Josquin Des Prez – Absalon, fili mi

25 febbraio 2018Lorenzo Cuffini

 

 

Scritto da CHIARA BERTOGLIO.

 

 

Josquin Des Prez è stato uno dei massimi esponenti della cosiddetta “scuola franco fiamminga”, una sorta di egemonia dell’eccellenza musicale grazie a cui i compositori dei Paesi Bassi crearono, sostennero e fecero fiorire la musica polifonica nei secoli XIII-XVI con risultati ineguagliati.

Fra i suoi contemporanei e conterranei, Josquin spicca per l’assoluta fluidità, morbidezza ed espressività della scrittura: le linee polifoniche si intrecciano con eleganza suprema, con una padronanza totale della tecnica compositiva che si traduce in un’intensa appropriazione emozionale dei testi, esaltati dalla bellezza della musica pur in una grande compostezza e sobrietà, che rifugge dagli estremi e dai facili effetti.

Tutti questi elementi si ritrovano nel toccante Absalon, fili mi, uno struggente mottetto che pone in musica il lamento del Re Davide sulla morte di Assalonne, suo figlio e suo nemico allo stesso tempo. La vicenda di Davide ed Assalonne è profondamente umana, impastata di quei sentimenti e di quelle vicissitudini che hanno costellato il corso della storia e delle storie umane, seppur vissuti in modo estremo ed anche sanguinario: un figlio difficile, che ha le mani sporche del sangue del fratello e tenta di usurpare il trono paterno; un figlio che ha fatto soffrire il padre, nei suoi affetti familiari e nella sua carica regale, ma anche, e soprattutto, uno che rimane sempre figlio amato.

 

Davide_piange_Assalonne

 

Il lamento intonato da Davide in 2 Sam 18,32-33 è qui amplificato sia nel testo sia nella realizzazione musicale. Come è suo solito, Josquin rifugge dalla spettacolarizzazione del dolore, anche se coglie tutte le occasioni di rendere musicalmente i sentimenti del re. Il nome stesso di Assalonne, “Absalon”, con le sue due “a”, diviene spesso un lamento in se stesso, e la “a” diviene quasi solo il suono del gemito, più che l’elemento di una parola.

La discesa agli inferi, che Davide invoca su di sé, è raffigurata da una musica discendente, che diviene ad un tempo simbolismo grafico sulla partitura, ed eco onomatopeica del sospiro nell’esecuzione musicale. Le flessuose volute armoniche della musica di Josquin si piegano improvvisamente e dolorosamente sulle parole che evocano il pianto, “plorans”, e proprio dalla compostezza trattenuta della raffigurazione musicale il dolore di Davide acquista una forza struggente e sovraindividuale. Il pianto di Davide smette di essere solo suo, e diviene il lamento dell’umanità che piange i suoi figli.

https://youtu.be/Rm_ER8ICDDo