“Se tu sei figlio di Dio …”

17 febbraio 2018Lorenzo Cuffini

Scritto da NORMA ALESSIO.

 

Gesù, dopo che ebbe ricevuto il Battesimo, fu condotto dallo Spirito nel deserto e, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame e in quel momento il tentatore gli si avvicinò e iniziò a fargli le proposte. Il racconto delle tentazioni è in stretto rapporto con quello del Battesimo, tanto che pittori come Gaudenzio Ferrari a Varallo Sesia e Martino Spanzotti a Ivrea, nel Quattrocento, dipingono i due avvenimenti nello stesso riquadro. Matteo e Luca raccontano tre tentazioni, precedute dal momento del digiuno e solitudine nel deserto, e il finale dove gli angeli si avvicinano e lo servono. Nella prima tentazione Satana chiede a Gesù la trasformazione delle pietre in pane, nella seconda di gettarsi dalle alte mura del Tempio e farsi salvare dagli angeli e nella terza gli chiede di adorarlo in cambio dei regni della terra.

Nella maggior parte dei dipinti viene rappresentata solo la prima tentazione, mentre sono poche le opere che descrivono insieme i tre momenti del racconto.

Singolare è la tela eseguita tra il 1515-20, ora al Metropolitan Museum of Art di New York, di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto da Brescia, dal titolo “Cristo nel deserto con gli animali selvatici”, che rappresenta Gesù subito dopo il Battesimo: nel deserto, prima della tentazione, mentre  stava digiunando per quaranta giorni e “… stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”, in atteggiamento di meditazione, con una mano sulla guancia che non esprime altri sentimenti.

Moretto da Brescia, Gesù Cristo nel deserto con gli animali selvatici (1540 ca.), olio su tela
Moretto da Brescia, Gesù Cristo nel deserto con gli animali selvatici (1540 ca.), olio su tela

A Firenze, nel Convento di San Marco anche Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro detto Beato Angelico, frate-pittore, ci dà un’immagine di Cristo estraneo ai turbamenti prodotti dal male; vede tutto in chiave di redenzione e positività, è come se volesse attrarre più con la bellezza dello spirito che con la minaccia dei tormenti, al punto da non fare percepire (o quasi) il male che sta intorno. La sua arte è una predicazione diretta ai monaci del convento di San Marco, i quali, osservando il dipinto, dovevano essere condotti alla contemplazione, fornendo loro spunti appropriati alla riflessione religiosa. L’affresco della cella 32, del 1492, è costituito da due parti: quella superiore che ha come sfondo il paesaggio ameno della terra vista dall’alto, al cui centro c’è la figura di Gesù ritto sulla sommità del monte dove l’aveva condotto il tentatore con le sembianze di un uomo con artigli da uccello rapace e ali da pipistrello.

Firenze, Convento di San Marco,  Beato Angelico, 1492
Beato Angelico, Affresco della Cella 32, 1492 – Firenze, Convento di San Marco

Nel registro sottostante è raffigurato ai piedi del “monte altissimo” in un bosco, seduto al centro e raccolto in preghiera. Gesù è avvicinato da due angeli recanti cibo e bevande in abbondanza, il seguito cioè della narrazione evangelica: “… ed ecco angeli gli si accostarono e lo servirono”.

Difficile invece distinguere le tre scene delle tentazioni nel dipinto di Alessandro Filipepi, detto Sandro Botticelli, nella Cappella Sistina, realizzato (con aiuti) tra il 1481-82, poiché vi è il tema cosiddetto principale in riferimento al Libro di Mosè (Lv. 14) dal titolo “Purificazione di un lebbroso” e quello funzionale al secondo titolo “Le prove di Cristo”. Per quello che si sa, non si conosce altra scena della purificazione, unita anche solo a una delle tentazioni di Gesù, né in alcuna raffigurazione biblica, né in altro scritto di un padre della Chiesa o di qualche teologo medioevale o di quell’epoca. Singolare la composizione in primo piano in cui è rappresentato un rito di purificazione al tempio, con un sacerdote pronto per il rito e – sul fondo – le tre tentazioni evangeliche.

Sandro Botticelli e aiuti, Le prove di Cristo, Roma, Cappella Sistina, 1481-1482
Sandro Botticelli e aiuti, Le prove di Cristo, Roma, Cappella Sistina, 1481-1482

La prima (1) è in alto a sinistra, in una selva molto oscura, invece del deserto del racconto biblico: vi è il diavolo che indossa un saio con artigli e ali di pipistrello, appoggiato a un bastone, che sta esortando Gesù, debilitato dallo snervante digiuno, a trasformare le pietre in pane per nutrirsi.

Sandro Botticelli. particolare da Le prove di Cristo
(1) Sandro Botticelli. particolare da Le prove di Cristo

Quindi la scena in alto al centro (2) , dove sempre il diavolo  gli propone di gettarsi dalla parte più alta del Tempio di Gerusalemme.

(2) Sandro Botticelli, particolare da Le prove di Cristo
(2) Sandro Botticelli, particolare da Le prove di Cristo

Nella scena che segue, dopo che Gesù respinge l’offerta dei regni del mondo, si vede il diavolo che inizia a cadere dall’alto dirupo, mentre gli angeli – dietro Gesù- si preparano ad apparecchiare la mensa (3); infine sempre Gesù, più in basso, raffigurato a sinistra del dipinto dopo il superamento di queste prove, “assiste” alla purificazione del lebbroso guarito.

(3) Sandro Botticelli, particolare da Le prove di Cristo

Un’opera che tralascia ogni iconografia conosciuta e che non ha più nulla del racconto evangelico, ma ha lo scopo di risvegliare la coscienza religiosa del popolo, è “Tentazione”,  della fine del XIX secolo, esposta alla Galleria Tret’ Yakov di Mosca, di Ivan Nikolaevič Kramskoj, un pittore russo che affermava di essere ateo, legato a doppio filo con la tradizione e le attese di riscatto del suo popolo. Egli mette nei suoi quadri un mondo interiore pieno di compassione, di pietà. Utilizza un linguaggio realistico per evidenziare l’aspetto psicologico di Gesù uomo, tentato. La figura di Gesù, con una tunica rossa e un mantello scuro, copre una grande porzione del quadro, ha le mani nervosamente congiunte, ad esprimere la fatica di una tentazione lunga e vera. Il dolore e la fatica di Gesù provato sono raffigurati sotto forma di profonde e lunghe rughe, con un’espressione di stanchezza e di disperazione, seduto su una roccia, immerso in un paesaggio arido, desolato. In “Gesù tentato” il senso di trascendenza viene suggerito anche dall’utilizzo di una veduta panoramica dall’alto, trasmettendo così la sensazione di trovarsi su una montagna. Il suo sguardo è assorto: sembra guardare nel vuoto, pare la personificazione dello stesso desolato paesaggio che lo circonda; ma sullo sfondo, nell’orizzonte illimitato, la luce dell’alba è espressione della prospettiva di fede pasquale.

Ivan Nikolaevič Kramskoj, TENTAZIONE fine ottocento, Galleria Tret’ Yakov di Mosca
Ivan Nikolaevič Kramskoj, TENTAZIONE , fine ottocento, Galleria Tret’ Yakov di Mosca

 

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  • In copertina : Kramskoj, Tentazione , particolare del volto