La moglie di Caino

6 ottobre 2018Lorenzo Cuffini

Scritto da MARIA NISII.

 

La storia dell’umanità raccontata dalla Bibbia “dimentica” di citare alcuni personaggi, generalmente di linea femminile, e il primo tra questi è la figlia di Adamo ed Eva, moglie di Caino. La sua omissione è curiosa, perché di fatto esiste non nominata in quel versetto che recita: “Ora Caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì Enoc” (Gen 4,17). Non nominata, la sua presenza è tuttavia indispensabile per la catena delle generazioni, che non avrebbe potuto svilupparsi con i soli figli maschi di cui la Bibbia dà conto. E come ormai sappiamo, là dove la Bibbia tace, la letteratura si fa ricca e rigogliosa e alla figlia dei progenitori dà non solo un nome– Calmana è quello con cui è più frequentemente citata -, ma pure una ragion d’essere e un carattere.

 

Questa volta ci occuperemo meno di romanzi e racconti contemporanei e invece risaliamo fino alle cronache del Quattrocento e Cinquecento. Questo richiede di precisare che la categoria di riscrittura non va intesa nel senso moderno del termine fin qui sempre assunto, perché le narrazioni cronachistiche sono il lavoro dello storico che, seppure narra integrando e spiegando, pure non ritiene di inventare. Il suo racconto dunque non sarà mai fiction, né i personaggi frutto della sua immaginazione, in quanto appartengono a una lunga e documentata tradizione. Di questa daremo conto solo in alcuni veloci passaggi.

 

Nel Fioretto della Bibbia (1515) si narra come i parti di Eva siano tutti gemellari: con Caino dunque nasce una gemella, destinata a divenirne sua moglie, di nome Eborea. Qui come in altri testi, la moglie di Caino risulta essere una sorta di “doppio” del personaggio maschile. Nel Supplementum di Jacopo Foresti (1513) si offre un’interessante interpretazione dell’omissione biblica: Mosè tace i nomi delle donne perché non può dilungarsi troppo sui dettagli e ha bisogno di arrivare velocemente alla vicenda di Abramo.[1] Quanto invece alla giustificazione del matrimonio di Caino con Calmana, l’autore cita l’autorità di Agostino: essendo gli albori dell’umanità era necessariamente consentita un’unione tra fratelli, oggi non più accettabile.

 

A metà Seicento compare una cronaca ben più antica e riproposta in una nuova e accurata edizione: gli Annali di Eutichio,un antico patriarca melkita vissuto tra il IX e il X secolo. Secondo questo testo, il parto di Caino e Abele continua a essere gemellare ogni volta. Ma perché l’incesto sia meno grave, Adamo ordina ad Abele di sposare la gemella di Caino e viceversa. Purtroppo però il caso vuole che Caino sia follemente innamorato della sua gemella, ragione per cui uccide il fratello. Come evidente, in questo modo si offre pure una spiegazione a un episodio che sembrava poco giustificabile.

 

Queste insolite narrazioni ci appariranno meno funamboliche non appena scopriremo una glossa della tradizione giudaica, secondo la quale la nascita gemellare si baserebbe sulla presenza nel testo ebraico di Genesi 4,2 (Poi partorì ancora Abele…) di una sorta di prefisso per cui il verbo usato per il parto andrebbe interpretato nel senso di “continuò a partorire” e dunque, oltre al primo figlio, potrebbero esserci stati anche un secondo e un terzo gemello o gemella.

 

Nel Seicento  la presenza di questo personaggio femminile inizia ad animare un intenso dibattito. E tuttavia il rifiuto del lato femminile era inevitabilmente non poco problematico: se non era la sorella, chi poteva essere mai la moglie di Caino? Da quali popoli poteva provenire se il mondo non conosceva altri abitanti oltre ad Adamo ed Eva?

 

La curiosità non si esaurisce e anche l’Ottocento produce le sue versioni della vicenda matrimoniale del primo fratricida della storia. Il più rilevante, il Caino di Byron (1821), dona alle figure femminili un significativo spessore psicologico. Ada, la moglie di Caino, conforta addirittura il marito con parole d’amore di una modernità stupefacente: “Mio caro Caino! …perché rimpiangerai sempre il paradiso? Non possiamo farcene da noi un altro… qui o dovunque tu voglia: dovunque sei tu, io non avverto la mancanza di questo Eden tanto rimpianto”.

 

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[1] A Mosè era tradizionalmente attribuita la redazione del Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio). La storia di Abramo inizia al capitolo 12 del libro della Genesi, mentre la vicenda oggetto di nostro interesse si svolge nei primissimi capitoli del libro.

 

  • In copertina : Tintoretto, Caino e Abele (1551-2)