La tridimensionalità dei Magi

5 Gennaio 2019Lorenzo Cuffini

 

 

Scritto da GIAN LUCA CARREGA.

 

Puntuali ad ogni Epifania, ecco arrivare i Magi. Coi loro doni (oro, incenso e mirra), con i loro nomi (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre), con le loro razze (un semita, un africano e un indoeuropeo), con i loro cammelli e dromedari. Eppure la base da cui si parte, il vangelo di Matteo, che è l’unico testo canonico a parlare della loro visita, è molto più sobria: dei Magi, venuti da Oriente, portano i tre doni a Gesù. Ma quanti sono, da dove vengano e come si chiamino, beh, è tutta una rielaborazione successiva.

 

Gentile da Fabriano , Adorazione dei Magi ,1423- (elaborazione).

 

Intendiamoci, non c’è nulla di male in tutto questo, perché in fondo è l’evangelista stesso che utilizza un genere letterario fiabesco e quindi stimola l’aggiunta di nuovi dettagli che rendono più vivace il racconto e la tradizione raffigurativa. Per noi, però, è importante capire come si è evoluta questa ramificazione della tradizione. Che i Magi siano tre è una pura convenzione e in alcuni ambienti sono diventati quattro, otto, persino dodici. Il fatto che abbia prevalso il numero di tre sembra una questione collegata ai tre doni: ci va almeno un Magio per dono e nessuno arriva a mani vuote! I nomi compaiono soltanto all’inizio del Medioevo e sono deformazioni occidentali di nomi recuperati da altri documenti più “esotici”. Quanto al fatto che fossero dei re (e nelle rappresentazioni pittoriche sono quasi sempre incoronati) occorre tenere conto di due fattori indipendenti.

 

Andrea Mantegna, Adorazione dei Magi, 1497-1500 circa

 

Da un lato c’è un fondamento storico, non perché i Magi in sé avessero prerogative reali, ma perché in Persia erano impiegati a corte e quindi avevano a che fare con l’ambiente regale. Dall’altro è assai probabile che siano stati trasformati in sovrani dalla tradizione per vedere nel loro omaggio il compimento del salmo 72,10:I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni”. È innegabile, poi, che il tributo recato al Re Gesù in qualche modo veniva inteso come una relativizzazione di tutti i poteri terreni, che nei Magi si sottomettevano a lui. Altri elementi, come i dromedari o i cavalli, il seguito di servitori, ecc., sono un corredo meno significativo in cui si è sbizzarrita la fantasia di artisti e pittori.

 

I doni secondo la fantasia postmoderna: “Hipster Nativity Set”, 2018(dal web) – Particolare dei tre Re magi.

 

Queste amplificazioni, comunque, sono sufficienti a farci individuare le direttrici attraverso cui ha operato la tradizione:

  • sottolineare l’universalità dell’omaggio a Gesù, vedendo nei Magi dei rappresentanti di tutti i popoli
  • amplificare la ricchezza e il lignaggio dei Magi per accrescere indirettamente la gloria di colui che ne riceve l’omaggio
  •  integrare la scarsità di informazioni del sobrio racconto matteano con delle notizie che vivacizzano il racconto

Queste integrazioni non hanno nuociuto al testo originale perché ne hanno rispettato lo spirito originale e possono essere annoverate come buoni esempi di rinarrazione amplificata.

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  • In copertina : Arturo Martini, Epifania (presepio), 1926, terracotta, cm 50 x 52, Fondazione Domus per l’arte moderna e contemporanea