Perché cercarmi tanto?

31 Gennaio 2020Lorenzo Cuffini

Scritto da NORMA ALESSIO.

I personaggi che animano dipinti e sculture comunicano “parlando” attraverso il linguaggio del corpo. Le parole non pronunciate sono efficacemente sostituite da gesti, pose, espressioni. I gesti espressivi, che includono i movimenti e le posture di mani, braccia, piedi e gambe, nelle opere artistiche connotano per lo più stati interiori, sentimenti, emozioni, che letti nella loro globalità possono servire a rivelare il ruolo del personaggio. In particolare le mani svolgono spesso una funzione importante nella comunicazione dei significati, che vanno a completare l’espressione del volto, la postura della figura, la sua posizione nel contesto figurativo e tutti gli elementi che costituiscono la struttura dell’immagine.

Negli esempi seguenti, dove già il racconto stesso riporta alcuni sentimenti dei personaggi, invito a porre particolare attenzione proprio a questi aspetti. L’episodio evangelico che prendo in considerazione è quello narrato nel secondo capitolo di Luca sulla permanenza di Gesù al tempio di Gerusalemme all’insaputa dei genitori :

Dopo un giorno di cammino, si misero a cercarlo tra parenti e conoscenti. Non riuscendo a trovarlo, ritornarono a cercarlo in Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio: era là, seduto in mezzo ai maestri della Legge: li ascoltava e discuteva con loro. Tutti quelli che lo udivano erano meravigliati per l’intelligenza che dimostrava con le sue risposte. Anche i suoi genitori, appena lo videro, rimasero stupiti, e sua madre gli disse: – Figlio, che cosa ci hai combinato? Vedi, tuo padre e io ti abbiamo tanto cercato e siamo stati molto preoccupati per causa tua. Egli rispose loro: – Perché cercarmi tanto? Non sapevate che io devo stare nella casa del Padre mio? Ma essi non capirono il significato di quelle parole” (Lc 2,44-50).

 

Simone Martini, 1342

 

Simone Martini nella tavola, dipinta nel 1342 (resto di un trittico e custodita nella Walker Art Gallery di Liverpool) conosciuta con il titolo di “Sacra Famiglia ” ma che dovremmo invece intitolare “Maria rimprovera Gesù dodicenne ”, rappresenta il momento successivo alla disputa di Gesù coi dottori del Tempio, con un’iconografia alquanto rara nella pittura italiana. L’artista ritrae i tre protagonisti della Sacra Famiglia, evidenziando le loro reazioni in seguito al ritrovamento di Gesù, dopo tre giorni di ricerca angosciata da parte di Maria e Giuseppe, nel momento del rimprovero dei genitori. Gesù appare imbronciato, le braccia conserte che esprimono un’attitudine di ascolto al rimprovero. Maria con una mano tiene un piccolo libro di preghiere e con l’altra, aperta, sembra ammonire il figlio; Giuseppe è dispiaciuto, conduce Gesù davanti alla madre e Maria stessa, con volto severo e mano autoritaria spiega al “ragazzino” che il suo comportamento li ha fatti soffrire. Simone Martini rappresenta in modo insolito, con realismo, una normale scena di conflitto di relazione famigliare, tanto che chi osserva l’opera è veramente aiutato a riconoscere la reale umanità assunta dal Figlio di Dio.

 

Albrecht Durer, 1506

 

Anche nel quadro di Albrecht Durer, dipinto nel 1506 e conservato a Madrid nel Museo Thyssen-Bornemisza, Gesù si impone allo sguardo: l’ ambientazione naturalistica o architettonica è assente e nessuna scena  è sullo sfondo. Gesù è raffigurato nell’atto di computare, non semplicemente contando, bensì argomentando con le dita, con cui indica il numero della sua argomentazione: l’indice e il pollice della destra afferrano un dito della sinistra, come il gesto dell’insegnante, del precettore. I dottori della legge, tutti in primo piano e riconoscibili dai versetti della Bibbia portati sulla fronte, manifestano i sentimenti dell’animo con le espressioni dei loro volti, che dimostrano stupore, meraviglia, perplessità e forse disagio, segnalando attraverso i gesti delle mani nervosismo e confusione per la conoscenza delle dottrina della Fede di questo adolescente speciale. Sono mani nodose, che hanno confidenza con i testi biblici, tre di essi reggono grossi volumi delle Sacre Scritture, mentre un quarto con il movimento delle dita sembra riflettere; altri due negli angoli a destra e a sinistra, ascoltano, mentre il dottore, appena dietro a Gesù, in penombra, tiene un tomo aperto. Perfino gli occhi di alcuni denotano perplessità, dubbi nell’ascolto di Gesù.

Lattanzio Gambara, metà del XVI secolo circa

 

L’ultima opera è del pittore bresciano Lattanzio Gambara, un affresco della seconda metà del XVI secolo che troviamo nella Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo a Brescia. Gesù è raffigurato nel Tempio con il corpo rivolto verso i dottori della legge, ma con il busto ruotato e lo sguardo verso i genitori; le braccia aperte orizzontalmente con l’indice della mano destra puntato sulla scena dello sfondo e la sinistra aperta che indica il presente, adesso.Proprio nella scena sullo sfondo sono raffigurati un povero che chiede l’elemosina e un uomo mentre è alla ricerca nel borsellino di qualcosa da lasciargli, sta a rappresentare il compito di Gesù: lo svelarsi della sua vocazione e il profilarsi del suo progetto di vita in continuità con ciò che rappresenta l’antico testamento. I genitori Giuseppe e Maria a sinistra con le mani aperte pronte ad accoglierlo nuovamente nonostante tutto.

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  • In copertina: Mani, particolare da Ritorno di Gesù dal Tempio, di Simone Martini

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