Vuoi guarire?

23 Maggio 2020Lorenzo Cuffini

 

Scritto da  NORMA ALESSIO.

 

 

Le opere artistiche che illustrano la “guarigione del paralitico” sono numerose fin dalle pitture catacombali, ma per riconoscere a quali dei vari racconti degli evangelisti si riferiscono, dobbiamo analizzare gli elementi principali dei singoli brani. I sinottici riportano in maniera essenzialmente simile la guarigione di un paralitico, con Gesù che perdona anche i suoi peccati, con indicazioni diverse circa il luogo: Matteo 9,1-8 indica che “va nella sua città”; Marco 2,1-12 precisa a Cafarnao; Luca 5,17-26 non specifica. La scena principale ripetuta è quella del paralitico quando si allontana e porta con sé il lettuccio su cui era disteso. Il paralitico di Marco e Luca si distingue dagli altri perché, per avvicinarlo a Gesù, è calato dal tetto da degli uomini, in numero di 4 secondo Marco, mentre Matteo non specifica chi lo porta vicino a Gesù; in tutti però Gesù si rivolge ai portatori e alla loro fede per guarire il paralitico.

Ecco che abbiamo molte versioni dagli artisti di varie epoche, sulle tipologie dei lettini e dei tetti e sulle modalità della calata del paralitico dall’alto. Qui ne riporto solo due esempi. A Ravenna, nel mosaico del V-VI secolo della basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la scena è essenziale: compaiono solo i personaggi principali, Gesù e il suo discepolo, e due dei quattro uomini menzionati da Marco. Le braccia dell’uomo paralizzato e la mano del discepolo accanto a Gesù, convergono tutte verso la mano benedicente di Gesù.

 

 

 

In una delle cappelle del Sacro Monte di Varallo (1615-1622) dedicata alla guarigione del paralitico  (ad opera di Giovanni D’Enrico le sculture e di Cristoforo Martinolio lo sfondo affrescato) abbiamo un’interpetazione estremamente dinamica del racconto in forma tridimensionale. Qui ci sono i personaggi e la folla, con le espressioni di tutti i sentimenti come in una rappresentazione teatrale che coinvolge il pellegrino, che doveva pensare di essere al tempo e nel luogo dove si svolse il fatto.

 

 

Giovanni, invece, nei versetti dall’1 al 18 del capitolo 5, narra la guarigione del paralitico della cosiddetta “piscina Probatica” (dal greco probaton: pecora) testo anche della liturgia domenicale della IV settimana di quaresima (ciclo A): “Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà,con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. (Un angelo, infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua: il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto). Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina?”». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco:sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.”

 

Curiosa è la rappresentazione che ne abbiamo nel Leggendario Sforza-Savoia, uno dei più preziosi codici miniati del Rinascimento italiano, realizzato nel 1476 per il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza e la consorte Bona di Savoia. Il codice è una raccolta di storie o leggende, da cui il nome Leggendario, tratte dai Vangeli Apocrifi e dal Nuovo Testamento, ed è conservato nella Biblioteca Reale di Torino. Più di trecento grandi scene miniate accompagnano il testo, dando vita a uno straordinario racconto per immagini. Le miniature si devono a Cristoforo de Predis, artista milanese, sordomuto, al servizio di importanti famiglie quali gli Este e i Borromeo. Franco Cosimo Panini Editore ha pubblicato un volume facsimile, riproducendo il manoscritto integralmente e in ogni dettaglio, con particolare riguardo alla fedeltà cromatica delle illustrazioni e delle dorature. In quattro riquadri è suddiviso l’episodio, come in una sequenza cinematografica muta dell’intero racconto, come una vera sceneggiatura, riprodotto con fantasia, ma con efficace forza narrativa, creando una vivace illusione del movimento e degli atteggiamenti, da far rivivere l’episodio anche con qualche punta di ironia (come gli infermi che si buttano con gambe all’aria nella piscina,e il paralitico con le braccia conserte che sta aspettando qualcuno che lo aiuti ad entrare).

 

 

Altra impostazione, sempre molto sintetica, in cui le azioni che compongono il racconto hanno una sequenza tipica del teatro rinascimentale dove in un’unica scena si svolgono i tre tempi, è il dipinto su tela di Jacopo del Sellaio, della seconda metà secolo XV, proveniente dalla Chiesa di S. Agostino, ora nei musei di Castiglion Fiorentino.

 

 

Osservando le scene si vede a sinistra l’incontro di Gesù con il paralitico, al centro il paralitico guarito che riferisce ai giudei di essere stato guarito da un uomo che non conosce, a destra l’incontro nel tempio del paralitico guarito con Gesù e sullo sfondo l’angelo che scende sulla vasca esagonale e, toccando l’acqua, la rende terapeutica, taumaturgica.

In queste immagini emerge il contrasto tra le guarigioni superstiziose che si cercavano in quella piscina, e quella offerta da Gesù alla salvezza, ottenuta con la fede

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