Il nome di Dio

4 Novembre 2016Lorenzo Cuffini

Scritto da Maria NISII.

 

“Per essere chiamato con molti nomi Dio disfece la torre, la grandezza posticcia di uomini ridotti a maestranze. Scelse di essere nominato in mille lingue perché non si esaurisse la ricerca. È ancora lì, alla superficie del caos” (Erri De Luca, Una nuvola come tappeto, Feltrinelli, ed. 2014, p. 18)

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Christian Bobin, poeta e narratore francese, ha composto una sequenza di 99 testi brevi (o se si preferisce versi o aforismi o riflessioni o, perché no?, preghiere), non a caso richiamando il numero dei “Bellissimi nomi di Allah” della preghiera mussulmana recitata con l’uso di un rosario (tasbiha, a 99 o 33 grani). Il Cristo dei papaveri (Editrice La Scuola, 2013) li raccoglie in un libretto, che scandisce ogni testo con il ritmo dell’impaginazione. Ogni pagina un pensiero, una domanda, la recitazione di un nome. Lo spazio vuoto attorno al verso diventa così pausa, il tempo lento del respiro che si addice a chi legge senza fretta, senza il bisogno di arrivare all’ultima pagina. Il Cristo dei papaveri si apre e si chiude, lasciandoci ogni volta con lo stesso stupore.

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Il nome è qui pregato in un canto d’amore: “Ti amo da far paura alle stelle” (V), “Ti amo più delle mie parole, più di tutte le mie parole: un nutrimento d’angeli è la tua parola (le pain des anges, il pane degli angeli, il pane eucaristico” (VII). Ma si tratta di un canto duro da ascoltare per gli uomini: “Quando ho detto loro che t’amavo, mi hanno risposto: ‘Chi credi di essere?’” (X). L’amante vive in mezzo a uomini dell’era degli occhi vuoti (XIII), perchè il loro non è più un vedere. L’amore invece attinge a una visione esclusiva: “Mi è capitato in vita ciò che accade solamente dopo la morte: ho aperto gli occhi, ho visto i visi oscurarsi e il tuo sole sorgere” (XXIII).

La mistica, si sa, non è mai andata a braccetto con le istituzioni religiose: “Quanto a quelli che ti festeggiano e ti incensano, non trascorrerebbero nemmeno un’ora di vita con te” (XXXV). Ma s’infiamma d’amore per l’amato, come preso dalla febbre di una passione: “Resuscitato dal tuo soffio, il mio cuore avverte una febbre tale da render gelose le foglie degli alberi, come se il tempo non fosse che una scottatura dell’anima” (XL). Per cui la felicità è segno della presenza che ormai abita in lui: “Quando sono felice, immediatamente so che sei tu…” (XLVIII) e che diventa apertura del cuore al mondo nello: “sfavillio dei papaveri” (LXIII) che siamo noi, lucenti e fragili, “che crescono… imprevedibili… nel bel mezzo dei giorni” (LXIV) e che è Dio stesso, “tanto fragile quanto questi papaveri che gli uomini, per il loro profitto, vogliono strappare dalla terra” (LXVI).

La fragilità espone Dio e l’uomo alla sofferenza e alla morte – “Ti uccido ogni volta che faccio gli occhi dolci al mondo. Spero di non renderti la vita troppo dura” (LI) – e non si trova “Nessuna parola al mondo che sia, in quel momento, all’altezza del nostro dolore” (LXXIX). Ma il rossore del papavero è il tocco della grazia allo “spirito del nostro cuore spento” (LXXXV) e fiamma d’amore (XCVII), come nel Cantico dei Cantici (8,6). Un amore esposto (al ludibrio degli uomini, alle nostre infedeltà) e perciò vulnerabile – proprio come il papavero:

“Hanno fatto di te un’immagine, hanno fatto di te un idolo, hanno fatto di te una Chiesa. Io, invece, faccio di te un papavero, il minuscolo stendardo dell’eterno, che fiorisce inaspettatamente e stupisce” (XCIII).

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I 99 (o 33) nomi di Allah

 

coroncina

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Una “coroncina” di trentatré nomi nella forma poetica scarna, affine agli haiku, compone Marguerite Yourcenar – per un Dio colto nell’istante delle piccole grandi cose di ogni giorno…

1. Mare al mattino
2. Rumore dalla
sorgente nelle
rocce sulle pareti di
pietra
3. Vento di mare
a notte
su un’isola
4. Ape
5. Volo triangolare
dei cigni
6. Agnello appena nato
bell’ariete
pecora.
7. Il tenero muso
della vacca
il muso selvaggio
del toro
8. Il muso
paziente
del bue
9. La fiamma rossa
nel focolare.
10. Il cammello
zoppo
che attraversò
la grande città
affollata
andando verso la morte.
11. L’erba
L’odore dell’erba.
12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)
13. La buona terra
La sabbia e
la cenere
14. L’airone che ha
atteso tutta
la notte, intirizzito,
e che trova
di che placare la sua
fame all’aurora
15. Il piccolo pesce
che agonizza nella gola dell’airone
16. La mano
che entra in
contatto
con le cose
17. La pelle – tutta la superficie del corpo
18. Lo sguardo
e quello che guarda
19. Le nove porte
della
percezione
20. Il torso
umano
21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno
22. Un sorso
di una bevanda
fredda
o calda
23. Il pane
24. I fiori
che spuntano
dalla terra
a primavera
25. Sonno in un letto
26. Un cieco che canta
e un bambino invalido
27. Cavallo che
corre
libero
28. La donna
– dei –
cani
29. I cammelli
che si abbeverano
con i loro piccoli
nel difficile wadi
30. Sole nascente
sopra un lago
ancora mezzo
ghiacciato
31. Il lampo
silenzioso
Il tuono
fragoroso
32. Il silenzio
fra due amici
33. La voce che viene
da est,
entra dall’orecchio
destro
e insegna una canto.

 

Marguerite Yourcenar, I trentatré nomi di Dio

https://www.youtube.com/watch?v=VkPqqziaqLc

 

  • In copertina : Bruegel, Torre di Babele