Intellettuali, contadini e rivoluzionari a servizio della Scrittura

6 Novembre 2021Lorenzo Cuffini

Scritto da  DARIO COPPOLA.

 

Ritorniamo sul film Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini per scoprire ancora, oltre alle comparse e agli attori di strada, significativi interpreti di ruoli principali nel capolavoro del regista ispirato dalla Scrittura.

Juan Rodolfo Wilcock recita nell’importante ruolo del sacerdote Caifa, sadduceo e capo del sinedrio. Aggiungiamo ora una tessera preziosa al nostro mosaico di scoperte: Pasolini – che è consapevole della propria non conoscenza del testo di Matteo – compie qui una svista nella scelta degli attori. L’errore, certamente non voluto, balza all’evidenza: Caifa è un sadduceo, ma nella scena precedente che rappresentava l’intervento del sadduceo sul matrimonio in relazione alla resurrezione (Mt 22, 24-33), la scelta del regista cadeva su un altro attore. Nulla di male, senonché quando Pasolini rappresentava, subito dopo, anche il fariseo che chiede a Gesù quale sia il più grande comandamento (Mt 22, 34-39), veniva messo in scena proprio Caifa, che non è fariseo ma sadduceo, interpretato dal nostro Wilcock. La confusione tra farisei, sadducei e altri perdura dunque nella sceneggiatura del film.

 

 

Wilcock è un intellettuale argentino naturalizzato italiano, nato nel 1919 e morto nel 1978: è stato poeta, scrittore, critico letterario e traduttore prestigioso. Conoscitore sopraffino di Kafka, Joyce, Proust, Céline, Borges, amante dell’opera di Genet e anche frequentatore di Moravia, nel film – grazie alla mediazione pasoliniana – diventa parte umana dirimente nella riscrittura della passione di Cristo.

Ecco un’immagine dell’intellettuale precedente il film.

 

L’attore che veste i panni di Giuseppe, nella prima parte del Vangelo, altri invece non è che Marcello Morante, scrittore, critico e giornalista (1916-2005).

 

 

Autore di numerosi saggi e libri di narrativa, egli è proprio il fratello della stessa Elsa Morante.

 

 

E nel film partecipa anche il nipote (allora quindicenne) della scrittrice: Giacomo Morante nei panni dell’apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo.

 

 

L’altro figlio di Zebedeo, Giacomo l’apostolo, è interpretato da Luigi Barbini, all’epoca studente alla Sapienza di Roma, un attore impegnato con diversi film ideologici scritti da grandi intellettuali nel suo curriculum vitæ.

 

Barbini recitò infatti per Ugo Gregoretti nel film Le belle famiglie (1964) e poi nel  lungometraggio mitologico La sfida dei Giganti (1965) di Maurizio Lucidi, interpretando Xantos. Sempre nel 1965 lavorò per Federico Fellini in Giulietta degli Spiriti.  In Capriccio all’italiana (1967) Pasolini lo rivolle di nuovo con sé nel ruolo di un burattino nell’episodio Che cosa sono le nuvole, successivamente lo scelse ancora nei panni di un ragazzo alla stazione in Teorema (1968), come soldato lo scritturò per Porcile (1969) e, infine, fu sempre per Pasolini uno degli argonauti in Medea.

 

 

Nel 1968 l’attore aveva già preso parte alla versione televisiva dell’Odissea di Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava. Nel 1969 Barbini recitò ancora in Certo, certissimo… anzi probabile di Maurizio Fondato e in Barbagia di Carlo Lizzani. Nel 1971 prese parte al film Violentata sulla sabbia di Renzo Cerrato, e recitò in La sciantosa di Alfredo Giannetti, con Anna Magnani. Nel 2004 Barbini ha conseguito il Dottorato in Sacra Teologia.

 

 

Il musicista Ferruccio Nuzzo interpreta Matteo, l’autore stesso del Vangelo, riconoscibile in questo fotogramma del film

 

 

 

Rosario Migale, un partigiano protagonista nelle lotte dei contadini calabresi dopo la seconda guerra mondiale, è Tommaso l’apostolo nel Vangelo di Pasolini. Lo riconosciamo ultimo a destra nella foto.

 

 

“Nel maggio del 1945 ritorna nella sua terra, a Cutro, dove diventa immediatamente un leader nella secolare vertenza nel Mezzogiorno, la lotta per il riscatto delle terre da sempre in mano agli agrari”

 

Margherita Caruso, la ragazza di Crotone interprete della Madonna in età giovanile nel film, è poi diventata un tecnico di laboratorio, ma ricorda con orgoglio quel simposio di intellettuali (Siciliano, Gatto, Maraini, Morante, Moravia, etc.) da lei conosciuto durante quegli anni di lavorazione del film.

 

 

E, in ultimo, lo stesso Enrique Irazoqui (1944-2020) è stato un accademico spagnolo.

 

 

 

Pasolini ha riunito tutti loro perlopiù non credenti e laici con tante altre persone anonime in questo cenobio culturale e spirituale per una missione profetica che parte dalla Sacra Scrittura e là ancora ci rimanda.

 

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