L’incontro di due madri

18 Dicembre 2021Lorenzo Cuffini

Scritto da  NORMA ALESSIO.

“[Maria] entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta” (Lc 1,40)

 

L’evento dell’incontro tra Elisabetta e Maria, comunemente conosciuto in Occidente come la “Visitazione” e in Oriente con il termine greco“Aspasmòs”, cioè “saluto”, “abbraccio”, è riportato solo nel primo capitolo del Vangelo di Luca, ai versetti 39-45. La scena è intesa come l’incontro delle due future madri, che condividono reciprocamente la loro gioia, e allo stesso tempo come l’incontro tra Gesù e Giovanni il Battista che, ancora nel grembo di sua madre, esulta  alla venuta del Salvatore (Lc 1,41-44). Essa suscita sempre un senso di tenerezza e di intima affettuosità per la gioia dell’incontro di corpi e di anime che si sfiorano, si toccano, si abbracciano o si salutano a distanza con le braccia protese, espresso in arte diffusamente, ma con sfumature diverse.

Il tema centrale della Visitazione è appunto la gioia dell’incontro. Le rappresentazioni hanno tutte in comune, ovviamente, le due madri: vicine, in piedi, in atto di abbracciarsi, immagine simbolica del concepimento; non sempre sono sole come sembra nel racconto dell’evangelista: talvolta, gli artisti introducono nella scena anche  Giuseppe e Zaccaria, una o più ancelle o altri personaggi non riportati nel Vangelo. In qualche caso sono evidenziati i mutamenti delle condizioni corporee delle due donne che mostrano il loro grembo gravido: per esempio Elisabetta tocca quello di Maria nello scomparto laterale del trittico dell’Annunciazione (1434)  del pittore fiammingo Roger Van Der Weyden, esposto a Torino in Galleria Sabauda. (1)

 

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Talvolta le due donne si salutano con un inchino formale, da lontano. Oppure vediamo che sono rappresentate non alla  pari: Elisabetta, che ha in grembo il piccolo precursore, si mette in ginocchio davanti a Maria, colei che porta il Messia, come nella terracotta invetriata di Luca della Robbia, realizzata intorno al 1445 per la chiesa di San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia. Qui  si ha l’opportunità di cogliere, in un interessante rapporto di visione da più punti di vista, il pathos del momento del caldo abbraccio e il contrasto tra il volto anziano di Elisabetta e quello della giovane Maria. (2)

 

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Le vediamo rappresentate così anche in provincia di Torino, a Frossasco, nella cappella della Madonna del Boschetto, in un affresco della fine del XV secolo attribuito al Maestro di Cercenasco, nel quale compaiono  nel grembo di Maria ed Elisabetta – cosa strana  per l’arte occidentale – le due piccole figure, in cui si riconoscono Giovanni con le mani incrociate, inginocchiato verso Gesù, il quale sta  ritto, in atto di benedire, in parte coperto dal braccio e dalla mano di Elisabetta.(3)

 

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Nella Visitazione ad opera, sembra, di aiuti di Raffaello Sanzio del 1517, ora conservata a Madrid nel museo del Prado (già nella cappella di famiglia Branconio nella Chiesa di San Silvestro a L’Aquila), i ruoli delle due donne appaiono invertiti. Sembra cioè  che Elisabetta sia andata a trovare Maria, in evidente maggiore stato di gravidanza rispetto a lei; sullo sfondo è collocato il Battesimo di Gesù da parte di Giovanni Battista con l’apparizione di Dio tra angeli, quale prefigurazionedel “futuro incontro”.(4)

 

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La sintesi assoluta dell’avvenimento è concretizzata da Jacopo Carucci detto il Pontormo nella sua Visitazione (1528-1529), ora collocata nella Pieve di San Michele a Carmignano in provincia di Prato. Nel dipinto vediamo un gruppo di quattro donne inserite in uno spazio delimitato da una quinta muraria da un lato e da un palazzo dall’altro, privi di qualsiasi elemento decorativo. Due donne di profilo, le protagoniste, che si abbracciano e si guardano serenamente negli occhi e due di fronte, a stretto contatto con le altre, che guardano l’osservatore e sono come estraniate dal contesto della scena. Secondo alcuni, dai volti si potrebbero riconoscere le stesse Maria ed Elisabetta, oppure Maria di Cleofa e Maria Salome. Le figure hanno colori astratti e sembrano danzare e ruotare, così che tutta la composizione assume un carattere onirico, estraniata dalla realtà quotidiana. Solo in basso a sinistra vi si scorgono due piccole figure di uomini, una seduta con la gamba accavallata e l’altra in piedi mentre esce da un portone. Chi sono? Forse Zaccaria e Giuseppe, ma le loro caratteristiche sono molto lontane dalla somiglianza con i tradizionali attributi.(5)

 

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In maniera straordinaria, un artista, l’italo-americano Bill Viola, maestro della videoarte contemporanea, che definirei un riscrittore, reinterpreta in una nuova forma la Visitazione del Pontormo, legando il passato con il presente, cucendo cinque secoli senza forzature, facendo evocare anche allo spettatore la gioia intensa provata dalle due donne in abiti moderni, attraverso la coinvolgente videoinstallazione sonora The Greeting, presentata alla XLVI Biennale di Venezia del 1995. La scena è trasmessa a velocità rallentata e la breve concatenazione di gesti compiuti dalle attrici fa dialogare arte del passato e arte contemporanea. Concordo con l’opinione del giovane artista e critico d’arte Giuseppe Alletto, secondo il quale “Viola cattura lo spirito del Pontormo e lo fa rivivere alla luce della contemporaneità, intensificando gesti, movimenti ed emozioni dei personaggi, i quali vengono spogliati della loro simbologia religiosa, ricontestualizzati in una nuova dimensione e resi perciò esemplari” e ancora rappresenta “l’emozionante visione di un incontro che, sospeso in un’atmosfera senza tempo, diviene metafora universalmente poetica delle più semplici e genuine affezioni umane”. Aggiungo però che permane il senso sacro della scena proprio perché accanto al suo video è sempre presente il dipinto originale da cui trae ispirazione: è la dichiarazione precisa di voler attualizzare un evento miracoloso del passato, per azzerare il tempo umano, convenzionale e limitato.

 

Rimanendo sempre nel campo delle nuove forme espressive maggiormente tecnologiche, come il cinema, mi colpisce un’immagine/fotogramma riferita a questa scena evangelica, che compare di frequente in diversi blog e siti internet religiosi, quella tratta dal film The Nativity story del 2006 diretto da Catherine Hardwicke, scenografa, regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica statunitense. L’immagine della foto risulta molto efficace, con le due donne nell’istante altamente significativo, che bene esprimono la loro gioia con intensità e realismo capaci di suscitare emozioni che spingono alla riflessione. L’attrice che impersona Maria, Keisha Castle-Hughes, sedicenne al tempo delle riprese del film, rivelò di essere incinta proprio in quel momento!

Catherine Hardwicke spiegò come «Lo sforzo maggiore nel realizzare Nativity è stato rendere questa storia il più umana e reale possibile».

 

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