Ultima cena di Gesù

14 Ottobre 2016Lorenzo Cuffini

Scritto da  NORMA ALESSIO

 

Il racconto dell’ultima cena di Gesù è riportato nei vangeli sinottici (Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,15-20) come una cena pasquale ebraica che ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù sotto il faraone nell’antico Egitto, con i preparativi della cena, l’annuncio del tradimento di uno dei dodici e l’istituzione dell’Eucaristia, memoriale e chiave del mistero, mentre nel vangelo di Giovanni (13,1-20) non è descritta in modo esplicito l’istituzione dell’Eucaristia. Le prime rappresentazioni dell’ultima cena nelle chiese raffigurano presenti i discepoli che i quattro vangeli menzionano, sebbene nessuno ne riporti il numero; anche se nell’arte è usualmente dodici, successivamente iniziano a comparire altri soggetti o elementi che vogliono attualizzare l’avvenimento o mettere in risalto l’istituzione dell’Eucaristia.

Si portano qui a confronto tre raffigurazioni dell’ultima cena di Gesù dipinte tra il XIV e XVI secolo nell’ambito piemontese: quella di Giovanni Botoneri di Cherasco, nell’ampliamento cinquecentesco della cappella Allemandi del Santuario di San Magno; quella di Martino Spanzotti nella chiesa di San Bernardino di Ivrea e quella di Gaudenzio Ferrari nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Varallo.

Giovanni Botoneri di Cherasco - Santuario di San Magno
Giovanni Botoneri di Cherasco, “Ultima Cena” – Santuario di San Magno – Castelmagno
Martino Spanzotti
Martino Spanzotti, “Ultima Cena” – Chiesa di San Bernardino – Ivrea
Gaudenzio Ferrari - " Ultima Cena" - Chiesa di Santa Maria delle Grazie - Varallo
Gaudenzio Ferrari – ” Ultima Cena” – Chiesa di Santa Maria delle Grazie – Varallo

Il dipinto dello Spanzotti, si discosta molto rispetto alla tradizione iconografica. Esso infatti ricorda proprio la celebrazione della Pasqua ebraica: gli apostoli sono in piedi, alcuni con il bastone come cita Esodo 12, 14, pronti per la fuga dall’Egitto. In primo piano, al centro, c’è un uomo di schiena (il capofamiglia?)  che beve dal primo calice il vino (una delle quattro coppe della celebrazione) con la mano destra, il gomito appoggiato e piegato su un fianco, che dà inizio alla festa. E’ assente il discepolo che Gesù amava, presente negli altri due dipinti che, come narra solo Giovanni (13,25-26), reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». Dal confronto dei tre dipinti emergono alcune differenze sui particolari che vengono raffigurati e che fanno riflettere sul modo con cui gli artisti leggono e comprendono le Scritture o  su quanto invece siano influenzati dall’iconografia oppure dai committenti nel comunicare il messaggio evangelico.

Nella scena dell’Ultima Cena di Castelmagno, dipinta nella volta a botte, è rappresentata una mensa apparecchiata intorno cui stanno seduti secondo l’uso occidentale i dodici Apostoli, mentre Cristo occupa, secondo la tradizione iconografica, il centro della tavola e porge a Giuda il pane intinto. Qui è presente Giovanni, reclino verso la tavola piuttosto che adagiato sul petto del Signore; il gesto narrato, infatti, sarebbe molto naturale in quella Cena, se i commensali fossero distesi su divani posti attorno ad una tavola semicircolare, (secondo un’usanza grecoromana) meno facile invece stando seduti.

Elemento di novità nella cena di Castelmagno è che, vicino a Cristo, tra i discepoli, c’è l’apostolo Paolo, non presente certamente alla Cena, ma che il pittore inserisce, forse perché per primo, nell’anno 55 (1Cor 11,23-29), riporta quell’evento fondante e le stesse parole dell’Istituzione Eucaristica. Singolare nel dipinto, è anche Giuda, individuato solo da Giovanni, collocato in una posizione isolata nell’altro lato della tavola, con i denari come solitamente viene rappresentato, ma anch’esso con l’aureola come tutti gli altri discepoli, che normalmente non gli viene apposta in quanto traditore; la spiegazione  potrebbe essere che  solo dopo il boccone, Satana entrò in lui (Gv 13,27). Nella scena appare anche, all’estrema destra, una donna con un bambino, personaggio assente nei racconti evangelici, ma introdotto dall’artista dando un senso realistico a quello poteva essere accaduto.

Altro affresco singolare è quello di Gaudenzio Ferrari, dove la scena si apre su Giuda come punto focale, che riceve il boccone da Gesù, come riportato da Giovanni (6,26) in risposta alla domanda di chi fosse il traditore. Anche in questo caso non ci sono riferimenti all’iconografia classica, ma ciò che accomuna i tre artisti è il voler dirigere l’attenzione dell’osservatore verso aspetti specifici del racconto biblico e  adeguare e rendere accessibili le immagini secondo l’interpretazione del periodo in cui hanno operato.