Touch (2)

4 Luglio 2020Lorenzo Cuffini

 

 

Scritto da  NORMA ALESSIO.

Il miracolo di Gesù che segue quello dell’emorroissa è la guarigione della figlia di Giairo e le immagini nell’arte figurativa che ne abbiamo, colgono il fatto nella sua centralità quando Gesù e Giairo arrivano alla casa, come è descritto in modo colorito in Matteo (Mt 9,23-26) :

Gesù vide i suonatori di flauto e la folla che faceva lamenti funebri. Disse: «Andate via! La ragazza non è morta, dorme». Ma quelli ridevano di lui. Quando la folla fu mandata fuori, Gesù entrò, prese la ragazza per mano e quella si alzò. E in tutto quel territorio la gente parlò di Gesù”.

A quel tempo era consueta, in caso di un lutto, la presenza di personaggi come le lamentatrici e i flautisti per sottolineare il dolore della perdita, come vediamo nel rilievo, dell’epigrafe del 1810 per la tomba di Maria Magdalena Winkler, nella chiesa cimitero di Santa Croce a Landau an derIsar in Bassa Baviera.

 

 

 

Molti dipinti colgono il momento della resurrezione/risveglio della ragazza dalla morte/sonno. Per Gabriel Cornelius von Max, pittore e illustratore nato a Praga nel 1840 e morto a Monaco nel 1915, fascinato dall’occulto, il miracolo è lo spunto per dipingere nel 1881 il volto di Gesù con le sembianze di uno spirito ultraterreno, perché nell’azione che sta per compiere supera i confini tra questo mondo e l’aldilà; la ragazzina ha lo sguardo stupefatto in una luce bianca, surreale, in contrasto netto rispetto la figura completamente al buio di Gesù. Von Max vede nello spiritismo una scienza capace di spiegare una parte della esistenza umana e nell’espressione artistica la possibilità di catturare la momentanea risposta al mistero della vita, senza darsi la spiegazione cristiana. Questo pittore fu introdotto nel mondo del sonnambulismo, dello spiritismo e dell’occultismo negli anni Ottanta del XIX secolo, attraverso importanti rappresentanti della psicologia tedesca trascendentale come Carl du Prel e Albert von Schrenck-Notzing. Tuttavia, von Max dimostra interesse e quasi ossessione verso l’elemento misterioso e il segreto della vita e della morte.

 

 

 

 

George Percy Jacob Hood, (1857–1929) inglese, pittore e soprattutto illustratore di libri, contemporaneo di Von Max, rappresenta la stessa scena in un  dipinto del 1885 conservato alla Guildhall Art Gallery. Gesù, in abiti orientali del tempo, è solo nella stanza della ragazzina e, dietro ad una tenda scostata,  le persone cacciate fuori – non ben individuabili –  osservano. L’azione di Gesù non c’è, sembra stia ancora pensando a quello che deve fare, ma la ragazzina è evidentemente morta: da notare il braccio disteso verso il basso detto il “braccio della morte”, ricorrente nell’iconografia cristiana nelle Pietà: è il braccio del Cristo morto, che comunica con intensità espressiva la gravità dell’avvenimento presentato come dato irreversibile.

 

 

 

 

 

Tutt’altra è l’impostazione della scena dello stesso miracolo di Lin Delija, (1926 – 1994), artista albanese esule in Italia, nel periodo del regime comunista. Qui vediamo la ragazza che giace ancora distesa sul letto/sepolcro, attorno a lei figure semplici, quasi rozze, tristi e Gesù in bianca veste, figura immota e senza tempo, vicino a lei che le tende la mano. Per comprendere a fondo questo quadro, invito ad immergersi nei sentimenti dell’autore, nel suo senso religioso della vita, approfondendo la sua vicenda personale e la sua lunga amicizia con la conterranea santa Madre Teresa di Calcutta.

 

 

 

 

 

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  • In copertina: fotogramma dal Gesù di Nazaret , di Franco Zeffirelli  (1977)

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