La lotta con DIO

19 Marzo 2022Lorenzo Cuffini

Scritto da  NORMA ALESSIO.

 

«Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo. […] vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere» (Esodo 33,20-23).

Questo è il principio ebraico secondo cui il volto di Dio non lo si poteva vedere e nemmeno rendere immagine, come è attestato in più luoghi dell’Antico Testamento.

Nell’episodio conosciuto come la “lotta di Giacobbe contro l’angelo”, raccontato nella Bibbia e nella Torah nel Libro della Genesi al capitolo 32, nei versetti da 24 a 28 è descritto l’incontro di lotta tra Giacobbe e …l’uomo, in cui Giacobbe alla fine prevale.Giacobbe sta andando a incontrare suo fratello Esaù, sperando di riconciliarsi con lui, quando di notte

rimase solo e un uomo lottò con lui fino all’apparire dell’alba; quando quest’uomo vide che non poteva vincerlo, gli toccò la giuntura dell’anca, e la giuntura dell’anca di Giacobbe fu slogata, mentre quello lottava con lui. E l’uomo disse: «Lasciami andare, perché spunta l’alba». E Giacobbe: «Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!» L’altro gli disse: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Giacobbe». Quello disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto». Giacobbe gli chiese: «Ti prego, svelami il tuo nome». Quello rispose: «Perché chiedi il mio nome?» E lo benedisse lì. Giacobbe chiamò quel luogo Penuel, perché disse: «Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata» (Genesi 32,24-30)

Quindi possiamo anche qui riconoscere il fatto come una delle manifestazioni di DIO, attraverso una lotta che si svolge nell’oscurità, dove è difficile percepire subito l’identità dell’assalitore di Giacobbe, perché fino alla fine quest’uomo è qualcuno che rifiuterà di dire il suo nome.

Il tema non è dei più comuni nella storia dell’arte e non è stato trattato in alcuni periodi storici (come nel Rinascimento), mentre riappare spesso nel XIX secolo. Questo episodio viene interpretato sia come allusione a combattimenti allegorici, sia alla lotta tra l’umano e il divino, il quale è rappresentato solitamente con un angelo, effettivamente nominato nelle scritture soltanto nella breve citazione del fatto in Osea (12, 4-5). L’azione dei due protagonisti nella lotta è rappresentata più o meno violenta secondo la sensibilità degli artisti.

 

1.

 

Nel bassorilievo (1)  di un capitello del XII secolo della Basilica di Sainte Marie Madeleine a Vézelay, in Francia, vediamo che è Giacobbe che attacca, afferrando l’angelo per il collo dell’abito; l’avversario però  risponde con calma e compostezza, senza perdere l’equilibrio, anzi raccogliendo  il lembo della veste  e benedicendo, quasi a voler dire a Giacobbe che tutta l’aggressività è inutile.

 

(2)

 

Invece per il pittore francese Paul JacquesAimé Baudry, rappresentante della “pittura accademica” del Secondo Impero, con la sua versione del 1853 (2) conservata al Museo Municipale della città di La Roche sur Yon, il soggetto è solo il pretesto per un’interpretazione tutt’altro che religiosa, dove alle figure è dato un carattere allegorico: “Giacobbe è la giovinezza dell’uomo, l’Angelo l’ideale” e la loro lotta illustra la caduta delle illusioni dell’uomo durante il passaggio all’età adulta.

 

(3)

 

Anche Gustave Moreau, rappresentante dei simbolisti, dipinge (3) Giacobbe e l’angelo nel 1878, conservato negli Stati Uniti all’Harvard Art Museums. Qui i due personaggi non sono propriamente in lotta e la figura dell’angelo emerge con la sua sfavillante aureola e un fascio di luce che circonda tutto il suo corpo, immagine di un sogno, di un’idea misteriosa e sensuale.

 

(4)

 

Tra gli artistiche si sono discostati dalle interpretazioni più comuni vi è Livio Retti, un pittore italiano del XVIII secolo che lavorò principalmente nell’attuale Germania meridionale. La sua opera è collocata sul soffitto della Sala del Consiglio del Municipio della città di Schwäbisch Hall (4) ; qui sono proprio rappresentati due uomini che stanno combattendo alla pari sulla riva del fiume.

 

(5)

 

La scena è ampliata  nel 1888, in Bretagna, da Paul Gauguin (5), che lo attualizza con il titolo di La visione dopo il sermone (Lotta di Giacobbe con l’angelo) ora a Edimburgo alla National Gallery of Scotland. Gauguin evoca “la visione”condivisa da alcune donne bretoni, in primo piano, dopo aver ascoltato il sermone. Al proposito Gauguin scrisse all’amico pittore Van Gogh per dirgli che aveva appena dipinto “un quadro religioso, mal eseguito, ma mi interessava farlo e mi piace”. Quando lo finisce, lo commenta lui stesso dicendo:«Credo di aver ottenuto nelle figure una grande semplicità rustica e superstiziosa.(…) Per me in questo quadro il paesaggio e la lotta esistono solo nella fantasia della gente in preghiera dopo il sermone, ragion per cui esiste un contrasto fra la gente vera e la lotta nel paesaggio immaginario e sproporzionato». Ancora oggi resta un quadro impegnativo, e lo stesso Gauguin non si meravigliò quando la sua offerta in dono alle chiese locali fu decisamente respinta, per ben due volte.

 

(6)

 

Maurice Denis (6) , francese, fondatore del gruppo dei pittori Nabis (dalla parola ebraica che significa profeti) e di fede cattolica – cosa  che lo influenzò nell’impegno per un ritorno a un cattolicesimo primitivo – dipinge questa scena in un quadro (1892-93) di proprietà privata, in cui l’azione di lotta di due uomini, raffigurati nei loro tratti essenziali, diventa un abbraccio, forse il momento finale in cui c’è la benedizione.

 

(7)

 

Ancora un’artista francese, Bertrand-Jean detto Odilon Redon (7), nell’opera del 1907 al Museo di Arte Moderna di New York, rappresenta l’episodio come un sogno, come rivelazione di un mondo interiore parallelo, con l’angelo dalle ali enormi che sembra non gli appartengano, ma che custodiscono, integrate nel paesaggio dove la figura di Giacobbe non si distingue facilmente all’interno di quella più grande dell’angelo.

 

(8)

 

Jack Baumgartner (8), presbiteriano, giovane artista contemporaneo, agricoltore e falegname, che vive in una fattoria nel Kansas centro-meridionale, con sua moglie pastore presbiteriano e i loro quattro figli, interpreta la lotta di Giacobbe contro un Dio intimo e misterioso. Ai margini della composizione vi sono delle mani che aprono una tenda per rivelare uno scorcio della storia dell’uomo Giacobbe e dell’intimità con il suo Dio.

Giacobbe è nudo e in tal modo mostra l’energia che mette  nella lotta. Si muove contro lo sconosciuto compagno di lotta, le dita dei piedi allungate dietro di lui. Il personaggio con cui lotta Giacobbe non ha un volto, si allunga per afferrare il suo piede, costringendo le dita di Giacobbe a flettersi mentre solleva il ginocchio in modo da proteggerlo da una roccia sottostante.

Diversi modi di vedere e sentire un Dio, in queste opere d’arte che continuano ad aiutarci nella comprensione delle Scritture e a dare un senso alla nostra fede.

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  • In copertina : DVD del film Giacobbe. L’Uomo che lotto’ con Dio prodotto da LuxVide, regia di Sir Peter Hall (1994) , distribuito da SanPaolo.

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