Pasolini e gli apostoli in Matteo

23 Febbraio 2020Lorenzo Cuffini

Scritto da  DARIO COPPOLA.

 

 

Gesù, in riva al mare, chiama due coppie di fratelli: Pietro e Andrea; Giacomo e Giovanni di Zebedeo, questi ultimi già visti ascoltare il Battista. Qui Pasolini cambia il testo di Matteo – in cui vi sono cinque ampi discorsi: evangelico, detto “della montagna” (cc. 5-7); apostolico (c. 10); parabolico (c. 13); ecclesiastico (c. 18); escatologico (cc. 24-25) – e salta al discorso apostolico (o missionario) di Mt 10, completando l’elenco dei dodici apostoli, ripetendo redazionalmente i primi quattro loro nomi e aggiungendo, in ordine diverso da Matteo, la presentazione che Gesù fa di Filippo, Tommaso, Simone, Bartolomeo, Taddeo, Giacomo di Alfeo, Matteo, Giuda Iscariota (*)

 

Questo elenco è anticipato dal finale del c. 9: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate […] il padrone della messe affinché invii nuovi operai alla sua raccolta» (Mt 9, 37b-38). Pasolini elimina il riferimento al potere taumaturgico dato agli apostoli, ricordando loro il solo ruolo di operai della messe. La trama salta direttamente a: «Ecco io vi mando agnelli in mezzo ai lupi» (Mt 10, 16); senza riferimento al prender la propria croce, Pasolini cita: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita la perderà e chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà» (Mt 10, 38); quindi torna a Mt 8 accompagnando il passaggio prima in silenzio e poi con la musica di Bacalov finché, focalizzatasi la scena sul lebbroso, appena è mondato, in modo liturgico risuona il Gloria della Missa luba africana. Il lebbroso trasgredisce all’ordine di tenere il segreto. Qui Pasolini colloca Mt 5, con cui inizia il discorso evangelico.

 

 

Le beatitudini sono proclamate di getto, senza commento musicale, fuori campo e si vedono i discepoli salire al monte. Pasolini cita letteralmente fino a Mt 5, 12 e salta a Mt 7, 9, concludendo con la cosiddetta “regola d’oro” «Fate dunque agli altri quello che volete che gli altri facciano a voi; perché questa è la Legge dei Profeti [evidente errore, anziché: Legge e i Profeti. La Legge, i Profeti e gli Scritti costituiscono la Bibbia ebraica, la TaNaK, ndr]». Il regista ritorna a Mt 5, 17 per ricollegarsi al filo narrativo interrotto: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti» e torna subito a «sale della terra […] luce del mondo» (Mt 5, 13-15). Seguono l’invito di Gesù a non accumulare tesori sulla terra (Mt 6, 19-20) e a non servire due padroni (Mt 6, 24), ritornando alle indicazioni sull’elemosina (Mt 6, 2-3).

 

A ritroso, Pasolini cita le cosiddette antitesi: «Vi è stato detto “occhio per occhio e dente per dente” ma io vi dico» (Mt 5, 38);  e passa a: «Udiste che fu detto “Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico” ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5, 43-46). quindi è citato Mt 7, 1-3: «Non giudicate se non volete essere giudicati» collegato a Mt 6, 5-13, che contiene il Padre nostro (Mt 6, 9-13). Subito, Pasolini avanza al v. 25: «Non preoccupatevi per la vostra vita […] guardate gli uccelli del cielo […] i gigli del campo» (Mt 6, 25-34), comprendendo in una prima citazione (ce ne sarà un’altra) anche l’espressione «regno di Dio», che in Matteo compare solo quattro volte.

 

 

A seguire, il regista riporta Mt 7, 13: «Entrate per la porta stretta» ed ex abrupto giunge a Mt 11, 25: «Ogni cosa mi è stata data dal Padre mio e nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me […] io vi darò riposo […] il mio carico è leggero» (Mt 11, 25-30).

 

 

Mentre parla, Gesù prende in braccio un bimbo, con commento bachiano; primi piani di Gesù che parla si alternano alla discesa dal monte degli apostoli che lo seguono. Giuda prende simbolicamente denari per acquistare olive (nel testo matteano sono invece raccolte spighe) che distribuisce agli apostoli; Pietro e gli altri ne mangiano. Intanto, i farisei che passano a piedi coi cavalli si fermano e, rivolgendosi a Gesù, rimproverano i suoi discepoli per aver violato il sabato (Mt 12).

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(*) Ordine del testo di Matteo: Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone e Giuda Iscariota (Mt 10,3).

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