Se la cronaca riscrive la Quaresima

29 Febbraio 2020Lorenzo Cuffini

Scritto da LORENZO CUFFINI.

Quest’anno la cronaca,  in modo inatteso, ha interferito sostanzialmente sull’inizio della Quaresima. Non possiamo far finta di nulla: siamo al termine della  settimana di sconquasso in cui è esplosa, letteralmente, nel nostro quotidiano, la questione del coronavirus, fino a qualche giorno fa considerata come un fatto vagamente inquietante ma sufficientemente remoto .

Invece, bum! Dalla sera alla mattina, letteralmente, ci siam trovati proiettati in uno scenario da film, con il grosso guaio di esserne noi, questa volta, i protagonisti. Sono stati sette giorni di informazione in fibrillazione, di dibattito continuo, di provvedimenti  senza precedenti, i quali hanno che hanno coinvolto direttamente anche la  Chiesa Cattolica, cogliendola proprio nella settimana di inizio del tempo forte per eccellenza.

Moltissime parole sono state dette e scritte: a partire dai vescovi  e giu’ discendendo. Ma a noi, qui, interessa il racconto che se ne è dato. Noi ci occupiamo di narrazioni, e di ri-narrazioni. E in questi giorni, abbiamo assistito a una narrazione che, direttamente o indirettamente, ha finito con  il diventare per motivi di calendario , anche una vera e propria “ riscrittura” della Quaresima. Nei giorni della grande paura ( e della grande psicosi); con un suo titolo già bello pronto : la quaresima ai tempi del coronavirus.

Qua ci limitiamo  a una piccola galleria delle immagini  che maggiormente si sono rincorse in rete, rimbalzando da una condivisione all’altra. Le proponiamo così, nude e crude, senza commento. Perché ogni commento, a questo punto, sarebbe superfluo, essendo già stato detto di tutto e il suo contrario. Perché le immagini, assai più della parola, hanno una potenza comunicativa tutta loro, capace di colpire attenzione e immaginazione di chi le vede e le guarda assai più di qualunque articolato discorso. Perché la stessa immagine è in grado di suscitare, in chi la guarda emozioni  diverse e risposte anche dissonanti.

Perché, infine, siamo sicuri che  nessuno di noi, guardandole, sia comunque restato indifferente.

 

 

 

 

 

 

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