“Ave o Maria…”

7 Dicembre 2019Lorenzo Cuffini

Scritto da  NORMA ALESSIO.

 

A continuazione del tema del post “L’annunciazione a Maria”- pubblicato sul blog il 9 dicembre 2017, https://scrittoridiscrittura.it/senza- categoria/lannunciazione-a-maria – propongo un’opera di Paul Gauguin del 1891, ora al Metropolitan Museum of Art di New York.

 

È però necessario un accenno alla vita di questo pittore moderno per riuscire a comprendere la sua arte figurativa. Gauguin nacque a Parigi nel 1848; andò dapprima in Bretagna, poi a Panama e nella Martinica e infine a Tahiti, per realizzare il suo sogno di vita e di arte selvaggia, per fuggire dalla civiltà occidentale, per ritrovare – in una natura e tra genti non rovinate dal progresso – la condizione di autenticità e d’ingenuità primitive. Nel 1893 ritorna in Francia e vi rimane fino al 1895; poi, tra l’incomprensione di quasi tutti, disgustato da Parigi, prende nuovamente la via per Tahiti, dove la decadenza fisica per la fame e le malattie si aggrava e dove tenta il suicidio. Nel 1901 va nell’arcipelago delle Marchesi nell’Oceano Pacifico e vi rimane sino alla morte nel 1903.

Paul Gauguin aveva una buona conoscenza della Bibbia avendo frequentato, anche se brevemente (1859-1862), il seminario minore di Orleans. Per tutta la vita si è riferito ad esso, nella sua pittura e nei suoi numerosi scritti. Fu influenzato anche dal protestantesimo, a seguito di letture e incontri che stimolarono la sua riflessione o ampliarono la sua visione, portandolo  anche a enfatizzare il ruolo delle donne nei suoi dipinti. Il  pittore rifletterà a lungo sulle affinità tra il cristianesimo e le religioni indigene e sulle loro differenze, scrivendone nel suo manoscritto L’Église catholique et les temps modernes: un attacco alla Chiesa cattolica, accusata di «falsificazioni e imposture» in quanto avrebbe tradito lo spirito originario del Cristianesimo. Secondo Gauguin esiste un’unica verità in tutte le religioni, dal momento che tutte sarebbero fondate su uno stesso modello primordiale, dal quale si sarebbero poi differenziate. Si tratta allora di recuperare il significato autentico della dottrina cristiana «corrispondente così esattamente e anche in modo grandioso alle aspirazioni ideali e scientifiche della nostra natura», come egli stesso scrive, attuando così «la nostra rigenerazione».

 

 

Ecco che in “Ia Orana Maria”, il cui titolo è stato scritto dallo stesso autore sulla tela in lingua polinesiana, fa pensare alla più diffusa preghiera rivolta alla Vergine nella Chiesa cattolica, tratta dal Vangelo di Luca (1,28): “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te …”, le parole  rivolte dall’arcangelo Gabriele a Maria quando le annuncia la futura nascita di Gesù ad opera di Dio. Osservando la composizione del dipinto, notiamo a sinistra, un po’ nascosto, un angelo con le ali blu e gialle che indica Maria e Gesù a due tahitiane dall’aria assorta e misteriosa, le mani giunte in preghiera. Maria indossa un pareo, un abito del luogo, e porta il bambino Gesù sulle spalle. Ai suoi piedi sono deposte le offerte. Quest’opera non rientra nelle immagini codificate della fede cristiana, anche se i simboli utilizzati sono quelli del  suo mondo figurativo: è solo dalla presenza delle due aureole sulla donna e sul bambino che possiamo identificare Maria e Gesù. Gauguin stravolge l’iconografia conosciuta dell’Annunciazione, proponendo un’altra interpretazione. Questa rappresentazione, certamente non convenzionale anche dal punto di vista della tecnica (vedi l’uso dei colori primari e le forti cromie), va al di là della sola scena dell’annuncio a Maria: se la osserviamo attentamente, infatti, scopriamo che sono stati uniti e rielaborati tre motivi iconografici cristiani che bene esprimono questo tempo di avvento: l’Annunciazione, la Natività e l’Adorazione del Bambino, con le donne che sostituiscono i re magi e invece di recare oro, incenso e mirra, regalano i frutti esotici, situati in basso nel dipinto.

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