Il segno del Tau

23 Novembre 2019Lorenzo Cuffini

 

 

Scritto da  MARIA NISII.

 

Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». (Ez 9,4)

Nel contesto delle visioni di giudizio su Gerusalemme,a causa del peccato di idolatria di cui si è macchiato il popolo, il profeta Ezechiele vede un uomo vestito di lino, con una borsa da scriba, al quale Dio ordina di segnare la fronte di una parte degli uomini. Il segno richiama l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, il tau. Ed è segno di distinzione: i segnati infatti si salveranno.

Troviamo un riferimento analogo nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse. Al capitolo 7 viene posto il sigillo sulla fronte di 144.000[1]uomini, detti “servi del nostro Dio”, ma sarà solo al capitolo 14 che si spiegherà in che cosa consistequesto sigillo:

E vidi: ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. (Ap 14,1)

In questo caso il segno sulla fronte indica l’appartenenza irreversibile a Dio e a Cristo-Agnello. L’immagine richiama la consuetudine di imprimere a fuoco nella carne degli schiavi il nome del proprietario, generalmente eseguita sull’avambraccio. In Apocalisse si riprende l’uso modificandolo: il nome è scritto e non impresso a fuoco, ed è posto sulla fronte invece dell’avambraccio. La fronte indica la persona, e il legame non è quello tra schiavo e padrone. L’appellativo di “servo” (Ap 7) è infatti altamente positivo, in quanto attribuito anche allo stesso autore (Ap 1,1) e a Mosè (15,3).

David Maria Turoldo, teologo, prete e poeta, scrive una poesia richiamando questo segno di tradizione biblica, che applica al battesimo. Scritta in prima persona, come un’esperienza autobiografica, parla dal punto di vista di chi, ormai anziano, ripensa alle parole semplici che il padre gli ha rivolto da bambino. Semplici ma importanti, perché la fede è espressa nei termini di vita libera.

 

Eppure avanti di passare all’altra

Riva, pace mi dona

Il sapere quanto

Saggia era la parola

Dettami ancora fanciullo

Da mio padre:

 

“che a tutto doveva bastare

Il battesimo; e di nessun’altra

Appartenenza, libera

Vita fossi a segno

Della stessa fede”.

 

Sapere che tutto già era

Lavato dal sangue di Lui,

e di quanta libertà

sarebbe costata.

 

E toccare con mano come

Ogni peccato era consunto

Mentre si compiva.

 

E bruciare dal desiderio

Di essergli degno, fino

A fare dei giorni

Altari di cenere. E così

 

Senza rimpianti, mondato

Alla fine dallo stesso mio pianto

Presentarmi a Te, col segno

In fronte del solo “Tau”

 

(D. M. Turoldo, Col segno in fronte)

 

Il “tau”, in quanto ultima lettera dell’alfabeto ebraico, dice il senso di compimento della rivelazione.L’esserne segnati indica pertanto l’appartenenza al disegno redentivo. Si tratta allora di un segno di salvezza, come il battesimo appunto. Una salvezza sotto il segno della libertà. Una salvezza di cui essere degni. Una salvezza che muove e commuove. Un piccolo segno – non ne occorrono altri.

 

 

David Maria Turoldo (1916-1992)

 

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[1] Si tratta di un numero simbolico che chiede al lettore uno dei tanti interventi interpretativi nel testo. Qui dovrà eseguire una piccola operazione matematica per comprenderne il significato, ovvero: 12 (come le tribù d’Israele, dunque rappresentativo del popolo ebraico) x 12 (come gli apostoli, indice del popolo della nuova alleanza) x 1000 (il tempo dell’intervento di Gesù Cristo risorto nella storia).

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