Manierismo pasoliniano nel vangelo: déjà-vu di poeti, scrittori e pittori

9 Maggio 2020Lorenzo Cuffini

 

 

Scritto da  DARIO COPPOLA.

 

Una panoramica sulla folla riporta l’attenzione su sacerdoti e anziani. Un erodiano,  rappresentato alla maniera del fiammingo Jan van Eyck in Ritratto di uomo con turbante rosso (1433), pone la questione del tributo a Cesare (Mt 22, 16-21).

Poi interviene un sadduceo, con cappello nero, che interroga Gesù su un tema giuridico inerente al matrimonio: per la legge del levirato, in morte del marito di una donna senza figli, il primo fratello doveva sposarla; la successiva morte, a catena, di sette fratelli e della donna stessa pone il caso di chi sia il di lei marito nel Regno dei cieli (Mt 22, 24-33).

 

 

 

Giuda viene inquadrato mentre ascolta.

 

 

Prende, da ultimo, la parola il fariseo e chiede quale sia il più grande comandamento (Mt 22, 34-39).

I canti della Rivoluzione russa (La Chanson de Martyrs diretta da Boris Alexandrov) introducono il capitolo successivo: una fiumana popolare segue su un’altura Gesù, e accorre a lui da ogni dove; nel mentre, passano i soldati con armature medievali.

Suggestiva è la scena in cui il Cristo predica al popolo disposto su vari livelli, come in un dipinto trecentesco senza prospettiva: vertice iconico del film, in cui Pasolini raggiunge piena concordia col testo (Mt 23, 2-39).

Le immagini sottolineano i soldati (Mt 23, 24) che arrestano chi segue Gesù. Al v. 34 si vedono gli apostoli la cui sorte Gesù descrive interpretati, fra gli altri, da veri intellettuali:

il poeta Alfonso Gatto è Andrea;

lo scrittore Enzo Siciliano è Simone;

il filosofo Giorgio Agamben è Filippo.

 

Gli intellettuali sono destinati a soffrire come gli apostoli stessi. Già abbiamo visto:

il poeta Mario Socrate nel ruolo di Giovanni Battista;

lo scrittore Francesco Leonetti in quello di Erode Antipa;

la stessa Susanna Colussi Pasolini, nel film madre di Gesù, è stata nella vita una scrittrice.

Il discorso si conclude con un’inquadratura del Cristo davanti a un arco con timpano. In una scena Pasolini riassume solo l’inizio del discorso escatologico (saltato integralmente), dove mostra Gesù scendere con sguardo duro verso Gerusalemme (Mt 24, 2).

Il regista ci porta così a Mt 26: con uno stacco passa dal capo dei farisei al fico seccato e si conclude il canto russo diretto da Alexandrov.

Da una porta antica presso un pergolato, sull’eco di un flauto, Maria di Betania – interpretata da Natalia Ginzburg – unge il capo di Gesù, suscitando la gelosia di Giuda. Pasolini, ancora una volta,  pone sulla di lui bocca quanto Matteo attribuisce ai discepoli (Mt 26, 6-13). Con un sorriso la donna esce di scena e Giuda corre dai sacerdoti (Mt 26, 14-16).

Infine, Pasolini introduce l’Ultima cena con l’espressione «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà» (Mt 26,20-29).

 

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