Le mele di Adamo

6 Marzo 2021Lorenzo Cuffini

 

 

Scritto da MARIA NISII.

 

Il neonazista Adam viene mandato a scontare l’ultima parte della sua pena detentiva in una piccola parrocchia della campagna danese, adattata a comunità di rieducazione da padre Ivan, che ospita anche un ex terrorista pakistano, rapinatore di benzinai (Khalid), e un ex tennista obeso, alcolista, cleptomane e stupratore (Gunnar). Si unisce al gruppo una donna incinta (Sara), che arriva lì per chiedere consiglio al pastore sul da farsi: ha appena saputo che il figlio sarà portatore di handicap e sta pensando di abortire. Ivan la convince a tenerlo, rivelandole di essere padre felice di un figlio disabile.

 

 

Adam osserva con occhio critico, ma con poche parole, il piccolo mondo a cui è stato affidato e in particolare Ivan, di cui non riesce ad accettare l’atteggiamento positivo. E lo spettatore ne assume pian piano il punto di vista, dato che l’occhio della macchina da presa sembra adottare il suo

 

 

Ogni personaggio appare di conseguenza grottesco, esasperato, ai limiti della comicità. E questo significa che la storia non è costruita per favorire empatia o compatimento, neppure di fronte ai drammi di Ivan, di cui presto Adam viene a conoscenza dalle ciniche parole del medico: la madre è morta di parto dopo averlo dato alla luce, il padre lo ha violentato per tutta l’infanzia, la moglie si è suicidata per l’incapacità di sopportare un figlio spastico e paralizzato e lui ora ha un tumore al cervello. Ivan però rifiuta di guardare alla verità della sua vita, rifugiandosi in una visione parallela, nella quale trova nel diavolo il facile capro espiatorio a cui attribuire lacolpa di tutto quello che gli capita. Allo stesso modo nega la realtà di fallimento del recupero di Khalid e Gunnar, che continuano il primo a rubare e il secondo a bere.

 

 

Preso possesso della stanza fatiscente che gli viene destinata, Adam sostituisce un ritratto di Hitler al crocifisso che trova appeso, ma lascia al suo posto una Bibbia che Ivan gli porta il primo giorno. Le vibrazioni a cui è sottoposto l’alloggio ogni mattina al suono delle campane e lo sbattere violento della porta fanno però cadere più volte il volume, che Adam vede aprirsi sempre alla stessa pagina: l’inizio del libro di Giobbe. All’ennesima volta si convince a leggerlo, per poi raccontarne a Ivan la storia come spiegazione dei suoi guai: è Dio, non satana, a volere il suo male.

 

6Ora, un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. 7Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». 8Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». 9Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. 11Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». 12Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore.13Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, 14un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. 15I Sabei hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».16Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».17Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».18Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, 19quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».20Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò 21e disse:

“Nudo uscii dal grembo di mia madre,

e nudo vi ritornerò.

Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,

sia benedetto il nome del Signore!”.

22In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

(dal libro di Giobbe, cap. 1)

 

Dopo essersi reso esegeta dei mali del pastore, Adam infierisce sull’uomo – già annichilito dalla rivelazione giobbica (che ammette di non aver mai letto) – picchiandolo selvaggiamente in una notte di tempesta, in cui anche il cielo sembra infuriare come a simulare la voce divina nel tuono:

 

1 Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine:
2 Chi è costui che oscura il consiglio
con parole insipienti?
3 Cingiti i fianchi come un prode,
io t’interrogherò e tu mi istruirai.
4 Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
5 Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
6 Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
7 mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio?
8 Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando erompeva uscendo dal seno materno,
9 quando lo circondavo di nubi per veste
e per fasce di caligine folta?
10 Poi gli ho fissato un limite
e gli ho messo chiavistello e porte
11 e ho detto: «Fin qui giungerai e non oltre
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde».
12 Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all’aurora,
13 perché essa afferri i lembi della terra
e ne scuota i malvagi?
(Gb 38)

 

 

Umiliato dal confronto obbligato con la verità della sua vita e per il rifiuto di Dio di cui ora si è persuaso, il pastore sente la sconfitta su tutti i fronti e avverte la propria morte come ormai imminente. La carica vitale che fino a quel momento l’aveva reso impermeabile al dolore – forse coincidendo con la sua stessa fede – si spegne improvvisamente. Venendo a mancare le sue sollecitazioni, Khalid e Gunnar rinunciano a ogni, pur scarso, tentativo di autolimitazione per ricadere nelle spirali di alcol e violenza. Ed è a quel punto che scatta la svolta in Adam, che sente di dover fare qualcosa per recuperare la situazione che egli stesso ha contribuito a esasperare.

In una commedia nera (o di umorismo nero), emergono – come visto – temi tutt’altro che ridicoli. Il titolo, di non casuale richiamo biblico, fa riferimento all’obiettivo che il nuovo arrivato si era prefissato per la sua riabilitazione: fare una torta con le mele dell’albero che sovrasta la canonica. Un traguardo che, se dapprima sembrava banale, è diventato gradualmente sempre più irraggiungibile: l’albero infatti viene assalito dai corvi, poi le mele infestate dai vermi e infine la pianta stessa colpita da un fulmine. Le poche mele salvate vengono mangiate da Sara, ignara del compito a cui erano destinate. E tuttavia Adam riesce a mantenere l’impegno assunto con l’unica mela salvata da Gunnard, che la restituisce dopo averla sottratta furtivamente. Con quella sola mela, Adam prepara una piccola torta che divide con Ivan. Il compito è stato assolto. Adam e Ivan hanno mangiato il frutto della conoscenza, che qui ha un insolito potere di guarigione – e, come Giobbe, sono entrambi pronti per la riabilitazione finale:

 

2«Comprendo che tu puoi tutto

e che nessun progetto per te è impossibile.

3Chi è colui che, da ignorante,

può oscurare il tuo piano?

Davvero ho esposto cose che non capisco,

cose troppo meravigliose per me, che non comprendo.

4Ascoltami e io parlerò,

io t’interrogherò e tu mi istruirai!

5Io ti conoscevo solo per sentito dire,

ma ora i miei occhi ti hanno veduto.

6Perciò mi ricredo e mi pento

sopra polvere e cenere».(Gb 42)

 

 

 

La vita può quindi proseguire. Ivan guarisce miracolosamente dal tumore, come Giobbe dalla lebbra:

 

10Il Signore ristabilì la sorte di Giobbe, dopo che egli ebbe pregato per i suoi amici. Infatti il Signore raddoppiò quanto Giobbe aveva posseduto. 11Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo; banchettarono con lui in casa sua, condivisero il suo dolore e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui, e ognuno gli regalò una somma di denaro e un anello d’oro.12Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato. Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. 13Ebbe anche sette figli e tre figlie. 14Alla prima mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Argentea. 15In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli. (Gb 42)

 

E Adam diventa suo fedele aiutante, quale ricompensa delle perdite subite nel passato. Fa da sfondo musicale, soprattutto quando Ivan non vuole rispondere alle scomode domande di Adam, How deep is your love il noto brano dei Bee Gees. Per aver mangiato del frutto della conoscenza, nel finale, sarà lo stesso Adam a farla suonare in macchina, in compagnia del pastore e di due nuovi arrivati.

 

 

Bene e male, colpa ed espiazione, sono i temi celati in questa storia dai tratti insoliti, raccontata sullo sfondo di un paesaggio nordico di cultura protestante (o quel che ne resta). Bene e male si scontrano, anche violentemente, nei protagonisti – nell’uno subendo, nell’altro infierendo. Colpa ed espiazione sono invece variamente ritratte nei tanti personaggi che compaiono sulla scena, rappresentanti della malvagità umana, ma qui mostrati in un lato farsesco sebbene mai sprezzante. In una narrazione del genere è allora tutto possibile: è possibile che un nazista legga le Scritture invece del pastore che sa solo citarle a raffica, così come diventa possibile che il frutto della conoscenza riabiliti invece di punire. Esegesi politicamente scorretta o riscrittura esuberante?

Neppure il soprannaturale sembra escluso dalla scena – nella curiosa sorte del melo, nella notte di rivelazione e di tempesta, nella guarigione di Ivan – anche se non tutti possono accoglierlo. Il cinico medico infatti, non potendo riconoscere l’inaccettabile, fa le valigie per allontanarsi da quanto gli risulta incomprensibile. Come Adam, forse, dovrebbe mangiare il frutto della conoscenza. Ma questo ormai è abbattuto e comunque sarebbe un’altra storia.

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  • Le mele di Adamo (Adams æbler) è un film del 2005 diretto da Anders Thomas Jensen.
  • How deep is your love è una ballata pop scritta e incisa  dai Bee Gees nel 1977. Puoi ascolatrla al link seguente:

https://www.youtube.com/watch?v=yYkBaNHQgoE

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