“Osanna al figlio di Davide!”

24 marzo 2018Lorenzo Cuffini

 

Scritto da NORMA ALESSIO.

 

L’ingresso trionfale a Gerusalemme è uno degli avvenimenti chiave della vita di Gesù. Ecco il Messia in mezzo al suo popolo, l’inviato da Dio in mezzo agli uomini, e dappertutto si leva l’acclamazione gioiosa.

Questo racconto è narrato da tutti gli evangelisti, ma si differenzia per alcuni particolari che hanno riscontro nelle interpretazioni date dagli artisti. La versione di Matteo parla di due giumenti, un’asina e un puledro (su cui nessuno è ancora salito), mentre Marco, (11,1-10), Luca (19,29-40) e Giovanni (12,12-15) parlano di un solo piccolo asino. Nei dipinti dobbiamo quindi porre l’attenzione sulla cavalcatura di Gesù, come lui siede -se a cavalcioni o su un fianco,come su un trono- sul numero di animali, sulle persone che tagliano i rami che per Matteo (21,8) sono di alberi; mentre per Giovanni (12,13) sono di palme (la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui). Sono da osservare anche le azioni delle persone presenti alla scena poiché ”molti stendevano i propri mantelli sulla strada” e l’orientamento del percorso della folla, se avanza da sinistra a destra o al contrario.

Nell’affresco di Gaudenzio Ferrari, nel ciclo della passione, firmata alla sua conclusione nel 1513 sulla parete-tramezzo della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Varallo (Vercelli), l’artista risolve la questione di Gesù che deve cavalcare due animali contemporaneamente inserendo altre quattro zampe all’animale in primo piano[1].

 

Gaudenzio Ferrari (1513)- Chiesa di Santa Maria delle Grazie – Varallo, VC 

 

Diversamente Giovanni Canavesio, nel santuario di Notre Dame des Fontaines a La Brigue nel 1492, raffigura l’asino e il puledro distintamente.Chi è fedele alla descrizione fatta dagli altri evangelisti è Martino Spanzotti, che nella parete tramezzo in San Bernardino di Ivrea del 1457, nella scena dipinge solamente un asino.

 

Martino Spanzotti, (1457) –  San Bernardino – Ivrea, TO  

 

Gaudenzio Ferrari, Giovanni Canavesio e Martino Spanzotti accentuano l’aspetto riportato da Matteo, mentre nessuno di essi raffigura le palme. Curiosa la stessa scena dipinta da Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova tra il 1303 e 1305 dove inserisce l’azione dubbia di un personaggio che può sembrare che stia per spogliarsi del mantello per stenderlo sulla strada per il passaggio di Gesù, oppure che nasconda la testa proprio sotto di esso all’arrivo di Gesù.

 

Giotto (tra il 1303 e 1305 )- Cappella degli Scrovegni – Padova 

 

Un esempio del rinnovamento dei contenuti religiosi lo vediamo in un’interpretazione moderna (1920) della medesima scena, del tutto soggettiva e apparentemente senza riscontro nel Vangelo: quella di Stanley Spenser, artista britannico, che ha dipinto un quadro – ora esposto al Leeds Museums & Galleries –  che non rientra  tra le scene del racconto della Passione di Gesú, ma ne attualizza il contenuto e descrive la reazione degli abitanti della città. Qui la scena è ambientata tra le case di un quartiere, Gesù avanza in groppa all’asino e la folla agitata si allontana come spaventata perché non sa chi sia; infatti il versetto 10 di Matteo al capitolo 21 racconta “mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva – chi é costui? – e nel versetto 11 questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea -; in questo modo l’artista sembra ribaltare anche a noi questa domanda: vogliamo riconoscere Cristo il figlio di Dio? E davvero da Lui che dipende la salvezza di tutto il mondo?

 

Stanley Spenser (1920) – Leeds Museums & Galleries – 

 

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[1] dal 24 marzo 2018 si potrà ammirare da vicino la parete gaudenziana utilizzando il ponteggio, in occasione delle mostre sul Rinascimento di Gaudenzio Ferrari fino al 16 settembre 2018