Il mio nemico

13 Giugno 2020Lorenzo Cuffini

Scritto da  GIAN LUCA CARREGA.

 

La figura dell’antagonista svolge un ruolo cruciale nelle saghe dei supereroi. L’Uomo Ragno ha una caterva di avversari, tra i quali spicca l’acerrimo nemico Goblin, alias Norman Osborn. Per non parlare della sfilza di personaggi con cui se la deve vedere Batman, figure apparentemente di secondo piano rispetto al protagonista, ma che possono salire in primo piano, come è avvenuto con Joker. L’antieroe è il contrario dell’eroe, quindi per certi aspetti rappresenta il suo alter ego. A non è B. A è A proprio in quanto non è B.

 

 

Neppure gli eroi delle saghe bibliche sfuggono a questa regola e se prendiamo uno dei personaggi più carismatici della Scrittura, Davide, ci accorgiamo che il suo carattere è costruito in antitesi al rivale Saul. Emblematici in questo senso sono tre capitoli del primo libro di Samuele, quelli che vanno dal 24 al 26. Questa sezione è incorniciata da due episodi molto simili in cui Davide risparmia la vita di Saul che finisce inconsapevolmente nelle sue mani. Davide potrebbe vendicarsi di colui che gli sta dando la caccia ingiustamente, ma rifiuta di stendere la mano contro il consacrato del Signore. Si mostra misericordioso, qualsiasi cosa voglia dire questo atteggiamento di non rivalsa in un contesto in cui le sue motivazioni non sono poi così cristalline. In mezzo a questi due episodi, Davide sta per cedere a sua volta allo stesso furore che anima Saul e medita di uccidere un certo Nabal che si è rifiutato di pagare la sua protezione non richiesta. Sarà la moglie di costui a evitare la strage, ma Davide in ogni caso riesce a non cedere a quell’istinto omicida che lo avrebbe assimilato al suo persecutore. Per dirla con un linguaggio cinematografico, non cede al lato oscuro della Forza. Davide merita di regnare perché non è Saul.

 

 

 

Ma questo non significa che gli antagonisti abbiano solo una funzione negativa di comparazione. Tra gli avversari di Davide c’è anche uno dei suoi fratelli, che si chiama Eliab. Di lui non sappiamo molto, se non che doveva essere un ragazzone palestrato che Samuele era pronto a consacrare come rimpiazzo di Saul e che invece deve essere scartato perché, dice il Signore, non bisogna guardare all’aspetto né alla statura (1Sam 16,7). Meglio un ragazzotto come Davide, che non riesce ad indossare l’armatura di Saul perché ci balla dentro.

Dunque ancora una logica di confronto negativo? Sì e no. Perché Eliab torna in scena nel capitolo successivo, quando Davide si reca al campo di battaglia dove il fratellone sta fronteggiando con gli spauriti commilitoni israeliti il temibile esercito filisteo che vanta la presenza del gigantesco Golia. Eliab non è affatto contento di rivedere il fratellino e lo apostrofa duramente, rimproverandolo di avere abbandonato il gregge che gli era stato affidato per venire a vedere lo spettacolo della battaglia. Quindi lo giudica in maniera sprezzante: “Conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore” (1Sam 17,28). Siccome siamo tutti dei followers di Davide, la sentenza dello sconosciuto Eliab ci appare semplicemente come lo sfogo di un frustrato assai lontano dal vero.

 

 

Ma l’autore biblico la pensa allo stesso modo? A volte i personaggi dicono più di quello che intendono esprimere. E qui Eliab sembra incarnare una voce profetica che descrive bene Davide. Non questo Davide giovane e sbarazzino, ma quello che, una volta insediato al potere, dovrà confrontarsi con i propri limiti e le proprie ambiguità. Quello disposto a sacrificare la vita di uno dei suoi fedeli generali per coprire il suo adulterio. Quello che attira la peste sull’accampamento israelita perché ha voluto fare un censimento arrogante. Succede, allora, che i nemici possano essere inconsapevolmente portatori di verità e diventa importante ascoltare quello che dicono perché si può imparare da tutti, anche da quelli che vorrebbero farci del male e invece finiscono per farci un favore mettendoci in guardia da noi stessi.

 

 

 

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