La creazione della donna

14 Settembre 2019Lorenzo Cuffini

Scritto da NORMA ALESSIO.

 

«Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27)

Ci siamo occupati in precedenza de “La creazione dell’universo” nell’arte *, ora affrontiamo il tema de “La creazione della donna. Su quest’ultimo argomento le opere artistiche sono meno frequenti, mentre più diffuse sono quelle della donna nella scena del peccato originale. Prima di analizzare le varie interpretazioni date dagli artisti è necessario distinguere il duplice racconto biblico della creazione: quella del genere umano, fatta da Dio alla fine del sesto giorno, raccontata nel primo capitolo della Genesi, e la creazione dell’uomo, nel secondo capitolo.

Nel primo “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò”(Gen 1,27) dove è sintetizzata la nascita dell’essere umano, che è uno solo, ma che ha in sé il maschile e il femminile.Questo è chiaro nella lingua ebraica in cui sono stati  scritti la maggior parte dei libri della Bibbia, in cui i termini uomo e donna hanno la stessa radice sia al maschile che al femminile: “uomo maschio” è ish, “uomo femmina” è ishsha. Nel secondo il racconto avviene in modo popolare e con uno stile semplice e figurato che si presta più facilmente a essere raffigurato: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7).

 

 

Nel mosaico del XII secolo del Duomo di Monreale, singolare è la raffigurazione della creazione dell’uomo (l’adam) nella quale i due racconti della Genesi sono uniti: qui, nella parte superiore, sono presenti (a segnalare su una montagna in modo sintetico la creazione del mondo animale e vegetale già avvenuta), un bosco e diversi animali, e a destra l’uomo nudo, seduto per terra, con una mano aperta, rivolta verso il creatore, in un gesto di recezione, con volto simile a quello di Dio, dalla cui bocca esce il soffio di vita che raggiunge le narici dell’uomo infondendogli “l’alito di vita” affinché diventi un essere vivente.

 

Mosaico del Duomo di Monreale (Palermo), XII sec.

 

Nel mosaico del XIII secolo della volta della creazione nella Basilica di San Marco a Venezia, l’artista, nella scena, visualizza in modo reale quello che è scritto nel testo del secondo capitolo, rappresentando l’uomo, Adamo, prima di colore marrone, perché tratto dall’argilla che Dio plasma per dargli forma, poi, dopo il settimo giorno, nel momento in cui Dio gli infonde l’anima sotto forma di figurina con le ali, il suo colore schiarisce, diventando l’essere vivente.

 

Mosaico della Basilica di San Marco, Venezia, XIII sec.

 

Dio quindi, dopo aver creato l’uomo e gli animali, genera, con la stessa materia di cui è costituito l’uomo, una nuova creatura umana, la donna (Eva, “la vivente”, come la chiama Adamo): Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta» (Gen. 2,21-22).

Questa descrizione letterale dà un’immagine molto popolare della creazione della donna, che solitamente viene rappresentata in un unico momento, dove dal fianco (non dalla costola, il termine ebraico infatti vuol dire anche “fianco”) dell’uomo addormentato, esce la donna che prende vita.

Così lo vediamo ritratto nel bassorilievo sulla porta, a destra del protiro di San Zeno a Verona del 1138 circa, con Dio che allunga la mano destra ad afferrare con fermezza il polso della donna per condurla dall’uomo, che esce appunto dal fianco di Adamo. Ha le proporzioni rigonfie e i movimenti goffi, segno della fatica della creazione, lo stupore della vita nel suo sguardo, con gli occhi già ben aperti a fissare il Padre.

 

Bassorilievo dal protiro di San Zeno, Verona, 1138 circa.

 

A Orvieto, nella parte inferiore di uno dei quattro piloni esterni della facciata del Duomo, vi è un bassorilievo del 1300 a opera di Lorenzo Maitani in cui le scene sono due: la prima, in cui Dio è intento ad aprire il fianco di Adamo già addormentato, con la stessa attenzione di un chirurgo; la seconda, dove estrae la donna.

 

Bassorilievo della facciata del Duomo, Orvieto, 1300 circa

 

Nella formella in terracotta, risalente agli anni tra il 1405 e il 1410, attribuita a Donatello, conservata nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, Eva è raffigurata ormai in piedi, mentre si abbraccia teneramente a un Dio paterno.

 

Formella in terracotta, Donatello, Museo dell’Opera del Duomo , Firenze, 1405/1410

 

L’affresco della creazione di Eva nella Cappella di San Biagio a Piedimonte Matese, invece è rappresentata secondo la versione dalla traduzione più comunemente nota del testo biblico, dove Dio ha in mano la costola di Adamo la cui forma evoca il volto della donna.

Creazione di Eva, affresco, Cappella di San Biagio a Piedimonte Matese

 

In tempi moderni Agust Rodin (1840-1917) interpreta bene, nella scultura dal titolo “la mano di Dio” (1896), il significato della creazione dell’essere umano: è una mano che trattiene un blocco informe dal quale emergono due figure assopite in posizione fetale, l’uomo e la donna, ancora non definite e formate in un unico atto, che cercano di liberarsi con difficoltà da un pezzo di terra; fatti da un’unica materia, ma con due identità distinte, che solo assieme creano l’essere compiuto. Anche Giovanni Paolo II nella lettera apostolica “Mulieris dignitatem” mette in risalto come «L’uomo in sé non è l’umanità perché l’uomo si costituisce tale solo dinanzi al “tu” della donna, che è l’altro “io” nella comune umanità» (MD, n. 6)

 

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* Vedi a questi link :

https://scrittoridiscrittura.it/senza-categoria/creazione-1

https://scrittoridiscrittura.it/senza-categoria/creazione-2

  • In copertina: Creazione di Eva, bassorilievo dalla facciata del Duomo di Orvieto, particolare

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