LA VIA CRUCIS DEL TERZO MILLENNIO a Jasna Gòra

13 Aprile 2019Lorenzo Cuffini

 

Scritto da NORMA ALESSIO.

 

Umiliò se stesso ancor di più, facendosi obbediente fino alla morte, anzi fino alla morte di croce” (Filippesi 2, 8).

 

Tutta la sequenza delle Viae Crucis che ornano le pareti delle chiese cattoliche è una narrazione dei momenti della Passione di Gesù, che nel periodo pasquale viene ripercorsa in forme diverse attraverso le azioni e i gesti della liturgia.

La “via crucis” per gli artisti è un soggetto molto importante di espressione personale delle proprie posizioni religiose e – allo stesso tempo – ha il compito di aiutare i fedeli che percorrono la Via a meditare sul messaggio del Cristo sofferente. Nel passato le rappresentazioni delle scene della Passione erano pressoché fedeli a quanto i vangeli raccontano sui vari momenti della salita al Calvario, per cui le singole scene dei riquadri nelle “stazioni” delle viae Crucis nelle chiese sono diventate per noi “comuni”.

Gli artisti contemporanei tendono invece a limitare il realismo di questo tipo di cicli, riducendo le scene degli attimi di sofferenza all’essenza stessa del significato dell’avvenimento, ricorrendo a segni o simboli, con una certa difficoltà di interpretazione da parte di chi osserva. Il pittore polacco Jerzy Duda Gracz, ad esempio, nato a Częstochowa nel 1941 e morto nel 2004, crea  ne “La via crucis del terzo millennio” (dipinta tra il 2000 e il 2001) un insieme suggestivo e di straordinaria espressività: pur rimanendo ancorato alla grande tradizione artistica del passato, con i suoi valori e le sue forme estetiche, ecco che le scene sono rilette alla luce della storia d’Europa, e in particolare della Polonia, dell’ultimo secolo.

Questa salita al Calvario non termina, come solitamente la vediamo, con la quattordicesima stazione, dove Gesù è deposto nel sepolcro, ma ad essa ne sono  aggiunte altre quattro: Gesù che risorge, l’apparizione agli apostoli, quella in Galilea e l’Ascensione, che avviene proprio a Częstochowa, aprendo la storia alla speranza. In ognuno di questi riquadri Duda ha ritratto in modo realistico sia Gesù che i testimoni della Sua Passione; in tutti è presente un Cristo sofferente, del tutto umano , a volte anche Lui, come gli altri, persino un po’ deformato, privo di fascino, umiliato e vittorioso ad un tempo, inserito in contesti di folle umane realistiche, che cambiano di volta in volta. Il pensiero che vuole trasmettere, come lui stesso ha scritto,  è “la solitudine dell’uomo in mezzo ai più vicini, nella famiglia, tra gli amici, i seguaci, i proseliti: la solitudine in mezzo alla folla”. L’artista ha inserito tra gli eroi evangelici molti personaggi contemporanei, storici, quotidiani e dei momenti di festa, tipici ed eccezionali,  figure universalmente conosciute, gente rappresentante i più diversi mestieri, professioni, caratteri; il più delle volte appena  deformati, a volte storpiati, brutti, infermi, ridicoli, miserabili, ma concepiti poeticamente, pur se in modo specifico e pieno di elementi grotteschi, portandoli al limite e tendenti alla caricatura. I simboli che Duda dipinge appartengono alla sua storia recente, come Massimiliano Kolbe – martire ad Auschwitz-  padre Popiełuszko, ucciso dal regime comunista negli anni ’80, lo stesso Giovanni Paolo II.

Jerzy Duda Gracz inizialmente era un non credente che accompagnava la madre a pregare al santuario della Madonna nera di Częstochowa, sul monte Jasna Gòra , e che  si convertì alla fede cristiana solo dopo la visita di Giovanni Paolo II in Polonia, nel 1979. Decise poi di donare un’opera proprio al santuario per eccellenza dei polacchi, e il tema scelto fu quello della Passione di Gesù Cristo, che gli era particolarmente vicino.

Ogni Stazione merita di essere vista e meditata, qui se ne riportano solo alcune.

I StazionePilato

La condanna di Cristo da parte di Pilato (I STAZIONE ), ad esempio, viene riletta dall’artista alla luce della potenza dei mass media: Pilato con il catino per il lavaggio delle sue mani annuncia davanti a numerosi microfoni e riflettori ciò che sta per compiere.

 

V STAZIONE : IL CIRENEO

Anche l’artista stesso, lo troviamo rappresentato (come avveniva nei dipinti  medioevali, in cui spesso gli artisti erano raffigurati,  presenti come testimoni delle scene evangeliche) : è il Cireneo, colui che aiuta Gesù a portare la croce (V STAZIONE); dietro a lui, un violinista; un uomo accovacciato chiude il percorso, guarda verso il basso, la bottiglia vuota e il bicchiere rovesciato.

 

VII STAZIONE : SECONDA CADUTA DI GESU

La seconda caduta di Gesù (VII STAZIONE) ha luogo tra una folla di gente indaffarata e frettolosa, in quanto è la settimana santa e tra qualche giorno sarà Pasqua. Della Domenica delle Palme sono rimaste solo le palme rituali, in ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Cristo è caduto, ma lotta ancora, è ancora vivo, mentre è già stato sepolto e coperto di violetto, solo un cane sente che Dio è vivo.

 

IX STAZIONE : TERZA CADUTA DI CRISTO

 

Nella terza caduta di Cristo (IX STAZIONE), nello scenario desolato di un asilo, Cristo cade picchiando duramente il volto sul selciato. Alle sue spalle si consuma la tragedia di una nuova strage degli innocenti: a terra i corpi di neonati seviziati a causa degli esperimenti subiti; in primo piano, bambini soldato. Sullo sfondo le baby-schiave, o bambine-squillo, con tacchi alti, giarrettiera e sigaretta, e una scala, la scala del sogno di Giacobbe “una scala poggiava a terra e la sua cima raggiungeva il cielo; su di essa salivano e scendevano angeli di Dio” (Genesi 28,12)

 

 

 

X STAZIONE : IL GOLGOTA

 

Ecco il Golgota (X STAZIONE). La via dolorosa è terminata, ora la croce attende il corpo di Cristo solo e completamente nudo. Dietro al suo capo risplende l’ostia nell’ostensorio, adorata in processione per la festa del Corpus Domini sotto il baldacchino, con fanciulle in candidi abiti che gettano petali di rose che rivestono di colore la strada e la croce; sacerdoti, guardie che vigilano, e la folla con stendardi e gonfaloni. Il ricordo del dolore sembra ancora vivo, eppure il dramma è vinto.

 

 

XVI STAZIONE: IL RISORTO

 

O ancora, (XVI STAZIONE) un chirurgo che non si rassegna in alcun modo a credere ai miracoli e vuole accertare “scientificamente” la verità della Risurrezione infilando il dito nel costato di Gesù. Sullo sfondo è raffigurata la torre di Babele (Genesi 11,1-9) in riferimento alla confusione di lingue creata da Dio per impedire di terminare la costruzione, in contrapposizione con la Pentecoste quando “tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. (Atti 2,4).

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  • In copertina : XI STAZIONE, La Crocifissione