La stoffa dello scritto

7 Maggio 2022Lorenzo Cuffini

 

 

Scritto da  GIAN LUCA CARREGA.

 

Ettore Moscatelli, fratello della Sacra Famiglia, è una figura piuttosto nota nell’ambiente della carità torinese per il suo impegno nei campi nomadi. Meno nota invece è la sua carriera pubblicistica che risale a lunga data e lo ha visto cimentarsi soprattutto nel genere biografico. Il volumetto Gesù adolescente. Un vangelo apocrifo del terzo millennio, uscito lo scorso anno per Effatà, è un saggio interessante dei suoi interessi narrativi. La proposta di Moscatelli non è originale di per sé, ma è curioso il suo modo di procedere.

 

 

Molti autori, infatti, si sono cimentati con episodi della vita di Gesù che è stata rinarrata secondo angolature diverse, spesso con cambiamento del punto di vista affidato a qualche personaggio del racconto. E in effetti anche il testo di Moscatelli ricorre abbondantemente a questo stratagemma. Altrettanto frequente è la tecnica della trasposizione di alcuni episodi evangelici in contesti differenti, così che assumono dei contorni meno scontati e passano alla categoria di elementi di cronaca sulla bocca di altri personaggi.

Il tratto più peculiare si può invece scorgere nell’uso di altro materiale biblico che viene inserito nelle riflessioni dei personaggi. Di fatto il loro modo di esprimersi è un centone di citazioni della Scrittura che vengono ricollocate in uno spazio diverso. In alcuni casi il riferimento viene indicato in nota, altre volte è lasciato alla cultura del lettore che può coglierlo o meno a seconda della sua dimestichezza con il testo sacro. Di per sé, infatti, percepire questi rimandi non è indispensabile per capire il racconto, tuttavia è un gioco simpatico che l’autore avvia con i suoi lettori, una sorta di gioco enigmistico in cui chi è più bravo riuscirà a scovare tutti i riferimenti.

 

 

Moscatelli scrive, per sua stessa ammissione, con l’intento di divulgare le sue riflessioni spirituali sul testo biblico. Questo patto con il lettore è una precisazione onesta perché scopre le sue carte e non vuole proporre un vangelo più credibile ma soltanto una sua ricostruzione personale che può aiutare chi vuole immedesimarsi nella vicenda, soprattutto se credente. Il risultato non è sempre convincente e a volte si ha l’impressione che le divagazioni ci allontanino dal cuore del racconto. Del resto, se si vuole rinarrare un episodio che nel vangelo di Luca occupa pochi versetti è giocoforza ricorrere a questi espedienti oppure inventare di sana pianta alcune situazioni.

Moscatelli opta per l’ortodossia ed è una scelta non solo rispettabilissima, ma alla lunga vincente rispetto a quei narratori che hanno lasciato briglia sciolta alla loro fantasia (personalmente non ho mai perdonato a un grande scrittore come Eric Emmanuel Schmitt la scena de Il vangelo secondo Pilato in cui Gesù consegna una spilla alla sua fidanzata Rebecca dopo aver consumato il dessert [sic!]). Se non altro, questo favorirà una maggior attenzione verso il testo biblico e questo rientra di certo nelle intenzioni di Moscatelli. A volte non è fondamentale avere la stoffa dello scrittore, basta essere consapevoli che dalla stoffa dello scritto si possono cucire vestiti assai diversi e sempre utili.

 

 

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