Volto di Cristo

3 Settembre 2016Lorenzo Cuffini

( Rouault )

 

Scritto da Maria Nisii.

“dalla terrazza sopraelevata del giardino, due legionari condussero alle colonne del portico e sistemarono dinanzi allo scranno del procuratore un uomo di circa ventisette anni. Indossava un chitone azzurro, vecchio e lacero. La testa era coperta da una fascia bianca con una cinghia che gli attraversava la fronte, e aveva le mani legate dietro la schiena. Sotto l’occhio sinistro aveva un grosso livido, in un angolo della bocca una scorticatura, col sangue raggrumato. Il nuovo venuto fissava il procuratore con ansia e curiosità” (Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, p. 21)

Tra i numerosi vuoti lasciati dai vangeli spicca su tutti la mancanza di una descrizione della figura di Gesù, lamentata da sempre e forse ancor più dal lettore contemporaneo, avvezzo all’immagine e per questo forse meno propenso all’immaginazione. Bulgakov lo presenta come visto in quell’apocrifo che è il “romanzo di Pilato”, che intercala la vicenda principale con l’arrivo del diavolo a Mosca. L’aspetto dimesso del vagabondo malmenato dalle guardie è quello che si offre al procuratore romano, tutto preso dal tormento dell’ennesima emicrania per prestargli immediata attenzione.

( dettaglio Caravaggio )
( dettaglio Caravaggio )

Tutt’altro aspetto ha invece l’uomo che si avvicina al Giordano per farsi battezzare ne La gloria di Giuseppe Berto, riscrittura della vicenda evangelica per bocca di Giuda: “coloro che gli stavano vicino lo chiamavano Rabbi, e lui rispondeva a voce molto bassa, se pur rispondeva. Era bello – lui il più bello tra i figli degli uomini – e alto di persona, ma esile” (p. 22). Il traditore per antonomasia riscatta il suo gesto inspiegabile, raccontando il suo amore per l’uomo di Nazaret dal quale è stato scelto come discepolo per un compito che richiede comunione di morte.

(dettaglio Rembrandt )
(dettaglio Rembrandt )

Il tema del volto di Cristo diventa leitmotiv nella vicenda dei missionari gesuiti in Giappone nel XVII secolo raccontata nel bel romanzo di Shusaku Endo, Silenzio, di cui da tempo attendiamo la versione cinematografica di Martin Scorsese. Questo volto amato ha accompagnato il protagonista da sempre, forse ancor più per la mancanza di informazioni: “mentre parlo con loro, spesso mi viene alla mente il volto di colui che pronunziò il Discorso della Montagna, e immagino la gente seduta o in ginocchio accanto a lui, affasciata dalle sue parole. Quanto a me, forse il suo volto mi affascina a dismisura, proprio perché le Scritture non ne parlano affatto. Poiché non ne viene fatta parola, ogni particolare è lasciato alla mia immaginazione” (p. 49).

Durante le persecuzioni contro i cristiani è a quel volto a cui il prete ricorre per sopportare gli affronti: “il volto di quell’uomo lo inseguiva come un’immagine vivida, vivente. Il Cristo sofferente! Il Cristo della sopportazione! Nelle profondità del cuore pregò perché il proprio volto potesse avvicinarsi al volto di quell’altro uomo” (p. 171).

Ed è infine l’immagine di quello stesso volto che gli verrà chiesto di calpestare nel gesto di apostasia che solo potrà salvare altri cristiani dalla morte: “vorrebbe premersi sul volto quel volto calpestato da tanti piedi… il prete solleva il piede… ora egli calpesterà ciò che ha considerato la cosa più bella della sua vita, ciò che ha ritenuto più puro, ciò che riempie gli ideali e i sogni di un essere umano” (p. 183). Ma è da quell’immagine che, dopo il lungo silenzio durato tutto il romanzo, Cristo infine gli parla invitandolo a calpestare: “Calpesta! Calpesta! Io più di ogni altro so quale dolore prova il tuo piede. Calpesta! Io sono venuto al mondo per essere calpestato dagli uomini! Ho portato la croce per condividere il dolore degli uomini” (183-4).

Dimesso, bello, amato o da calpestare, il volto di Cristo – qui ritratto attraverso brevi saggi di scrittura letteraria – si mostra ancor più inesauribile, indicibile, ineffabile. Ma non per questo si potrà mai smettere di immaginarlo, ritrarlo, raccontarlo.

( Mandylion )
( Mandylion )

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Giuseppe Berto, La gloria, BUR contemporanea, Milano, 2014 (prima ed. 1978)

Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, Mondadori, Milano, 2014, p. 21 (prima ed. 1966)

Shusaku Endo, Silenzio, Corbaccio Garzanti, Milano, 2013 [prima ed. 1966]

 

 

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