggi i superbi, i potenti, i ricchi hanno ancora la meglio sui deboli e sui poveri, che soffrono la miseria e l’emarginazione. L’impegno a ribaltare la situazione secondo la logica del Vangelo costituisce un vero programma etico per i credenti.

La promessa di Dio non si traduce, tuttavia, in evento di salvezza senza la collaborazione dell’uomo. Non è sufficiente credere alla buona causa dei migranti; è necessario impegnarsi a difenderla e a sostenerla.

Questo programma di azione ha molteplici risvolti, da quelli interiori personali a quelli collettivi e perfino strutturali. L’esperienza odierna ci dice, anzi, che questi ultimi hanno una grande importanza nel peregrinare dell’umanità verso la sua pienezza. Nella mia recente enciclica Sollicitudo Rei Socialis ho qualificato come “strutture di peccato” quei fattori negativi che agiscono contro il bene comune, impediscono il cammino dell’umanità verso il suo sviluppo e umiliano la dignità della persona umana. La loro rimozione rientra nel dovere di permanente conversione del cristiano. “Nel «Magnificat» Maria si presenta come modello per coloro che non accettano passivamente le avverse circostanze della vita personale e sociale, né sono vittime della alienazione, come si dice oggi, ma proclamano con lei che Dio innalza gli umili e, se ne è il caso, rovescia i potenti dal trono”. Così affermavo il 30 gennaio 1979 nel Santuario di Zapopán in Messico; e nella citata enciclica Sollicitudo Rei Socialis ho aggiunto: “La materna sollecitudine di Maria si estende agli aspetti personali e sociali della vita degli uomini sulla terra” (Sollicitudo Rei Socialis, 49). Maria, che intona il suo cantico al Signore, diventa un modello straordinario per l’umanità di oggi. Ella impegna tutti gli uomini di buona volontà in questa opera di superamento delle situazioni di peccato. “Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità della sua fede, espressa nelle parole del «Magnificat», la Chiesa rinnova sempre meglio in sé la consapevolezza che non si può separare la verità su Dio che salva, su Dio che è fonte di ogni elargizione, dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e gli umili” (Redemptoris Mater, 37).

 

Desidero affidare a Maria la difficile situazione personale di tanti emigrati, affinché, intercedendo presso il suo Figlio, ottenga loro sollievo e soccorso. Affido a lei la difficile situazione internazionale, il cui squilibrio economico e sociale costringe tante persone a cercare all’estero più degne condizioni di vita. Un aspetto particolare delle migrazioni è oggi costituito appunto “dai milioni di rifugiati, a cui guerre, calamità naturali, persecuzioni e discriminazioni di ogni tipo hanno sottratto la casa, il lavoro, la famiglia e la patria” (Sollicitudo Rei Socialis, 24). Invito tutti a riflettere e ad impegnarsi attivamente per la rimozione delle cause che sono all’origine dello sradicamento di tanti milioni di persone dalle loro terre di origine; ciascuno, per quanto da lui dipende, eserciti l’accoglienza cristiana verso i rifugiati e i migranti, come efficace adempimento della preghiera della liturgia: “O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a condividere le nostre fatiche e le nostre speranze e hai posto in lui il centro della vita e della storia, guarda con bontà a quanti migrano per lavoro lungo le vie del mondo, perché trovino dappertutto la solidarietà fraterna che è libertà, pace e giustizia nel tuo amore” (“Orat. in Missam pro Migrantibus”).

 

 

 

T

  • Cfr: https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/migration/documents/hf_jp-ii_mes_19881004_world-migration-day-1988.html
  • In copertina: un manifesto di grandi dimensioni che riproduce la  Pietà con un giovane di colore, in carne e ossa, disteso sul grembo di Maria al posto di Gesù, opera dell’artista piemontese Fabio Viale.
  • Il giubbotto, messo su una croce in resina, è ora appeso nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere,è stato donato al Papa dalla ong Mediterranea, è appartenuto a un migrante ignoto annegato nel Mediterraneo, al largo della Libia.
  • La vignetta è opera di MAURO BIANI.
  • Il dipinto ” Madonna di Porto Negato” ( seconda immagine riprodotta) è opera di Giuseppe Martino.

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